Ci vuole un fisico bestiale… =)

Che giornata spettacolare!!!

Sono tornato da una mezz’oretta dall’università, adesso mi tocca preparare il pranzo e buttarmi in questo pomeriggio pieno zeppo di impegni.

Intanto fuori c’è una splendida giornata e il buongiorno è arrivato nel migliore dei modi.

Innanzitutto mia madre mi ha fatto trovare un bellissimo bigliettino di auguri per ieri (visto che praticamente non c’eravamo visti tutto il giorno) e poi ho scoperto anche di aver passato Fisica 1.

Adesso mi rimane l’altro pezzo… intanto sono stra-felice perché siamo passati in 24 su due aule piene zeppe di studenti! :joy:

Buona giornata a tutti! Vado a cucinare…

Emanuele

Una vassoietto di dolci.

Oggi è stata una giornata incredibile.

Mattina a lezione, poi a casa: pranzo e alle 15 nuovamente all’università fino alle 17:20. Torno, mi rilasso mezz’oretta (mi son preso un bel tè caldo guardando i pesciolini… :joy:) ed esco nuovamente per due riunioni scout (con annessa cena fuori).

Torno a casa (meno di un’ora fa), trovo i miei praticamente che dormivano e sul tavolo del soggiorno trovo un piccolo vassoio di dolci.

Oggi era il mio onomastico. Mia madre prima di tornare dall’ufficio era andata a comprare qualche dolcino, senza sapere che non sarei tornato a casa per cena…

In realtà non so mai quando sia il giorno giusto in cui festeggiare il mio onomastico.

C’è chi dice che vada festeggiato il 26 Marzo, in memoria di Sant’Emanuele martire.

Il nome Emanuele però, ha un significato – secondo me – bellissimo: “Dio con noi“.

“Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele”, che significa “Dio con noi”.

Matteo 1, 23-24

Per questo motivo, più di una persona (e in primis un sacerdote) mi han detto che il mio onomastico andrebbe festeggiato il 25 Dicembre, per Natale, giorno in cui “Dio è con noi” nella sua forma umana.

In ogni caso, ho ringraziato mia madre con un bel bacio e domani mattina farò colazione con qualche dolcino.

Adesso corro a nanna, domani sarà una giornata nuovamente impegnativa: lezione di mattina, pomeriggio ad un seminario intitolato “Introduzione ai Sistemi di Navigazione Satellitare” (wow, sembra interessante!), poi torno a casa verso le 18, mi cambio, corro in palestra, torno, doccia&cena insieme (spero non proprio insieme-insieme) e infine riunione dei genitori del gruppo scout per iniziare a presentar loro le nostre idee per il campo estivo.

Ah, per finire, weekend nel bosco fuori città con le tende, giusto per arrivare lunedì prossimo nuovamente distrutto! :timid:

Notte… 🙂

Emanuele

Quando un ospedale sembra il Paradiso.

Non ve l’ho più raccontato, ma Domenica scorsa son tornato, insieme ad un amico, da Tony.

Tristemente i suoi problemi con la legge lo stanno confondendo abbastanza e considerato ciò di cui si tratta, non riesco neanche a dargli tutti i torti. Ho provato a fargli coraggio ma non potevo minimizzare la realtà.

Tra le tante avventure che la sua vita gli riserva, la settimana scorsa ne ha aggiunta un’altra.

Per avere qualche carta da presentare al giudice il giorno dell’udienza, ha simulato (ok, gli do un 50% di verità) di star male e avere problemi di cuore.

Ha chiamato ambulanza, vigili del fuoco, polizia… insomma, voleva un po’ di gente intorno a se per poter dimostrare  di avere seri problemi fisici.

La vera cosa triste non è questa però… è che lui, si sente così in basso che finire in cella o in ospedale è quasi un passo avanti!

