Posso provarle?

Se c’è una cosa che non mi piace, è la signorina che quando ti provi un paio di ciabatte (manco fossero delle scarpe per l’abito nunziale!) deve star li davanti a guardarti il piede.

E rimane li quando ti sfili la calza, quando ti senti il piedone tutto sudaticcio (oh, dopo una giornata all’università, sfido chiunque!) e vorresti solamente una bacinella d’acqua fredda in cui immergerlo.

Anzi – alla fine – si è resa simpatica, chiedendomi dove avessi comprato la magliettina che indossavo… però cavolo, me lo so guardare da solo il piede. So capire se la misura sia quella giusta o meno! 😐

Emanuele

Love affair.

Tiziano: Lei non lo vuol sentir dire ma, quando la conobbi, era bruttina, aveva tutti i ricciolotti biondi, era vestita male, aveva per giunta una borsa piena di roba perché era stata a fare la spesa…

Ma non ci fu più niente da discutere. Era tutto quello che potevo sognarmi. Era diversa, diversa da tutte quelle fighette con le loro gonnelline precise, tutte con il rossetto. Era acqua e sapone. E io caddi, incantato, come corpo morto cade.

[…] Te l’ho detto già una volta, come a Parigi si conserva sotto una campana di vetro il metro che è la misura di tutti i metri, così lei divenne il mio metro.

Ora ti immagini, ero giovane, ero un bel figo, avevo donne quante ne volevo. Sai, le ragazzine che ti vengono dietro, che ti si appiccicano. Mi fecero anche delle trappole! Una mi voleva assolutamente sposare così suo padre mi faceva avere un bel posto all’università. Ma non se ne parlava nemmeno. Tua madre, te lo ripeto, non era bella. A trent’anni, si, era splendida, dopo che ha avuto voi era meravigliosa.

Folco: Cosa aveva di speciale allora?

Tiziano: Era il contrario di tutto quello che erano le altre. E io ho sempre adorato l’altro, il contrario. Era genuina, vera, sincera, calda, umanamente intelligente, generosa.

[…] E’ stata quello che il grande poeta bengalese che cito sempre è riuscito così bene a descrivere, il palo al quale l’elefante si fa legare con un filo di seta. Se l’elefante dà uno strattone può scappare quando vuole, ma non lo tira. Ha scelto di essere legato con un filo di seta a quel palo. Questa scelta l’ho fatta che ero giovanissimo, avevo diciotto anni, e questa scelta è stata il grande, grande punto fermo della mia vita.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Ho superato la soglia delle 350 pagine di questo libro che sembra una Bibbia, però, più vado avanti, più capisco perché ne son state stampate 9 edizioni e vendute cinquecentocinquantamila copie.

Una vita vissuta sotto il segno dell’avventura quella di Tiziano Terzani, ma una vita fatta anche di valori semplici, cristallini. Una di quelle vite (lavorativamente parlando) forse non più possibili.

Una vita senza dubbio da imitare per tanto altro. 🙂

Emanuele

Me te o me spe ‘nto.

Giornata molto simile al meteo italiano questa.

Mi sento stanco. Tutta la settimana a correre. Ho studiato con i colleghi fino a sabato pomeriggio prima di catapultarmi ad una attività scout e poi fare una pazzia con un amico e un’amica.

Li guardo e gli faccio “Oh, cannolo a piana?”. E così, dopo un gelato con altri amici, siamo partiti per l’entroterra siciliano!

Ovviamente all’una di notte era tutto chiuso ma la fortuna c’ha assistiti.

Abbiamo incontrato uno scout che ha chiamato un amico e pochi minuti dopo la situazione era: bar aperto solo per noi, cannolo preparato fresco fresco e un buon bicchiere di malvasia

Spettacolare. La cosa più buffa è che, avendo preso “il re del cannolo” sull’orgoglio, non ha voluto neanche che pagassimo.

Oggi però il sonno si è fatto sentire, ho passato la giornata così spento che mia madre mi ha chiesto più volte se avessi qualcosa.

Domani si riprende con la solita vita… 🙂

Emanuele

PS: il titolo fa pena ma c’era quel “me” iniziale con cui mi piaceva giocare. 😐

Cinguettare.

