La serenità va costruita!

Barbara ieri scriveva “spero che questo periodo passi e torni presto il sereno”.

In realtà, io ho imparato che “il sereno” così come qualsiasi altra cosa nella vita non va aspettato: bisogna semplicemente costruirlo!

Perché le amicizie, gli amori, la propria carriera, i propri sogni li modelliamo giornalmente mentre siam convinti che la serenità non dipenda da noi? Perché quella deve “arrivare” dall’esterno?

Siamo noi gli artefici della nostra storia! Siamo noi a guidare il timone del nostro umore. Siamo noi a decidere da che punto di vista osservare ciò che viviamo e verso che direzione portare tutto.

Quando siamo stanchi ci preoccupiamo di costruire un po’ di riposo prendendoci qualche pausa… perché quando siamo “meno sereni” non dovremmo essere in grado di procurarci la serenità?

Chi pensa che debba arrivar dall’alto, non la vedrà mai probabilmente (così come tutte le altre cose che crede gli siano dovute…) e chi affida la propria serenità a elementi esterni, la perderà – puntualmente – quando questi saranno un po’ più distanti da noi.

Tutto nella vita va costruito!

Ora chiudete questa pagina e iniziate a concretizzare ciò che avete letto perché son sicuro sarete d’accordo con me. 🙂

Buona giornata…

Emanuele

Più potente dell’ipnosi!

La gioia è colla. La gioia è calamita. La gioia è una forza invisibile che fa ruotare le persone intorno a te.

Tutte. Senza distinzioni. Da quelle vicine a quelle distantissime. Nessuno può far a meno di gettare uno sguardo.

E’ combustibile e comburente nello stesso istante. 🙂

Dovreste provare, non riuscirete più a farne a meno…

Emanuele

Severamente vietato.

In questi giorni sono monotematico, me ne rendo conto, però è semplicemente perché ho tantissime cose da raccontarvi ma il tempo per scrivere tutto è pochissimo e persino razionalizzare un po’ i ricordi di “ciò che è stato” è impegnativo.

Comunque, una delle piccole perle che mi è piaciuto ascoltare durante gli incontri previsti al campo di formazione, è una riflessione nata da Raffaele Lo Giudice, direttore di Legambiente Campania.

Il discorso parte direttamente dalla frase del titolo: se una cosa è vietata, è vietata e basta, no?

Che senso ha usare il “severamente“? Esiste la possibilità che qualcosa sia “meno vietata” di qualcos’altro? O vietata “lievemente“?

E’ “discretamente vietato” calpestare le aiuole.

Siamo circondati da una infinità di segnali contraddittori di cui non ci rendiamo conto. E proprio la parola “segnali” è invece un elemento fondamentale del nostro essere cittadini attivi. Saper osservare senza essere semplici recipienti da riempire è qualcosa che ci trasforma in fautori di cambiamento.

Sembrerà strano, ma dovremmo imparare dai camorristi o dai mafiosi. Lì, ogni segnale viene trasformato in codice che corrisponde ad una azione. Ricordatevi questa sequenza: segnale – codice – azione.

Nel quartiere in cui sono stato io, i fuochi d’artificio giornalieri indicavano l’arrivo di qualche carico atteso. Piccole furbizie che passano inosservate. Un mezzo di comunicazione alla luce del sole, visibile a tutti ma al contempo poco riconoscibile. Altro che cellulari, crittografia e sistemi militari…

Questo segnale è molto difficile da cogliere senza conoscerne le ragioni, ma molto più semplice da leggere sarà un altro segnale camorristico lasciato ad un contadino campano: uno dei suoi più grossi alberi gli è stato fatto trovare, sottosopra, con le radici verso il sole, precisamente nel luogo in cui era stato piantato.

Il messaggio li è molto forte. Non si sono limitati a tagliarlo… l’hanno proprio sradicato dal terreno con tutte le difficoltà che questa operazione, comprensibilmente, comporta.

Se non ci dai la tua terra, finisci sottosopra, con le radici a seccare al sole!

Sono bravissimi i camorristi, sanno farsi comprendere attraverso dei simboli come pochi probabilmente.

Il mondo che ci circonda ci inonda di segnali in una maniera cui non siamo neanche educati a percepirli.

Mi è piaciuto l’esempio della campana di raccolta del vetro da riciclare: una damigiana posta sopra il contenitore, ma non dentro, indica chiaramente che c’è un problema. Indica che io, cittadino, vorrei favorire il riciclo del vetro ma che tu – amministrazione – non mi fornisci gli strumenti giusti per operare. La mia damigiana nel contenitore non entra. E’ un ottimo segnale.

Quanto ci sforziamo nel leggere, giornalmente, ciò che vediamo, da quest’ottica? Quante amministrazioni si preoccupano di farlo?

Precisione e profondità sono due aspetti necessari per il cambiamento e non tutti quei “severamente vietato” che, come già detto, sono una contraddizione fatta regola.

Emanuele

Tanto vincerò io.

Da quando son tornato dal CFA ho iniziato a studiare, con una collega, quella che per il mio corso di laurea è La Materia per eccellenza.

Qualcuno crede che la differenza fra l’integrale di Lebesgue e l’integrale di Riemann possa avere significato fisico, e comunque se ne dica, che un aereo possa volare o no potrebbe dipendere da questa differenza? Se si sostenesse questo, non avrei problemi a volare su quell’aereo.

Richard Hamming

La sto studiando con entusiasmo ed ottimismo… perché altrimenti ci sarebbe da chiuder baracca e burattini, arrendersi e dichiarare che certe cose sono l’assurdo fatto logica.

Emanuele

Per un pezzo di pane.

