In realtà cambieranno un po’ di cose.

Socchiudete gli occhi, ascoltate Satisfied Mind e lasciatevi cullare.

Money can’t buy back, all your youth when you’r old,
a friend when you’r lonley, or peace to your soul…

Jeff Buckley – Satisfied mind

Tanti, tanti pensieri stanno accompagnando queste giornate.

Innanzitutto ho notato che è passato un anno da quando scrissi il mio decalogo, quelle semplici regole che fan parte di me, ed è bello perché hanno caratterizzato fino nel profondo ciò che sono adesso.

In questi giorni mi sembra di vivere però in un’altra dimensione.

Sono uscito spesso in jeans e camicia. Gli amici li ho visti solo una volta ma – in compenso – sono andato all’assicurazione, in banca, a far la spesa e mi sono occupato di tante altre cose. No che non fossero cose che non facessi già prima però questi in giorni hanno avuto dentro me un senso diverso.

C’è aria di maggiori responsabilità in giro. Non sento di voler scappare, ho sempre voluto affrontare tutto nella vita, bello o brutto devo vincere io, però… suona strano.

I medici dicono che la terapia sta lentamente dando i suoi frutti, però stanno iniziando a prospettarci un futuro un tantino diverso da quello che fino a 15 giorni fa potevo immaginare.

Tante cose cambieranno per noi, ma anche per lui… e forse è proprio lui quello che dovrà iniziare ad accettarle.

Stasera sono andato a trovarlo per cena. Secondo me dentro, per la prima volta, sta combattendo miliardi di paure insieme.

E’ vero, sembra stia volgendo tutto per il verso giusto e lui continua a progettare questo e quello come se dovesse uscire domani, ma ogni tanto mi guarda ed ho come l’impressione che immagini che io sappia cose che lui non sa. Mi terrorizza questa sensazione.

Vorrei quasi vedere ripartire i miei fratelli, per regalargli quella serenità che dentro probabilmente mancherà ogni giorno che passa su quel letto in quella stanza a tre letti, con quei medici ed infermieri che lui chiama “i miei angeli”. “Guarda, puoi premere questo pulsante 100 volte e loro vengono 100 volte sempre pronti ad aiutarmi…”.

Sono sempre stato convinto che Dio regali le croci in proporzione alla capacità di sorreggerle di ognuno di noi. Mio padre è un uomo forte, di questo ne sono certo.

Non bisogna fasciarsi la testa prima del dovuto, così non voglio preoccuparmi di come saranno le cose… credo che, semplicemente, sarà necessario fare l’abitudine con una nuova realtà mai provata prima. Tutto qui.

Intanto, parafrasando questa canzone spettacolare di Jeff Buckley, voglio che ogni sera possa andare a letto con la mente soddisfatta. Soddisfatta dall’aver compiuto tutto ciò che era necessario fare.

Il diventare “adulti” passa anche da qui.

Emanuele

WebPerTe… ma perché?!

Mi trovavo bene con WebPerTe. Avevo addirittura iniziato la procedura di rinnovo 10 mesi prima della scadenza del contratto. Tutto funzionava come desideravo… fino al primo d’Aprile.

Quel maledetto pesce lo scherzo l’ha fatto a me. S’è vestito da hosting provider ed ha iniziato a prendermi in giro. Si… perché è stata una presa in giro quasi.

In un giorno migliaia e migliaia di connessioni tramite le ricerche di Google misero k.o. il server, come già successo in passato.

Mi misi, così, in contatto (soprattutto telefonicamente) con il supporto di WebPerTe per cercare la soluzione del problema.

Inizialmente pensai potesse dipendere da Wp-SuperCache che non avevo riattivato dopo il cambio di template, però, dopo pochi minuti il problema si ripresentava.

Le connessioni venivano segnate da Apache con il flag “W – Sending reply“. Tutte le connessioni. Sembrava quasi che stessi facendo streaming di non so che.

