Istinto animale?

Una volta ho visto due bambini litigare perché entrambi sostenevano che la palla fosse la propria. A nessuno dei due interessava più giocarci ma continuavano a litigare come se non esistesse altro da fare per quel pomeriggio.

Vogliamo avere sempre ragione. Sembra ci sia un gene dentro di noi… perché a me da piccolo non l’ha insegnato nessuno ad esser prepotente. Sapevo farlo da solo.

Ho anche dato più di un cazzotto. Poi ho smesso…

Emanuele

Voglia di giocare e di respirare.

Da piccoli l’estate durava quattro mesi. Giugno, Luglio, Agosto, Settembre. Oggi pomeriggio riflettevo su questa cosa.

Ricordo che alle elementari tornavo in classe, e non scherzo, con la mano che mi tremava perché non era più capace di scrivere.

Non toccavo praticamente una penna per mesi.

C’era l’aria di campagna, c’era la bicicletta. C’era mio fratello e i pomeriggi passati insieme a correre qua e la, ad inseguire le rane in uno stagno (sisi, bellissimo) e poi c’erano i nostri due posti su un albero. Era così comodo che ci andavo persino a leggere.

Ah, e poi c’erano i fichi e le more. Spettacolari. Percorrevamo una stradina e non la abbandonavamo finché tutte le more raggiungibili non fossero state mangiate.

Ecco, adesso l’estate… quando arriva?

Sono tornato dall’università alle 19 e alle 21 ho una riunione scout. Domani mattina alle 9 si torna a studiare e si rimane li anche per pranzo.

Niente more, niente fichi, niente rane, niente corse, niente bicicletta.

Niente.

Però almeno a Settembre saprò ancora scrivere, oggi ho finito l’ennesimo quaderno. 😐

Emanuele

Cantiamo in coro “Viva la vida”!

E’ inutile, questa canzone da qualsiasi lato la guardi, qualsiasi arrangiamento le organizzi, qualsiasi voce la interpreti rimane spettacolare.

Questo coro a me mette i brividi. :joy:

Alzate il volume, chiudete gli occhi e immaginate di avere intorno tutti quei bambini che cantano.

A me sta venendo voglia di organizzare una cosa simile al campo estivo con gli scout… :joy:

Emanuele

PS: grazie Mauro per avermela segnalata! 🙂

Thoughts e il vecchio maquillage.

Post remunerato. Come al solito vale una pizza e una birra… ma se le pizze si sommano… 🙂

~~~

C’è poco da dire. Thoughts s’è rifatta il trucco ma non come una primadonna che anche appena sveglia risulta affascinante. S’è rifatta il trucco come una vecchia bacucca che cerca di nascondere un progetto web poco accattivante.

Se, infatti, l’homepage risulta adesso più gradevole alla vista, non si può dire lo stesso del resto del sito che propone una struttura molto anni ’90 con sezioni ben delineate e suddivise e colori con tonalità forse un tantino troppo cariche.

L’homepage però, non si salva da un altro punto di vista: l’usabilità. Trovo assurdo che le icone (quei grandi bottoni) in homepage siano lasciati come semplici immagini. Bastava poco per redirezionarli verso parti del sito interessanti all’utente.

Pagano per farsi conoscere in giro, ma non spendono altrettanti soldi per migliorare il loro prodotto. E’ una delle cose più brutte che possano capitare… funziona alla Microsoft perché hanno un bacino d’utenza decisamente più grande. Si son convinti per caso di potersi comportare allo stesso modo?

A pensarci bene, non è neanche la prima azienda che sul web si propone con portali poco utili e/o accattivanti, però il naso si storce molto di più quando a ritrovarsi in tali condizioni è un progetto che punta tutto sul web.

Emanuele

Posso provarle?

Se c’è una cosa che non mi piace, è la signorina che quando ti provi un paio di ciabatte (manco fossero delle scarpe per l’abito nunziale!) deve star li davanti a guardarti il piede.

E rimane li quando ti sfili la calza, quando ti senti il piedone tutto sudaticcio (oh, dopo una giornata all’università, sfido chiunque!) e vorresti solamente una bacinella d’acqua fredda in cui immergerlo.

Anzi – alla fine – si è resa simpatica, chiedendomi dove avessi comprato la magliettina che indossavo… però cavolo, me lo so guardare da solo il piede. So capire se la misura sia quella giusta o meno! 😐

Emanuele

Love affair.

Tiziano: Lei non lo vuol sentir dire ma, quando la conobbi, era bruttina, aveva tutti i ricciolotti biondi, era vestita male, aveva per giunta una borsa piena di roba perché era stata a fare la spesa…

Ma non ci fu più niente da discutere. Era tutto quello che potevo sognarmi. Era diversa, diversa da tutte quelle fighette con le loro gonnelline precise, tutte con il rossetto. Era acqua e sapone. E io caddi, incantato, come corpo morto cade.

[…] Te l’ho detto già una volta, come a Parigi si conserva sotto una campana di vetro il metro che è la misura di tutti i metri, così lei divenne il mio metro.

Ora ti immagini, ero giovane, ero un bel figo, avevo donne quante ne volevo. Sai, le ragazzine che ti vengono dietro, che ti si appiccicano. Mi fecero anche delle trappole! Una mi voleva assolutamente sposare così suo padre mi faceva avere un bel posto all’università. Ma non se ne parlava nemmeno. Tua madre, te lo ripeto, non era bella. A trent’anni, si, era splendida, dopo che ha avuto voi era meravigliosa.

Folco: Cosa aveva di speciale allora?

Tiziano: Era il contrario di tutto quello che erano le altre. E io ho sempre adorato l’altro, il contrario. Era genuina, vera, sincera, calda, umanamente intelligente, generosa.

[…] E’ stata quello che il grande poeta bengalese che cito sempre è riuscito così bene a descrivere, il palo al quale l’elefante si fa legare con un filo di seta. Se l’elefante dà uno strattone può scappare quando vuole, ma non lo tira. Ha scelto di essere legato con un filo di seta a quel palo. Questa scelta l’ho fatta che ero giovanissimo, avevo diciotto anni, e questa scelta è stata il grande, grande punto fermo della mia vita.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Ho superato la soglia delle 350 pagine di questo libro che sembra una Bibbia, però, più vado avanti, più capisco perché ne son state stampate 9 edizioni e vendute cinquecentocinquantamila copie.

Una vita vissuta sotto il segno dell’avventura quella di Tiziano Terzani, ma una vita fatta anche di valori semplici, cristallini. Una di quelle vite (lavorativamente parlando) forse non più possibili.

Una vita senza dubbio da imitare per tanto altro. 🙂

Emanuele