Viaggiare col cuore…

Portami dove mi devi portare,
Africa Asia o nel primo locale.
Fammi vedere che cosa vuol dire partire davvero.
Portami dove non posso arrivare,
dove si smette qualsiasi pudore,
fammi sentire che cosa vuol dire viaggiare leggeri

Luciano Ligabue – Il centro del mondo

Giornate strapiene.

Sono appena tornato da casa di una amica per una riunione pre-Croazia. Bello. 🙂

Questa giornata è volata… mattina e pomeriggio dedicati alla mamma. L’ho portata a pranzo fuori e poi a prenderci il fresco al villino al mare. Era felice… anche se mi ha confessato di sentirsi strana: non è abituata ad uscire senza mio padre e le faceva impressione.

In effetti ritrovarmi a pranzo fuori con lei, ha impressionato un po’ anche me. Sono cresciuto in una famiglia numerosa e ritrovarci in questo periodo della nostra vita così divisi e sparsi fa proprio riflettere.

E’ la vita. Bisogna affidarsi a chi sta in Alto perché per ogni periodo della nostra vita c’è un perché… e questo sicuramente sta insegnando a tutti tante cose!

Corro a nanna, domani ci son tante cose da fare…

Emanuele

Don Paolo.

Questa sera sono stato a cena dalle mie zie. Insieme a loro, c’era un sacerdote indiano venuto in Italia per completare gli studi. E’ stato a Roma sei anni e tra qualche settimana tornerà in India.

Paolo, 45 anni, proviene da un villaggio del sud dell’India dove la tecnologia, l’informatica e tutto ciò che concerne l’industrializzazione è ancora abbastanza distante. Domani tornerà a Roma (da Palermo) e prenderà la nave per la prima volta.

E’ curioso di scoprire come sarà un viaggio in nave… perché ogni volta deve raccontare ai suoi fedeli come la vita sia un viaggio su un mare spesso agitato, ma a conti fatti, un mare non l’ha mai solcato.

Mi ha confessato di non esser felice del luogo in cui tornerà. Non tanto per l’assenza di comodità, quanto per l’assenza di cristiani.

Paolo infatti è stato assegnato ad un piccolo villaggio del nord dell’India abitato da aborigeni ed induisti.

I primi – a detta sua – non sono un problema. Sono pacifici, hanno le loro religioni (animiste) e sono molto pacifici. I secondi invece vedono di cattivo occhio i cristiani e facilmente creano scompigli e fastidi.

Non potrà battezzare. Purtroppo “è legge”. Per battezzare qualcuno al credo cattolico da quelle parti, è necessario chiedere l’autorizzazione al sindaco (non so come si chiami li, lui lo ha definito così ma non son sicuro sia la traduzione esatta…) e il sindaco difficilmente approverà tali richieste per evitare il malcontento degli induisti. Qualche volta ha ammesso di aver battezzato qualcuno di nascosto.

La vita nel villaggio in cui andrà è totalmente diversa da quella nostra. Innanzitutto dovrà costruirsi la casa. Fango e legna della foresta… costruirà una stanza che – se gli andrà bene – sarà della sua altezza e che gli permetterà di dormire al coperto: tutto il resto si fa fuori, all’aperto. L’acqua è a circa un chilometro dal villaggio.

Mi raccontava che, la notte dopo la sua ordinazione, dormì in una casa come quella descritta sopra al cui interno stavano anche cinque capre da un lato e una grossa macchina da cucire dall’altra. Ovviamente anche per lui fu terribile addormentarsi con gli animali che… non potevano andare a farla fuori.

E’ abituato a dormire a terra. L’ha nel sangue e anche adesso che si trova in Italia continua a farlo. Per ora, ospitato dalle mie zie, non è chiaro se sfrutti il tappeto o meno…

Mi ha affascinato molto quest’uomo. Una vita totalmente diversa da quella che immaginiamo noi. Un futuro che lo aspetta molto distante dalle mie giornate.

Andrà li innanzitutto per insegnare. Non tutto però. In quel villaggio è vietato insegnare la matematica, è vietato insegnare a contare.

La famiglia più ricca del villaggio che detiene il potere, non vuole che la gente sappia leggere o scrivere i numeri o i debiti che andranno firmando e da li a creare dozzine di schiavi il passo è breve.

Mi diceva che ci sono persone che nascono, vivono e muoiono, in una famiglia “indebitata” col signorotto. La cosa buffa è che se il debito è “5000”, il signorotto (che i conti sa farseli) ti pagherà sempre in modo che tu non possa mai colmare quel debito nell’arco della tua vita. Sarai schiavo.

Son tutte cose che giornalmente non vediamo, non sentiamo, non viviamo.

Un mondo così attuale, senza voce.

Mi ha raccontato anche qualche curiosità… come le infinite varianti di “banane” (il frutto!) che hanno. Ne esistono di lunghe quanto un braccio o di colore rosso. Oppure (cosa inimmaginabile!) ho scoperto che da quelle parti i fichi d’india non si mangiano. Dice che chi li mangia vien preso come mezzo pazzo visto che è considerato un frutto selvatico e non commestibile. Un po’ come quando noi vediamo i cinesi mangiar le rane.