Iniziai ad ipotizzare qualsiasi cosa e dopo aver chiesto consigli in giro, mi preoccupai di affrontare radicalmente il problema rasando WordPress a zero, reinstallandolo, ripulendo tabelle, disinstallando plugin ed eliminando record inutili. Per maggiore pulizia, volevo effettuare l’importazione tramite XML ma WordPress con archivi così lunghi mostrò problemi (riusciva ad importarmi solamente i primi 3 anni…).

I problemi però continuavano e non riuscivo a spiegarmi il perché.

Da settimane mi sento dire “ma perché hai lasciato WebPerTe? Ancora non l’hai raccontato…”. E’ vero, non l’ho raccontato semplicemente  perché volevo vedere come evolveva la situazione e qualche giorno fa ho ricevuto l’ultima sorpresa che mi ha spinto finalmente a sputar tutto su questo blog.

Da quando sono tornato su HostingZoom mi chiedo perché in Italia non abbia ancora trovato servizi paragonabili a questo. In America c’è più mercato e più concorrenza? Non credo sia solo questo.

WebPerTe offre l’uptime garantito ma sono solo chiacchiere perché poi non te lo rimborsa se dovesse mancare la promessa (ho chiesto informazioni tramite ticket in passato). HostingZoom se supera un tot di ore di downtime mi rimborsa addirittura un mese intero.

Comunque sia, sarei rimasto volentieri su WebPerTe se avessero voluto preoccuparsi del mio problema. Come vedete da quando ho trasferito il blog i problemi sono scomparsi. Eppure dopo il trasferimento non ho più toccato nulla. Nessuna modifica al database, nessun plugin rimosso o script modificato. WebPerTe non mi reggeva, HostingZoom, a parità di richieste di risorse, lo fa (e non si lamenta).

In realtà qualche vocina della blogosfera mi ha raccontato che stanno cercando di far cassa. Invitano gli utenti a passare a piani di hosting superiori e la stessa proposta, in effetti, è stata fatta anche a me più volte (non solo in quest’ultima occasione).

Non han tempo da dedicare ai servizi di hosting da 30€? E’ deludente questa politica perché in fin dei conti il prezzo non lo sceglie il cliente ma viene proposto da loro. E loro con 30€ promettono di tenerti il sito online. Non ti dicono “hai questa CPU, non devi avere più di tot connessioni aperte” e cose di questo genere. Son fatti loro questi, no?

Ho provato ad essere più che paziente con loro. Durante quei giorni di downtime ho perso più volte persino l’accesso via FTP: dovevo chiamarli per riacquistare l’accesso verso i miei dati! Inammissibile, indescrivibile. Bloccami l’HTTP così eviti il carico verso il server ma non inibire mai il recupero dei miei file.

Ho spiegato che ero dispiaciuto e che a quel punto annullavo l’ordine di rinnovo… ma sembra che, nonostante la crisi, 30€ valgano poco per loro. Non hanno battuto ciglio. Beati loro direi.

Inutile affondare il coltello dicendovi che per telefono ogni tanto mi son sentito trattato con poca attenzione o come un cliente di serie B. Sentire che squilla un altro telefono, dare la possibilità al tecnico di rispondere e sentirsi dire “può richiamarmi dopo? Per ora devo risolvere un altro problema” mentre hai il sito down da due giorni non è molto carino.

Comunque, come vi dicevo all’inizio, l’altro ieri ho ricevuto l’ultima amara vicenda di questo capitolo.

Una e-mail mi comunicava testuali parole:

Gentile Sig. Emanuele *****,

la sua sottoscrizione dreamsworld.it è stata cancellata.

Cancellata?!? Ma come diamine vi siete permessi?!

Ho pagato l’hosting fino al 16 Gennaio 2010! Va bene che non lo uso più! Va bene che ho spostato i record DNS su HostingZoom…ma chi vi autorizza a eliminare tutti i miei dati?

Chi vi dice che non stessi più usando quello spazio come appoggio per altro? O come semplice spazio di backup? O… *saranno-fattacci-miei-non-lo-uso-ma-lo-guardo*?

