Immergersi.

Una statua umana. Un uomo fermo, con una cravatta inamidata in modo da star ferma orizzontalmente sospesa davanti a lui. Un ombrello ripiegato da un vento inesistente, tenuto con una mano dietro di lui.

Un artista di strada. SuonavaImagine” di John Lennon mentre la gente passava.

Un pagliaccio. Distribuiva palloncini modellati a qualsiasi bambino si fosse fermato, incantato dal suo viso colorato di rosso e bianco.

Ho ripreso la bicicletta oggi pomeriggio. Il tempo non prometteva nulla di buono ma ho preferito sfidar la sorte e non rimaner chiuso a casa.

Mi sono immerso nella mia città. Ho fatto un giro enorme, avevo voglia di vederle tutte – queste vite -. Avevo voglia di incrociarle, di passargli accanto, di sfiorarle per pochi secondi e poi sparire nella mia.

Ho preso la bicicletta e mi sono infilato nel centro città. Non solo le strade chiuse al traffico però. Anche quelle piccoline, secondarie, un po’ nascoste, lasciate in secondo piano dalla bellezza di quelle principali.

Pedalavo e osservavo. Quante vite avrò incrociato oggi? Quante storie? Quante emozioni diverse si saranno amalgamate in poche ore tra quelle vie?

Sarebbe bello poter misurare il livello di allegria delle persone, un po’ come si riesce a misurare il numero di autobus che passa da certe fermate in base all’orario della giornata.

Ho visto volti allegri. Ragazze che passeggiavano e guardavano le vetrine. Bambini con un gelato in mano. Ragazzi con i pattini. Adolescenti un po’ annoiati da una passeggiata – probabilmente non voluta – con la propria famiglia.

Mi facevano sorridere. E più sorridevo, più avevo voglia di pedalare. Non troppo velocemente però. Altrimenti tutto sfugge via, non riesci a coglierne il sapore.

Lentamente. Così lentamente che ogni tanto era dura rimanere in equilibrio senza mani sul manubrio.

Mi sono immerso, ero come un sub in un grande acquario.

Ho ancora i pedali che girano nel cuore…

Emanuele

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