Luca decise che quella ragazza così misteriosa, doveva essere più di un paio di occhi sfuggenti nella sua vita. Scese dalla Vespa, bloccò lo sterzo e contemporaneamente sfilò le chiavi con una rapidità che solo l’abitudine poteva regalargli. Fece due passi veloci e disinvolti e, andandole incontro, la fissò come un’aquila che ha inquadrato la sua preda.
Elena, intanto, aveva ripreso la sua strada verso il portone. Le due buste, belle piene, le rendevano difficile il cammino per via del peso ma, fin da piccola, era stata abituata a far tutto da se, così non pensò minimamente di fermarsi.
Pochi istanti dopo però, avvertì dei passi decisi provenire da dietro e tutt’un tratto sentì: “Posso?”. Non aveva chiaro chi fosse e dovette girarsi per capire.
Luca era un ragazzo molto atletico, aveva passato l’infanzia giocando a pallone. Era sempre allegro e quella allegria, adesso, era tutta concentrata in un sorriso che infondeva sicurezza. La timidezza di Elena venne fuori immediatamente, fece una smorfia col viso ma non seppe dire nulla tanto che per un attimo si creò un silenzio tale che avrebbe preferito scomparire dentro quel maglioncino a collo alto. Luca si fece avanti “ti accompagno al portone, abito qui…” e contemporaneamente afferrò una busta dalla mano di Elena che, silenziosamente, allentò la presa.
Le mancavano spesso le parole di bocca e il più delle volte si rendeva conto di quante cose avrebbe potuto dire quando era già troppo tardi. Brutta cosa la timidezza pensò. Rimase in silenzio e si accorse degli uccellini che quel giorno cantavano come non aveva mai notato prima. “Che bella giornata, lo senti come cinguettano?” esclamò tutt’un tratto, impaziente di rompere quel silenzio che la stava agitando. Nello stesso istante si chiese però che razza di domanda fosse.
Luca sorrise nuovamente e, continuando a camminare, rispose che era sempre così in quel periodo. Pochi passi dopo si ritrovarono di fronte al portone.
L’ingresso del palazzo era ben curato. Il portoncino, in legno dipinto con una tonalità di verde molto chiara, aveva una vecchia cassetta della posta attaccata al centro. La posta veniva smistata dal portiere, ogni mattina, sotto l’uscio di ogni appartamento.
Elena tentò di anticipare Luca ma l’abitudine con cui entrava e usciva giornalmente da quel portone non potevano essere paragonati, così fu lui ad infilare la chiave nella serratura. Un piccolo gioco con il polso e poi, click. Il portone, spinto dalla sua mano, si aprì fino a bloccarsi.
“Prego!”. Elena sentendo la decisione di quell’invito fece un veloce scatto in avanti, superando la soglia di oltre sessanta centimetri, poi, come segno di riconoscenza, si spostò sulla sinistra lasciando entrare Luca che fece chiudere il portoncino alle sue spalle.
“Grazie, io abito qui” disse Elena indicando una porta a pian terreno. Fu la seconda volta che uscì qualche parola dalla sua bocca e questo, Luca, lo memorizzò come si memorizza la propria data di nascita. Si era accorto del suo imbarazzo ma fece il possibile per rompere quel ghiaccio. “Ok, prego… comunque il mio nome è Luca, il tuo?”.
Elena era già intenta a litigare con la serratura della sua porta e sentendo quella domanda si voltò rimanendo con una mano attaccata alla chiave.
Lui, intanto, la fissava negli occhi tanto che dovette fare un attimo di riflessione per capire a quale domanda dovesse rispondere. Dopo un breve istante di confusione, riuscì finalmente a pronunciare sommessamente una risposta: “Elena! Mi chiamo Elena e sono nuova di qui… piacere.”.
Nel frattempo con l’altra mano era riuscita ad aprire la porta, così afferrò le buste ai suoi piedi e andò per entrare. Sapeva che prima fosse scomparsa dietro quella porta, prima sarebbe finita la tortura di un imbarazzo che, fin da piccola, non aveva mai amato. Luca, fortunatamente, indietreggiò e la congedò “Ah, piacere! Ci vediamo!”. Pochi istanti dopo, afferrando il poggiamano, partì energicamente per la prima rampa di scale.
La porta si chiuse e Luca memorizzò quel rumore.

Oggi pomeriggio dopo pranzo avevo mezz’ora di relax prima di rimettermi a studiare. Potevo dormire… però avevo voglia di scrivere questa cosa da un paio di giorni. Ecco, forse era meglio se dormivo. 😐

Ah, visto che inizia a farsi lunga… per non perdervi, ecco il primo e il secondo pezzo (wow, si sta facendo lungo… :-P).

Emanuele

PS: inizio ad aver chiaro cosa vorrei raccontare! 🙂

La dea Wind bendata.

Cambiando un po’ l’umore dall’ultimo post, visto che la giornata volge al termine e bisogna sapersi addormentare sempre sereni per ripartire il giorno dopo col doppio della grinta, cambiamo argomento…

Dunque, io l’ho sempre detto che la Wind mi ama!

Qualche giorno fa avevo ricaricato il cellulare. Solitamente sono abituato a fare ricariche da 5 euro perché ogni mese spendo pochissimo (a parte l’opzione Noi Wind SMS), però avevo ricevuto via e-mail l’informativa della promozione “Ricarica online e vinci” che mette in palio, settimanalmente, delle ricariche da 100€ a fronte di una ricarica minima da 10€.

Wind contest: Ricarica online e vinci

Senza contar di vincere, e dovendo ricaricare il credito necessariamente, mi son detto: “bah, partecipiamo, si vede che la prossima ricarica sarà tra parecchio…”.

E invece, guardate qui che sms ho ricevuto ieri pomeriggio:

Complimenti! E’ stato estratto vincitore del concorso Ricarica online e vinci! Le abbiamo accreditato sul suo telefonino una ricarica da +100,00 euro

Supercalifragilistichespiralidoso! :joy:

In pratica, considerate le mie abitudini, ho le chiamate gratis per oltre un anno! 🙄

Emanuele

PS: se non credete che mi ama, se credete che sia solo una mia mera illusione, beh… guardate qui: La Wind mi vuole bene!, Special Card Wind …gratis (per me :-P)!, La Wind è innamorata!, Altra offerta da Wind…, Nuovo regalo da Wind…, La Wind mi fa il regalo in anticipo…, Continua la saga: la Wind mi ama., Wind 6 SMS in regalo!, Wind, mia benefattrice segreta?, Wind: ma che ti ho fatto di… bene?!, Wind: straziami ma di offerte saziami!, Wind Silver 12 gratis., Wind mi regala Autoricarica 15+15.. Numero fortunello il mio, vero? 🙂