Manu, mi porti a giocare a tennis? Con due racchette buone e un po’ di palline durissime, di quelle che rimbalzano benissimo a terra…
Oggi sono tornato da Tony. In realtà mi ha dato lui la sveglia alle 7 e 30 stamattina: mi ha telefonato perché aveva bisogno di parlare e così prima di pranzo ho fatto un salto a casa sua.
E’ solo, molto solo e quando mi ha fatto quella domanda mentre mi guardava dalla poltrona in cui passa le giornate mi si è stretto il cuore.
Gliel’ho promesso.
Gli ho promesso anche che pranzeremo insieme qualche volta. Adesso però è tempo per lui di lasciar tutto e partire, magari anche ad una certa distanza dalla città. Ha bisogno di inserirsi in una comunità in cui possa riprendere in mano la sua vita, i suoi ritmi, la sua dignità.
Mi ha salutato dicendomi “Manu, se non ci fossi dovrebbero inventarti…” e mentre tornavo a casa ripensavo a quanto bello stia diventando questo legame. Si fida di me. La comunità vuole che la cerchi io e nessun altro, così gli ho promesso che cercherò un posto sistemato… che non sia né troppo comodo né troppo rigido.
Intanto domenica pomeriggio tornerò da lui, prima di andare via vuole che quella dozzina di gatti vengano sistemati da qualche parte e quindi devo trovare dove e come portarli, visto che tra scabbia e chissà cos’altro non mi va di metterli in macchina. Qualcuno di voi ha qualche idea o sa dove possa portarli?
E’ una bella giornata. Tutto dipende da come guardiamo le cose.
Persino una pallina e due racchette possono essere il sogno di qualcuno.
Emanuele