La scorsa settimana ho vissuto tante esperienze che mi han lasciato un segno dentro. Durante l’hike (una nottata distanti dal campo per farla breve a chi non è scout) siamo andati a far servizio, in tre, presso un centro di prima accoglienza per immigrati e senza tetto di Napoli.

Prima di addormentarmi, ho raccolto un po’ di pensieri sul mio quaderno. Avrei da parlarvene per ore, ma questa volta ho semplicemente voglia di ricopiare i miei appunti, brevi frasi di cose che mi han colpito durante la mia permanenza in quel posto.

Buba veniva dal Burkina  Faso, aveva girato Francia, Olanda e Milano commerciando auto. Adesso, è a Napoli da 5 anni, non lavora e vorrebbe tornare a casa ma non ha soldi. Come ha detto lui però: “finché c’è la salute…”.

In comunità si mangia senza coltelli per via di “alcune brutte esperienze”. Io, questa sera, mi sono adattato alle loro abitudini.

Loro pagano 50€ al bimestre per alloggiare e mangiare (tranne la domenica).

Di mattina c’è l’asilo per famiglie disagiate.

La cucina è tenuta da volontari e tutti sono stati di un’ospitalità incredibile con noi stasera. Ho mangiato pasta col sugo e pollo (il Lunedì si mangia di più…).

Al piano di sopra manca l’acqua calda da 3 giorni, c’è chi non si laverà per 5 giorni.

Buba guarda la tv in francese.

Sono ospitate, al momento, 18 persone (uomini).

C’è un albanese che continuamente si preoccupa se vogliamo dormire visto che ci vede stanchi e dormiremo nella sala tv.

Ho un pane e una mela che avrei dovuto mangiare a pranzo (che ho saltato), e ho già deciso che lo lascerò a loro perché per l’Immacolata la mensa è chiusa.

Le frasi non sono scritte in maniera elegante, ma mi piaceva conservarne anche la concitazione con cui la mia mano spingeva la penna. Questa grossolanità rappresenta un po’ la vita di quelle persone che ho incontrato, costrette a doversi adattare, obbligate a non potersi sentire mai veramente “a casa“. Condannate a vivere chiedendo… di che vivere.

E se persino Buba (ha un nome bellissimo quest’omaccione nero!) riesce a rimanere ottimista… come possiamo mai abbatterci noi di fronte le stupide difficoltà che ogni giorno incontriamo?

Emanuele

Collezionando conferme.

Oggi si torna alla solita vita. Di pomeriggio ho appuntamento, con una collega, per studiare e stasera tornerò in palestra.

Questa settimana ho già l’agenda piena: tutte le sere sarò fuori casa (il più delle volte per impegni scout) così son sicuro che Natale arriverà senza che me ne accorga.

Ho il quaderno del CFA sul tavolo ma non ho ancora avuto tempo di sfogliarlo… sabato sera (sono arrivato col treno alle 23) sono andato, direttamente, in giro con gli amici (avevo una voglia matta di birra e loro sono stati così carini da organizzare un “comitato di benvenuto” alla stazione… :joy:), ieri invece ho dormito fino a pranzo (dovevo recuperare eh! :-P) e di sera ho avuto una festa, così, ancora non ho trovato il tempo per “godermi i ricordi“.

Ho un cartellone pieno di dediche con una foto al centro. Vorrei ricopiare un po’ tutto qui, per paura di perdere – col tempo – ciò che gli altri han voluto lasciarmi e nei prossimi giorni vedrò di farlo.

Intanto vi lascio con una frase, breve e concisa ma con un messaggio preciso, che mi ha donato 2 minuti di sorriso quando l’ho letta.

Sei stato capace di trasmettere tanta gioia a tutto il campo.

Sara

Nei prossimi mesi mi arriveranno anche le schede di valutazione fatte dagli altri membri del mio pattuglino (ci siamo valutati a vicenda a fine campo) e anche lì ho letto frasi spettacolari (più oggettive e meno da dedica) che – seriamente – non mi aspettavo di leggere.

E’ bello avere conferme circa la propria crescita, anche perché sono da sprone per fare ancora di più in futuro! :joy:

Corro a pranzo…

Emanuele

Siamo partiti!

Ho un turbine di emozioni che devo ancora riuscire a canalizzare verso qualcosa di concreto. E’ stato supercalifragilistichespiralidoso.

Trenta persone diverse, trenta persone in arrivo da qualsiasi parte d’Italia.

Non so ancora dire quale sia stato il momento più bello, so di aver vissuto ogni secondo il più pienamente possibile. Ho incontrato Alex Zanotelli e Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania. Ho vissuto alcuni giorni a Sanità, il quartiere del video-shock dell’omicidio camorristico avvenuto lo scorso mese a Napoli. Ho giocato con i ragazzi che vi abitano. Ho “vissuto” uno degli abbracci più belli, intensi e profondi degli ultimi anni.

Devo ancora riuscire a razionalizzare ciò che ho dentro, mettere in ordine le esperienze, riuscire a raccontarle non come un insieme indefinito ma come una sequenza di momenti stimolanti. Ho un quaderno pieno zeppo di appunti, foglietti e libri da leggere. Tantissime cose segnate come “importantissimo” che dovrò rivedere necessariamente.

Vorrei iniziare raccontandovi di quando son diventato cieco e di come abbiamo fatto l’amore… ma lo rimando ai prossimi post.

CFA Napoli - Costiera amalfitana - tramonto (01) CFA Napoli - Costiera amalfitana - tramonto (02)

Intanto vi lascio con due foto della Costiera amalfitana, uno dei luoghi più belli che abbia mai calpestato durante la mia vita e con quelle due semplici parole del titolo che sentivamo ogni volta che dovevamo iniziare a far strada.

Perché è bello sentirsi proiettati più avanti di dove si è realmente…

Emanuele