Mi scusi, non ho visto lo stop.

Periodo un po’ pesante questo. Per la prima volta una sessione d’esami si sta rivelando stressante. Sarà che, nonostante io continui a sorridere, è tutto il contesto ad esser poco sereno.

A casa le difficoltà continuano ad esistere, non ne parlo più qui non perché siano scomparse ma perché non mi piace venirmi a lamentare in continuazione… però mi sto facendo in quattro, ormai quella di alzarsi prima per aiutare è diventata una abitudine tanto quanto quella di andare a letto la sera per ultimo. E’ da Maggio che non mi fermo… e ieri dicevo a mia madre che in questi giorni sto sentendo una stanchezza fisica impressionante. Sento come non mai la necessità di avere un po’ la mente libera da impegni e pensieri, stare anche solo una settimana appollaiato da qualche parte senza far nulla. I miei amici non li vedo dalla scorsa settimana, mi sembra di starmi alienando.

Purtroppo però c’è poco da fare… o si stringono i denti adesso, o si butta via una sessione d’esame. Esami che fanno paura.

I miei non mi fanno pesare nulla, sanno (e lo vedono) che studio ogni giorno e se non andrà come desidero non avranno nulla da rimproverarmi… al contrario mi fanno coraggio e mi dicono di fermarmi proprio perché mi vedono abbastanza stanco.

Ieri sera, a mezzanotte, prima di rimettermi a studiare, sono andato nel balcone a respirare un po’ d’aria. Avevo la testa che, sopra il naso, mi faceva un male incredibile.

Sto facendo il possibile ma nella vita bisogna rendersi conto che non si può volere tutto. Ci sono periodi in cui ci si concentra meglio sullo studio e altri in cui bisogna dedicare maggiori energie ad altro.

Probabilmente questo è il secondo momento… e io, forse, non voglio accettarlo. Un po’ per orgoglio, un po’ per la mia SuperManu-ite che mi incita sempre a non arrendermi difronte alle difficoltà.

Stai sereno riguardo agli esami: fai tutto il possibile e poi affida tutto a Qualcun Altro. Non ti farà mancare il suo aiuto. In ogni caso stai per ora superando con il massimo dei voti e la lode l’esame più importante che è quello della vita, affrontando con determinazione, coraggio e amore ciò che la vita ti propone. E sai questa è la laurea più importante: tutto il resto è strumentale.

Mia zia, via e-mail.

Qualche giorno fa mia zia mi ha scritto via e-mail queste belle parole. Le ho portate dentro fino a stamattina… quando ho scoperto di non aver passato un esame.

Adesso mi faccio una bella dormita (negli ultimi due giorni ho dormito 10 ore in totale) e dopo pranzo raggiungo i  colleghi all’università. Non voglio arrendermi finché ce ne sarà la possibilità sperando che il corpo regga che le vacanze arrivino presto. Sono la cosa che più desidero al momento.

Emanuele

Belle.

Belle le ragazze coi sandali di cuoio ai piedi.

Sanno di estate, di acqua e sapone. Sanno di bicicletta, guance rosse e buon gelato.

Belle, ne ho viste un paio oggi in facoltà e mi son distratto.

Emanuele

#43: Professioni!

Io: il professore professa. Il calciatore calcia. L’architetto architetta. La ballerina balla. L’insegnante insegna. Il pescatore pesca. Il comandante comanda. Il militare milita. Il camionista… che fa?!?

Ingegnerite manifesta.

Stasera, buttando la spazzatura, ho visto uno scarafaggio seguire il bordo del marciapiede.

La prima cosa che mi è venuta in mente è stato un paragrafo del mio libro di robotica che prende in esame questo particolare comportamento proprio perché molto utile per dare una logica di base ad un robot che deve orientarsi in un ambiente.

Seguire i bordi o le pareti, allontanarsi sistematicamente da fonti di luce forte, è un ottimo metodo per conferire autonomia decisionale.

Assurdo. Mi son dimenticato di quanto facesse schifo. :timid:

Emanuele

Storie di Vespe e di parole.

Luca vide Elena per la prima volta, un giorno qualunque di tanti anni fa. Stava tornando a casa, con la sua vecchia Vespa, dopo una mattina piena d’impegni. Il sole sembrava splendere in maniera anomala per una giornata di primavera ma Elena, noncurante della temperatura, indossava un maglioncino azzurro a collo alto. Gli occhi, erano ciò che l’avevano colpito fin da subito. Non erano castani, non erano neri, trasmettevano un calore e un carattere tutto loro. Un ciuffo di capelli, sfuggito da una forcina rossa, le attraversava la pelle chiara della fronte e rimaneva appoggiato sul sopracciglio sinistro. Era questo il quadro che, nei pochi istanti in cui le andò incontro, si creò di lei.

Ancora in marcia sulla sua Vespa, tirò verso l’alto le sopracciglia accennando un saluto e continuò dritto, dando un leggero filo di gas. Elena rimase indietro con un paio di buste in mano. Era concentrata su ciò che avrebbe dovuto fare nel pomeriggio ma, quel saluto, la distrasse dai suoi pensieri. Era il primo ragazzo che incontrava da quando aveva traslocato nella nuova casa.
Neanche cinquanta metri dopo, Luca girò le chiavi, lasciando scorrere le ruote della Vespa ormai spinte dall’ultima accelerata verso il luogo cui era solito posteggiarla. Una piccola abitudine divenuta rito che aveva quel gusto di retrò che tanto amava vedere intorno a lui…

Ci sono volte che provi a rimetterti a scrivere… eppure a un certo punto l’ispirazione si spegne e non c’è verso di continuare. E alla lunga ti ritrovi con un file di testo pieno di spezzoni simili, di storie che iniziano bene ma che, come la Vespa di Luca, si spengono mentre cammini e finiscono per arrestarsi.

Esiste una soluzione a tutto questo? Qualche tempo fa avevo letto un paio di guide… anche perché credo sia impossibile scrivere un libro di getto, dalla prima alla quattrocentocinquantasettesima pagina, no? 😮

Emanuele