Ho aperto un ticket paventando una possibile azione legale. Mi è stato risposto che un problema di Parallels (il software che gli gestisce tutto quanto) ha causato questo errore (chiamalo errore, fortuna che ormai avevo salvato tutto…) e, molto velocemente mi han proposto il rimborso totale di quanto pagato per l’anno in corso. Ho accettato senza affondare il dito nella piaga ma, a volerla dir tutta, quando trasferii il blog per il downtime chiesi un rimborso (erano loro a non reggermi!) ma mi fu detto che non avevano possibilità di emettere bonifici in uscita. Sapevo che era una cavolata e questa ne è stata la conferma.

C’è la crisi ma se questo è l’amore verso il cliente sembra quasi che certe aziende si meritino di soffrirla un po’! Non credete?

Emanuele

Acquario, pianoforte, letto, università…

Questi giorni sono volati, oggi però sono tornato all’università. E’ stato strano perché ero reduce dalla prima notte nel mio letto dopo 3 giorni e così non ero totalmente sveglio a lezione.

Comunque… mio padre sta meglio, tanto che i medici non han permesso che rimanesse qualcuno per la notte (non so se sia legato alla morte di quell’uomo la sera prima).

Oggi pomeriggio ho cambiato l’acqua all’acquario e ho come l’impressione che uno dei due pesciolini non ci sia più. 😐 Lo cercherò più attentamente… il problema è che essendo microscopici ed identici, o li vedo insieme oppure potrei anche scambiare benissimo uno per l’altro.

Intanto adesso c’è il pianoforte che suona, credo Bach. Mio fratello si è seduto li da una mezz’oretta ed è bello perché significa che pian piano sta tornando la serenità un po’ a tutti. In questi giorni non l’aveva mai neanche degnato di uno sguardo…

In questi giorni non sapete quanto stia desiderando rivedere mio padre a casa, è strano pranzare senza lui visto che ormai vivevamo in tre e molto spesso pranzavo solo con lui e, riflettendo con mia sorella, ci siamo accorti che questa è la prima volta che lo vediamo ricoverato da quando eravamo piccoli. Ha la pellaccia dura probabilmente! 🙂

Stasera avrei una riunione scout ma ho deciso di saltarla per non far tardi. Devo dormire, starmene un po’ sereno o non riprendo i ritmi… 🙂

Emanuele

Ah, ma forse, anche lui…

Ci sono giorni in cui ti torna in mente: “Ah, ma forse anche lui si riavviava…”.

Uptime Mac OS X - 42 giorni

Ecco, non capitava da 42 giorni, eppure l’ho usato per fare di tutto e di più, l’ho portato in giro, l’ho strapazzato. C’ho visto film, programmato, navigato, installato e disinstallato applicazioni, ascoltato musica, scaricato, chattato e chi più ne ha più ne metta.

E’ uscito OS X 10.5.7, altrimenti chissà a quanto arrivavo.

Credo proprio che in futuro metteranno un post-it sul display dei Mac con scritto “è inarrestabile ma non temete: è sempre possibile spegnerlo!”. 🙂

Emanuele

PS: interessanti le statistiche della scheda di rete. In 42 giorni ho inviato 89GB di dati e ricevuto 63,4GB.

Pietre di scarto.

Stanotte ho letto un libro. L’ho letto alle sei del mattino. L’ho letto tutto, dall’inizio alla fine.

72 pagine di riflessioni di Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta negli anni ’80.

Ho letto tutto d’un fiato perché dovevo distrarmi ma… non riuscivo a parlare.

Ho visto un uomo andarsene. Ho visto i medici gridarmi “esci esci esci!” come se si stesse scatenando l’inferno. Ho sentito gridare “ragazzi? Ragazzi? Abbiamo un arresto!!!” e poi vedere tutto lo staff del reparto di terapia intensiva correre verso la stanza. Verso il letto accanto alla sedia in cui provavo a dormire.

Da li è stato tutto un po’ inutile un po’ tragico. Da fuori la porta sentivo “scarica!!! Più adrenalina, più adrenalina…” e poi “continua il massaggio, continua il massaggio…”.

Dopo una mezz’oretta, mentre li continuavano con tutti i tentativi possibili, esce un medico. Mi trova in piedi appoggiato ad un muro. Cercavo già di dare meno fastidio possibile tanto che se avessi potuto sarei diventato parte della parete ma evidentemente non bastava. La situazione era tragica tanto da invitarmi ad uscire fuori.

