L’ultima pagina.

Facevo questo pensiero da un po’, sappiatelo.

Da qualche mese penso al 27 Agosto, quel giorno questo blog compirà 8 anni e – mi dico – otto anni son proprio tanti. Sono cresciuto, sono cambiato. In otto anni ho attraversato una bella fetta della mia vita. In otto anni accadono migliaia di cose, che in otto anni sono compresi 2920 giorni ed io ho già scritto quasi 3600 post. Fate voi. Avevo vent’anni quando, per gioco e solamente per me, iniziai ad appuntare i miei pensieri su queste pagine.

In otto anni ho attraversato decine di strade, ho perso vari amici, ne ho guadagnati di nuovi, ho conseguito una laurea, ho trovato un lavoro, mi sono abilitato, sono uscito, rientrato e poi riuscito dallo scoutismo. Ho visto nascere una bella storia d’amore, l’ho vista crescere e poi morire. Ne ho viste altre non partire perché non sentivo le farfalle ed ho imparato a non prender(mi) in giro. Ho visto nascere mio nipote. Ho con-vissuto l’infarto di mio papà, ho cambiato persino città. Ho scattato migliaia di foto. Sono andato a vivere da solo, ho espletato il servizio civile in un quartiere a rischio della mia città. Ho fatto il bagno a mare non so quante volte e non saprei neanche contare quante volte avrò riso o sentito ridere. Ho cambiato auto, ho comprato una Vespa. Ho ricevuto una bicicletta nuova ed ho imparato ad andare su un monociclo. Ho ricevuto una chitarra (ma non ho ancora imparato a suonarla) e mi sono cresimato. Ho comprato un Mac ed ho visto mia sorella sposarsi. Ho visto la mia famiglia cambiare, crescere, allontanarsi fisicamente e poi riunirsi altrove. Ho percorso il cammino di Santiago, ho scalato il Subasio, ho attraversato a piedi la Costiera Amalfitana. Ho raccolto fragole tra i boschi della Sila. Il 27 Agosto 2011 potrò dire d’essere stato in Inghilterra, Spagna, Grecia, Croazia, Repubblica Ceca, Senegal e d’aver messo piede in oltre la metà delle regioni italiane. Avrei decine e decine di altre cose da raccontare ed elencare, ma non è questo il punto.

Vi ho raccontato e ho raccontato a me stesso tutto questo con grande piacere, ma penso anche che qualsiasi bel libro debba avere l’ultima pagina. Perché nulla è eterno e questa verità mi è chiara e lampante come non mai in questa fase della mia vita. Persino la mia felicità, che cullo e proteggo giornalmente, penso sempre di doverla apprezzare finché è qui perché potrà mancare nuovamente.

Allo stesso modo, da un po’ penso di dover sparire da questo angolo di web. Eclissarmi, forse totalmente, in una vita ancor più “digitalmente anonima“. Distante già dai social network, ma distante anche da “dreamsworld punto it“. Tornare ad essere come milioni di altre persone che quotidianamente si affannano inseguendo i loro impegni, senza dover star poi ad appuntarseli su un bel taccuino. Invisibili alla massa ma non per questo “non pensanti”. Niente più commenti, niente più complimenti che – sarò strano – mi han sempre fatto paura. La bellezza della vita vissuta senza doverla raccontare come ho amato fare.

Non so ancora quando avrò il coraggio di fare questo passo. Ogni tanto mi dico “dopo il decimo anno, smetto” che, casualità vuole, il dominio è già pagato fino al 2013; dieci anni saranno anche l’alba dei miei trent’anni e sarà il caso di diventare veramente adulti. Chissà questa sensazione come evolverà. Magari mi passa, magari questo bisogno tramuterà, magari continuo per altri 40 anni e vi racconto persino della mia festa pre-pensionamento. Chissà. A me torna in mente Big Fish in questi momenti, non posso farci nulla ma penso davvero di aver imparato a vedere la vita come lui.

Quale sarà l’ultimo post di questo blog? Quand’è che quel titolo capeggierà per anni, cristallizzato, in una pagina che non avanza più? Lo scriverò con consapevolezza o avverrà tutto per caso come quando, di fretta, una mattina ti svegli e decidi che vuoi far colazione con due uova fritte?

Emanuele

La chiave.

Emanuele

.chiave nuova la sempre ritrovare nel piuttosto Esercitati .limitata decisamente logica tua la secondo cosa ogni comprendere nel tempo tuo il più sprecare non oggi Da .stesso te a orgoglio con mostrerai che più in chiave una ha momento quel da tasca tua La .originale schema tuo il abbandonato l’aver più preoccupa ti non e senso avere ad torna tutto chiave nuova la trovi se ma spiazza spesso vita la che questo per E’ .tue non regole secondo farlo a adattarti contrario al devi ma canoni tuoi i secondo istantaneamente tutto leggere di pretendere puoi Non .prospettiva cambiare è soluzione l’unica che scoprire poi e tempo del passare Far .attenzione prestare e fermarti Devi .d’occhio colpo a riconoscerlo a o comprenderlo a Fatichi .qui testo questo come è volte a vita La

Do you really want to assert that a flower can find the sun and you cannot?!

