Tra grattacieli e giardini.

E se vi proponessero di trasferirvi in un posto dove è sempre estate? Dove potete dimenticare il portafoglio su un taxi o il cellulare sul tavolo di un locale e avere grandi possibilità di recuperarlo? Un posto a due passi da mare e luoghi naturali meravigliosi, dove potrete (continuare a) parlare inglese senza sentirvi in obbligo di imparare una nuova lingua. Vi trasferireste?

Sono stato a Singapore per una settimana ed ho trovato una metropoli dove il verde non è cornice ma parte integrante. Te ne accorgi subito appena atterri immergendoti nel famoso Canopy Park dentro l’aeroporto ma anche guardando i numerosi grattacieli con verde a sviluppo verticale della sua downtown. Mi è sembrata una città dai ritmi non frenetici seppur di gente in giro se ne veda parecchia. Traffico ordinato e tanti occidentali che superato il trauma del GMT+7 si ritrovano in un mondo che non li fa sentire esageratamente asiatici.

Singapore è stata una colonia britannica, si guida a sinistra (ecco qualcosa a sfavore) e per via delle sue severissime pene (seppur in casi limitatissimi, c’è ancora la pena di morte) il tasso di criminalità è bassissimo quando confrontato alle medie europee.

La vita a Singapore non è quella indiana, non è quella cinese, non è quella europea. E’ un mix di tutto questo, con la cucina che si fonde e si intreccia richiamando e proponendo ovunque piatti da ogni dove.

Mi è piaciuta ma, sebbene possa sembrare un paradiso, dopo tre giorni mi son domandato se davvero fossi in grado vivere sempre con quel clima ed ho avuto una crisi. No, non so se mi trasferirei. A Singapore il caldo non è mai eccessivo ma il clima tropicale prevede una percentuale di umidità alta e costante. L’aria non è rovente come in Bahrein ma l’umidità all’80% ti fa sudare ugualmente durante una normalissima passeggiata. La vita all’aria aperta però, rispetto al medio oriente, è possibile e tutto sommato piacevole. I locali all’aperto sono tantissimi. Il mio hotel, come tanti, aveva l’area colazione in una zona coperta a bordo piscina. Non era previsto un luogo al chiuso perché la temperatura varia di pochi gradi durante l’anno e così si può sempre fare colazione tra uccellini e un po’ di verde.

Pur avendo beccato qualche giornata di pioggia, ho anticipato di un po’ i monsoni che arriveranno più avanti – tra qualche mese – e porteranno giornate di pioggia continua. Forse il loro inverno è solo meno freddo del nostro ma mentre ero lì pensavo che no, mi piace anche l’autunno e non toglietemi mai la primavera.

Per il resto Singapore è stata una bella sorpresa: organizzata, efficiente, non troppo cara (confrontata al costo della vita di Milano). Ho fatto colazione in un kopitiam dove servono il loro caffè tradizionale (più lungo del nostro) e i kaya toast, dei toast ripieni di burro, formaggio e marmellata a base di uova, zucchero e latte di cocco.

Ho passeggiato tra grattacieli, percorso vari tratti della turistica Boat Quay ed esplorato un po’ il quartiere di Chinatown, enclave etnica al centro di Singapore.

Mi è dispiaciuto andar via, ho avuto la sensazione ci fosse ancora tanto da esplorare sia dentro che fuori la città e, magari, avendo la possibilità di prolungare il viaggio, inoltrarsi nella vicinissima Malesia.

Emanuele

1 commento » Scrivi un commento

  1. Ciao Manu, da un po’ di mesi mi sono iscritta in palestra e quando faccio il tapis roulant come camminata virtuale scelgo spesso Singapore. È una di quelle mete che ti fa pensare che sognare una città del futuro sostenibile e vivibile sia possibile. Dalle tue parole comprendo sia davvero così. Se ci vivrei? Non so, sicuramente sono intrisa di latinità e grecità, sono innamorata dei cambiamenti stagionali e amo la vecchia Europa. Ma un periodo lo farei volentieri.
    Stammi bene, Robi

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