Così fuori che nel buio delle 5 del mattino mi son trovato tra le auto dell’ospedale, a girovagare in cerca della moglie di quel malato insieme ad un infermiere: si era allontanata giusto 10 minuti per sistemare meglio la macchina in cui dormivano le figlie dopo una notte terribile.

Sono stato parte delle ultime ore di quell’uomo. L’ho aiutato durante la notte, insieme alla moglie e un medico a sistemarsi meglio, a spostarsi da una poltroncina in cui cercava sollievo all’assenza di sonno e d’aria, al letto. Ho offerto la mia sedia a sdraio alla signora, una donna visibilmente distrutta da una lotta che probabilmente andava avanti da troppi mesi.

Ho ancora in mente gli occhi di quest’uomo sulla quarantina. Azzurri, tondi, dolci. Ho in mente i suoi capelli rasati, forse per via delle ore di chemio. Ho in mente la bocca aperta quando è collassato mentre il medico mi gridava “esci, esci, esci!”.

E’ stata una strana notte. Ho visto le figlie tornare insieme alla madre. Sono entrate piangendo, probabilmente erano riusciti a contattarle per telefono visto che l’auto chissà dov’era posteggiata.

Non riuscivo a parlare. La signora passandomi davanti a gran velocità mi stampa gli occhi addosso e facendo roteare nervosamente due dita escalama “è morto!?” cercando in me una risposta.

“No, è ancora dentro, entri di la…”. Non sapevo cosa fosse più giusto dire.

La porta si chiude alle loro spalle e pochi secondi dopo sento i pianti aumentare così tanto che quella saletta vuota in cui mi trovavo sembrava una cassa armonica e la porta una semplice membrana da far vibrare.

Avevo freddo, scappando dalla stanza avevo lasciato coperta e tutto.

Come può morire un uomo a quest’età, con due figlie poco più piccole di me.

Un polmone in meno per via di un tumore. Un cuore che viveva in tachicardia perenne.

Come può questa “pietra di scarto” di cui parla Don Tonino, essere parte del rinnovo della società di cui auspica una rivincita.

Quando sono tornato nella stanza mancava il letto ed io non ho più avuto il coraggio di provare a dormire. Avevo bisogno di silenzio.

Quel silenzio che adesso quell’uomo che riposa donerà alla sua famiglia.

Emanuele

PS: a casa ho detto che quell’uomo è stato spostato di stanza, meglio evitare di aggiungere altre paure a chi in questi giorni ne ha già così tante da non dormir bene la notte. Sarei voluto tornare all’università stamattina ma, alle 9, avevo la testa che mi stava esplodendo. Ho dormito fino adesso e credo proprio che stanotte eviterò di tornare a dare una mano. Non dormo a casa da venerdì, mi sono isolato dal mondo e inizio a sentire fisicamente il peso di questi giorni.

#38: Sale (ad oltranza).

Mia sorella: manu hai mangiato?

Io: oggi mamma ha fatto una pasta salatissima, così salata che il mar mediterraneo sembra acqua dolce. C’ho la trachea così secca che se tossisco esce polvere, lo stomaco s’è sgretolato, mi cade salsa dalla pelle attorno l’ombellico e sto tentando di farmi assumere a Trapani alle saline.

La linea.

Mio padre sta meglio. Ho passato la soglia delle 24 ore insieme a lui… la nottata è stata serena e sembra che la terapia stia dando i suoi frutti.

In realtà, come vi dicevo, ancora manca il secondo intervento, non urgente ma comunque necessario per poter dormire tranquilli in futuro. Probabilmente però passerà ancora una settimana perché prima bisogna aspettare che tutti i valori tornino alla normalità.

Con la sua serenità, è tornata la serenità anche nel resto della famiglia. Se ieri ho visto arrivare i miei fratelli con una faccia tramortita e li ho salutati con gli occhi rossi, adesso si discute, ci si organizza e… si è anche tornati a ridere e scherzare.