Non mi hanno voluto ricoverare! Mi hanno fatto un elettrocardiogramma e mi hanno mandato via! Il problema è che ci sono arrivato in piedi… dovevo farmi accompagnare da qualcuno, così facevo il morto, non parlavo e mi tenevano! Mi farebbe bene stare li, almeno due giorni a settimana…

Non puoi bere. Puoi fumare solo sul balcone e comunque molto meno… non c’è il rischio che non mangi perché tanto ti danno le flebo…

Quelle parole mi han fatto capire quanto un uomo possa arrivare in basso. Desiderare un letto d’ospedale, vederlo come luogo in cui star bene e al sicuro è qualcosa decisamente al di fuori dalla nostra mentalità. Nessuno quando cercare relax, comodità, sicurezza, pensa di farsi ricoverare in un ospedale pubblico.

Purtroppo non credo che la prossima volta che tornerò da lui troverò una situazione tanto diversa. L’udienza se non erro è a fine Aprile e fino ad allora sarà dura farlo concentrare su altro.

Non demordo però…

Emanuele

Costruire un tema: lunghezza e dimensione testo.

Nella prima puntata vi avevo parlato della posizione dei contenuti, importante perché gli occhi vengono attratti principalmente da alcune sezioni durante i primi istanti della visita di un sito.

Tutto, durante la permanenza su un sito continuerà a ruotare intorno a loro. Gli occhi.

La lunghezza e la dimensione del testo infatti, saranno i diretti responsabili dei movimenti delle nostre pupille.

Maggiore è la lunghezza di una riga, maggiore sarà il movimento orizzontale necessario per percorrerla con conseguente affaticamento dei muscoli e maggiori possibilità che venga persa la riga quando si torna accapo.

Questo si traduce in difficoltà di lettura che può portare gli utenti ad abbandonare il sito perché distratti, infastiditi o affaticati.

La domanda che sorge spontanea è dunque: qual è la lunghezza ottimale di una riga di testo?

Per rispondere a questa domanda bisogna iniziare a tenere in considerazione vari aspetti.

In primis, come al solito, lo strumento hardware utilizzato dal visitatore: computer portatile? Monitor di un computer fisso? Palmare?

Il campo visivo di un osservatoreIl perché è presto detto: la distanza più o meno accentuata dell’occhio del lettore dal monitor allarga o restringe il campo visivo, sia verticalmente che orizzontalmente e questi strumenti hanno una distanza d’uso media abbastanza diversa fra loro. Non ho mai visto utilizzare un palmare a braccia tese, mentre – verosimilmente – un monitor di una scrivania può distare 60-70 cm dal nostro viso.

Grazie ad alcuni test comunque, si è calcolato che la lunghezza ideale del testo su web è di 70-80 caratteri (12-14 parole circa).

Inizialmente, quando ho iniziato a costruire il blog, il corpo centrale (destinato ad ospitare i post) aveva una larghezza di 720px (vi ho già raccontato della mia necessità di “maggiore spazio”). Volendo seguire questa raccomandazione, ho ristretto lo spazio ad un più modesto valore di 640px. Una via di mezzo tra i 520px del layout precedente e i 720px che avevo sognato di raggiungere. Si tratta del 30% di caratteri in più rispetto a quelli raccomandati. Andare oltre potrebbe risultare faticoso da seguire.

Fortunatamente a venirci parzialmente incontro c’è la spaziatura e la larghezza dei caratteri. Ogni font infatti, ha caratteristiche differenti.

Volendo fare un po’ di storia, il courier, ad esempio, è un carattere “monospace” che divenne di uso comune nelle vecchie macchine da scrivere che non potevano gestire la spaziatura variabile (la i e la w in un font a spaziatura variabile hanno una “larghezza” o “occupazione di spazio” diversa). I computer possono agevolmente gestire la spaziatura variabile e per questo si può giocare con font e dimensioni.

Confronto larghezza fontOvviamente la spaziatura più o meno accentuata può risultare più o meno gradevole all’occhio, tanto quanto l’essere “sans serif” (o “senza grazie”) e cioè privo di una serie di particolari che “arricchiscono” il carattere. Un carattere “sans serif” d’uso comune è il Verdana.

Il Verdana è un font pubblicato nel 1996 da Microsoft progettato per garantire grande leggibilità anche a basse risoluzioni grazie alla sua pulizia (“sans serif”), la sua larghezza e la spaziatura considerevole. L’ultima qualità, inoltre, viene incontro alla mia necessità di allargare lo spazio destinato ai post, salvando in qualche modo capra e cavoli. Per maggiori informazioni a riguardo vi mando alla relativa pagina su Wikipedia.