Sarei voluto rimanere a sentirlo parlare per ore… peccato che, dopo un po’, si è ritirato nella sua stanza. E’ abituato ad alzarsi alle quattro del mattino… ma questo penso sia un altro discorso…

Emanuele

Grazie a Wind chiamo gratis…

Questa giornata è volata. Di mattina a svuotare il furgone e nel pomeriggio a sbrigare cose e cambiare l’acqua all’acquario… stasera invece andrò a prendermi le foto da una amica (insieme ad una bella fettona di anguria…). 🙂

Comunque… l’amore della Wind nei miei confronti non ha sosta!

Il 27 Luglio ho ricevuto il seguente sms:

Wind ti regala SpecialCard! Quello che spendi in un mese in chiamate nazionali, te lo restituiamo il mese successivo. Attivati gratis chiamando il 158 entro 31/07/09

Ero al campo scout ma ho attivato la promozione al volo… in pratica avrò le chiamate gratis verso tutti per il mese di Agosto visto che ciò che spenderò me lo rimborseranno (e con la ricarica da 100€ vinta sarà difficile finire il credito…).

Spettacolare! E’ proprio la mia gallina dalle uova d’oro! :joy:

Emanuele

E sfoglio i ricordi, i divertimenti…

Sono tornato meno di un paio d’ore fa. Sono d-i-s-t-r-u-t-t-o.

Quando finirò di scrivere questo post, volerò a letto.

Ho un furgone pieno di ricordi sotto casa. Cinque metri di cabinato che oggi non siamo riusciti a scaricare. C’è di tutto.

Lumi, tende, pali, cordini, pennarelli, cartelloni, palloncini, torce, pale, zappe, picconi. E’ così pieno che tornando verso Palermo sentivo la difficoltà nel riprender velocità di questo bestione.

E per ora dentro me è proprio lo stesso. C’è una infinità di immagini che ritornano al mente.

“E’ finito. E’ finito il campo estivo 2009”, ripeto tra me e me.

Non ho ancora le foto… domani vedrò di iniziare a raccoglierle, ci sono stati infiniti momenti bellissimi contornati da alcune emergenze…

‘Notte a tutti,

Emanuele

#50: Rimaniamo amici?

Amico/a: allora, come rimaniamo?

Io: Amici!

~~~

In realtà questo “delirio” merita una spiegazione, sia perché è il cinquantesimo (ed è passato tanto tempo da quando iniziai a salvare le miei idiozie), sia perché questa risposta, nasce da un ricordo per certi versi speciale per me.

Tutto nacque infatti nel periodo della mia adolescenza, durante l’infatuazione nei confronti di una bella ragazza (che adesso fa l’insegnante di danza!). Avevo da pochissimo il motorino, quindi siamo intorno ai 15 anni.

Lei era diventata per un periodo la persona con cui trascorrevo più tempo durante le mie giornate: ci vedevamo subito dopo la scuola prima di tornare a casa, a ricreazione se marinavo (coff coff, mai fatto mamma: “uscivo prima!”), andavo nella sua e cercavo di arrampicarmi per vederla dalla finestra (la sua classe era a pian terreno ma le finestre erano molto in alto…) e passavo varie ore al telefono senza reali motivazioni.

Era tutto bello, così bello che mi importava persino poco della pioggia e durante l’inverno – col mio cinquantino – facevo 20 km fuori città per andarla a trovare (papà, questo non te l’ho mai raccontato…) tornando la sera a casa col kiway più bagnato di quello di un pescatore in alto mare.

A casa sua i pomeriggi passavano mentre mi mostrava i suoi passi di danza e mangiando fette biscottate con marmellata di fragole (sapeva che era la mia preferita) sul suo balcone da cui si vedeva Palermo.

Però… non tutte le ciambelle riescono col buco e così, dopo un po’ di tempo, mi resi conto di non piacerle.

Quel gran genio di Max Pezzali però, aveva già inventato “la regola dell’amico” e io iniziai a pensare che quella sarebbe diventata una delle colonne portanti della mia adolescenza.

Dovevamo rimanere amici. “Lei ci teneva troppo per rischiare di distruggerla”. Poi il tempo passò e ci perdemmo addirittura di vista (tanto che ormai so giusto che lavoro fa) e io per mesi pensai di dover scrivere a Max Pezzali spiegandogli che anche le amicizie finiscono.

Comunque, da quell’esperienza mi rimase fissa quella risposta. “Rimaniamo amici!”.

Era però così bella che non poteva non essere riciclata in altri contesti… e così questa risposta è finita nelle orecchie di tantissimi amici e amiche che tentano di organizzarsi con me per un impegno, per un appuntamento o per far qualcosa.

Come rimaniamo per stasera?

Se la chiamano insomma. E la cosa buffa è che siete i primi a sapere da dove nasce questa risposta… 🙂

Emanuele