Osvaldo Cavandoli - La lineaStanotte allo stesso modo, scherzavo via sms con mia sorella e con qualche amico e amica. In fin dei conti anche questa è un’esperienza che ci si porterà nella vita. E poi… sapete quante cose ho imparato in due giorni sul cuore? 😀

La notte per mio padre è stata molto serena… io a dir la verità non ho dormito benissimo, un po’ perché ogni tanto mi svegliava perché aveva bisogno, un po’ perché nel silenzio di quella stanza buia, tra tutti quei macchinari che ronzavano e il ronfolio-sostenuto del signore ricoverato accanto ti tornano in mente tante paure che ti spingevano a riaprire spesso gli occhi per controllare i battiti al minuto, la pressione e l’andamento cardiaco.

E così, mentre mio padre dormiva, io ho iniziato ad immaginare quella linea animarsi, proprio come quella inventata da Osvaldo Cavandoli negli anni ’70 ed ho iniziato a scherzarci sopra.

Era un bel modo per sdrammatizzare, era un modo per guardare tutto con occhi diversi, senza farsi rapire da quei bip-bip-bip lenti e costanti.

Stamattina ho ricevuto un bel buongiorno da una amica…

Buongiorno Manu! Grazie a te, perché riesci sempre a sorridere e farci sorridere anche in queste situazioni! Baci baci.

E’ stato bello e mi ha messo di buon umore.

Oggi la giornata è trascorsa più velocemente, già è ora di cena e poi mi preparerò nuovamente per la notte. Ci andrò di nuovo io… sia perché non è il caso che mia madre si stressi in questo modo, sia perché servono braccia forti, sia perché… mio fratello in queste cose è un po’ più impressionabile di me ed aveva persino paura di non reggere vedendolo.

In realtà oggi sono andati a trovarlo, la notizia gli è stata data gradualmente perché in questo momento va risparmiata ogni emozione ed ogni situazione che può portare il cuore sotto stress (positivamente o meno, batte sempre in maniera diversa…).

Per certi versi sono anche felice. E’ strano dirlo ma… sono felice perché è diventata “la scusa” per unire tutta la famiglia per l’ennesima volta.

Proprio in queste settimane pensavo spesso che ultimamente li stavo sentendo più distanti. Mi stavo iniziando ad accorgere di essere ormai da quasi un anno solo con i miei. Ecco, mi serviva sentire nuovamente la casa piena di gente, vedere le auto andare e venire e dover chiedere “quale prendo io?”.

Sono piccole cose. Piccole tanto quanto la felicità nel vedere un po’ di colorito in più sul viso di mio padre o la soddisfazione nel vederlo mangiare o bere.

Piccole cose, essenziali. E’ li che si nasconde la gioia e noi, nella fretta di ogni giorno, tendiamo a dimenticarcene. Facciamo tutto con una fretta che anche nella giornata più tranquilla è impressionante.

Ogni sorso d’acqua sembra un tesoro e potergli chiedere “ne vuoi ancora?” è bellissimo.

Sono felice perché dopo 24 ore posso già parlare così. Tutto è stato razionalizzato e, semplicemente, adesso, va affrontata questa novità.

Ho già abbandonato la palestra (l’abbonamento mi scadeva proprio venerdì e non rinnovo…) e al momento tutti gli impegni scout sono ovviamente sospesi.

Da domani tornerò anche a seguire le lezioni, è vero che farò la notte ma prima riprendo i miei ritmi, prima la vita sembrerà tornare alla normalità.

Grazie a tutti per le preghiere, per l’affetto e per gli infiniti messaggi ricevuti con tutti i mezzi (avrò almeno una cinquantina di sms, una decina di e-mail e in certi momenti ho ricevuto le telefonate a due a due tanto che dovevo sospenderne una per rispondere all’altra). Come dicevo ad un amico, questi gesti costano poco ma fanno un bene incredibile. Non ci si sente soli e si fa meno fatica a capire che la vita è fatta anche di questo.

Dell’uomo linea, del bip-bip e della sua possibilità di trasformarsi in ciò che vuole. 🙂

Emanuele