La dimensione dei caratteri infine, diventa un discriminante fondamentale in caso d’accesso da parte di persone con problemi alla vista. Un buon contrasto, unito ad una dimensione non troppo piccola può risultare la chiave vincente per catturare l’attenzione ed evitare che i lettori scappino ancor prima di completare la prima frase.

Tenere questi aspetti in considerazione quando si costruisce una pagina web è importante quasi quanto la validità dei contenuti. 🙂

Si continua lunedi prossimo…

Emanuele

Certe notti… il software si blocca…

Stasera dopo università-palestra-riunione di comunità capi, sono passato da una festa di compleanno. Giusto in tempo per la torta e giusto per fare gli auguri e correre verso il letto.

Durante la festa ero intento a chiacchierare con un amico dell’ultima puntata di Chuck mentre gli invitati si alternavano al karaoke. Ad un certo punto mi guardo un po’ in giro, guardo il monitor del karaoke e la prima cosa che mi esce fuori è: “certo che usano un software vecchissimo questi qua!”.

Mi sono fatto schifo da solo. Ero ad una festa. Potevo pensare alle canzoni, alle capacità canore del tizio di turno, alle ragazze, ai vestitini più o meno attillati… e invece no.

Ho chiesto scusa all’amico e per compensare ho iniziato a parlare della torta (buonissima ma che tristemente non rappresenta il vero salto di qualità del discorso! :-D).

Adesso vado a nanna, domani sarà una giornata tremendamente lunga.

Emanuele

2760889966649.

Poi aveva cominciato a scrivere al centro esatto del foglio, senza bisogno di contare i quadretti.

2760889966649. Aveva rinchiuso la penna e l’aveva posata a fianco del foglio. Duemilasettecentosessantamiliardiottocentottantanovemilioninovecentossesantaseimila
seicentoquarantanove, aveva letto ad alta voce. Poi di nuovo, sottovoce, come per appropriarsi di quello scioglilingua. Decise che quel numero sarebbe stato il suo. Era sicuro che nessun altro al mondo, nessun altro in tutta la storia del mondo, si fosse mai fermato a considerare quel numero. Probabilmente, fino ad allora, nessuno l’aveva neppure mai scritto su un foglio e men che meno pronunciato ad alta voce.

Dopo un attimo di esitazione era andato due righe sotto e aveva scritto 2760889966651. Questo è suo, aveva pensato. Nella sua testa le cifre avevano assunto il colore livido del piede di Alice, stagliato sui bagliori azzurrati del televisore.

Potrebbero anche essere due primi gemelli, aveva pensato Mattia. Se lo sono…

Tratto da: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

Emanuele

La Matassa di Ficarra e Picone.

Locandina de "La Matassa"

Ieri sera sono andato a vedere con quattro amici “La matassa”, il nuovo film di Ficarra e Picone.

Rispetto allo stile mostrato nei film precedenti, in questo si evince una maturità dei due attori incredibile. La loro comicità è ormai nota e possono concentrarsi anche su altro.

Le risate ovviamente non mancano ma ci si accorge presto che la storia, raccontata e girata tra Catania, Ragusa e Paternò, nasconde dell’altro. Seppur con tanta ironia, mostrano infatti uno spaccato di vita tanto vicino alla realtà.

Una realtà forse molto italiana ma sicuramente poco rara da trovare per un semplice motivo: tutto nasce da una lite in famiglia mai risolta e ingrandita col passare del tempo.

E’ sempre così, quando si litiga, ognuno crede di avere ragione, e le ragioni di ognuno sono come fili che col tempo si ingarbugliano e diventano un’unica matassa. Il mondo è pieno di matasse, ogni famiglia ha la propria – più o meno ingarbugliata – come la famiglia di Paolo e Gaetano, che è un po’ come se fosse la mia…

Prologo del film “La Matassa“

Ieri sera mi sono addormentato ripensando a certe battute e stamattina quando mi son svegliato le avevo ancora in testa!

Ve lo consiglio vivamente… pezzi di merda! (cit.)

Emanuele

PS: “pezzi di merda” è un saluto, eh! 😉