Giallo, rosso e poi di nuovo giallo. Che la natura – è evidente – ha anch’essa dei colori che preferisce maggiormente.

Girasole

Ed è anche dai girasoli che dobbiamo imparare: non hanno cervello ma sanno trovare il sole.

(no perché mi è stato detto che la felicità è un fattore genetico, mentre – secondo me – serve solo la voglia di guardare nella giusta direzione e prospettiva sfruttando a dovere la nostra testolina).

Emanuele

La gente non vuole cambiare il mondo.

Me ne accorgo sempre dalle piccole cose. Dalla carta buttata a terra senza pensarci troppo, al colpo di clacson che arriva quando non parti in mezzo millisecondo dopo che scatta il verde. Tante piccole cose in cui, di tanto in tanto cado anch’io (come l’auto in doppia fila).

Se c’è una cosa che però mi da tremendamente fastidio, quella è vedere buttare del cibo. Provo un fastidio interiore che so paragonare solo a quello del sentire una bestemmia quando qualcuno per sazietà (o anche per via di gusti “particolari”) lascia mezza pietanza sul piatto. Sono stato abituato fin da piccolo che ciò che si ha nel piatto lo si mangia fino in fondo e non credo che i miei genitori siano stati speciali nel sapermi abituare in un certo modo né io lo sia stato nel recepire i loro insegnamenti. Sarà che ho la buona abitudine di saper sopportare ma quando a me qualcosa non piace particolarmente, la mangio in silenzio e faccio questo sforzo.

In questo periodo, nella mensa dell’industria, vedo tanti operai che buttano il pane. Qualcuno mangia la mollica, qualcun altro preferisce lasciarlo a metà; quando sono soddisfatti – per il sol fatto di non averlo apparentemente pagato (gli è dovuto un pasto completo) –  lo lasciano sul vassoio che verrà svuotato.

Non voglio fare il solito discorso “in Africa i bambini blablabla” perché è un discorso inflazionato e adatto probabilmente a sensibilizzare i più piccoli (ai più grandi dell’Africa importa ancora meno). Non ho mai fatto la fame a casa mia. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che non ha mai fatto i conti col conto in rosso a fine mese ma non per questo certi Valori sono stati trascurati. Tanti di quegli operai alla fine del mese protestano perché non arrivano alla terza settimana eppure sanno concedersi il lusso di buttare il pane. E’ tremendo.

Sono cresciuto con l’esempio della formica che non trascura neanche la più piccola delle molliche. Ogni briciola in più è un pizzico di fame in meno. Somma queste briciole e fai un pasto in meno. Fosse anche solo una cena abbondante in meno al mese.

Io, nonostante non debba mantenere nessuna famiglia, nonostante abbia uno stipendio quasi sicuramente superiore a quello di tanti operai, quando prendo il pane in mensa e poi non lo mangio faccio una cosa semplicissima: prendo 3 tovagliolini e lo avvolgo.

Torno a piedi, verso l’ufficio, con in mano la bottiglietta d’acqua e il pane rimasto. La sera, a casa, in questo periodo c’è un panino in più. Di giorno, in questo periodo, nel cestino dell’umido della mensa, c’è un panino in meno.

Basterebbe davvero così poco per iniziare a cambiare il mondo…

Emanuele

PS: perché è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.

Alla felicità (che vorresti non finisse mai).

Balliamo. Dimmi di si, «dimmi di si», ti prego. Balliamo e ruotiamo. Fammi sentire il rumore dei tuoi passi a pochi millimetri dai miei, emozionati. Lasciati stringere, lascia che i miei occhi incontrino i tuoi e poi, entrambi e simultaneamente, chiudiamoli. Danziamo. Lasciamo che la musica ci abbracci, ci avvolga e ci renda immensamente felici. Fammi sentire il battito del tuo cuore, fallo scoprire al mio petto. Le mie mani ti possiedono. Ti fanno sentire protetta. Le tue, dietro al mio collo, ricordano alla mia testa che non deve volare. Eppure sta già volando, eppure è così dannatamente persa di te, per te, con te. Lasciala volteggiare, per una volta non trattenerla, regalami l’euforia del momento che saprò trasformare in un eco perpetuo. Accuccia adesso le tue braccia tra i nostri corpi, fa che sentano il calore e che possano ricordarlo quando questa musica sarà finita. Insegna alle mie membra un movimento che sia in piena armonia col tuo. Fa che le mie e le tue siano un tutt’uno. Non farmi cogliere più dove finisce il mio corpo, dove inizia il tuo. Rendimi incapace di pensare che possa esistere, d’ora in avanti, un “me” senza “te“. Torna ancora suoi miei passi, concentrati e controllali. Torna, ritorna. Vai via. Ma torna. Lascia che questa musica possa incantarsi di fronte a ciò che diventiamo. E’ l’unico modo per renderla eterna.

Emanuele