Per un pezzo di pane.

La scorsa settimana ho vissuto tante esperienze che mi han lasciato un segno dentro. Durante l’hike (una nottata distanti dal campo per farla breve a chi non è scout) siamo andati a far servizio, in tre, presso un centro di prima accoglienza per immigrati e senza tetto di Napoli.

Prima di addormentarmi, ho raccolto un po’ di pensieri sul mio quaderno. Avrei da parlarvene per ore, ma questa volta ho semplicemente voglia di ricopiare i miei appunti, brevi frasi di cose che mi han colpito durante la mia permanenza in quel posto.

Buba veniva dal Burkina  Faso, aveva girato Francia, Olanda e Milano commerciando auto. Adesso, è a Napoli da 5 anni, non lavora e vorrebbe tornare a casa ma non ha soldi. Come ha detto lui però: “finché c’è la salute…”.

In comunità si mangia senza coltelli per via di “alcune brutte esperienze”. Io, questa sera, mi sono adattato alle loro abitudini.

Loro pagano 50€ al bimestre per alloggiare e mangiare (tranne la domenica).

Di mattina c’è l’asilo per famiglie disagiate.

La cucina è tenuta da volontari e tutti sono stati di un’ospitalità incredibile con noi stasera. Ho mangiato pasta col sugo e pollo (il Lunedì si mangia di più…).

Al piano di sopra manca l’acqua calda da 3 giorni, c’è chi non si laverà per 5 giorni.

Buba guarda la tv in francese.

Sono ospitate, al momento, 18 persone (uomini).

C’è un albanese che continuamente si preoccupa se vogliamo dormire visto che ci vede stanchi e dormiremo nella sala tv.

Ho un pane e una mela che avrei dovuto mangiare a pranzo (che ho saltato), e ho già deciso che lo lascerò a loro perché per l’Immacolata la mensa è chiusa.

Le frasi non sono scritte in maniera elegante, ma mi piaceva conservarne anche la concitazione con cui la mia mano spingeva la penna. Questa grossolanità rappresenta un po’ la vita di quelle persone che ho incontrato, costrette a doversi adattare, obbligate a non potersi sentire mai veramente “a casa“. Condannate a vivere chiedendo… di che vivere.

E se persino Buba (ha un nome bellissimo quest’omaccione nero!) riesce a rimanere ottimista… come possiamo mai abbatterci noi di fronte le stupide difficoltà che ogni giorno incontriamo?

Emanuele

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