Lo scoutismo è così: o lo ami o non lo capirai mai.
Ho passato il weekend nel bosco per un pernottamento in stile trappeur: niente tenda, niente fornellini niente cose superflue… in pratica si vive a strettissimo contatto con la natura.
Abbiamo dormito in rifugi realizzati con dei teloni, abbiamo creato le corde sfruttando le radici degli alberi e costruito le griglie per cucinare con bastoncini legati grazie allo stelo di alcune piante… eppure non c’è mancato nulla.
Quando ci si ritrova in situazioni simili è lampante accorgersi di come sia inutilmente complicata la vita in città.
Cucinare quelle patate immerse nella carbonella è stato bellissimo nonostante le difficoltà incontrate con la legna che faticava a tenersi calda a sufficienza (nel bosco se piove non trovi mica le cataste di legna secca pronta per il caminetto…). Ogni cosa acquista un sapore diverso e tanti pregiudizi scompaiono: se un pezzo di pane cotto a legna (appena creato da te con farina acqua e sale…) cade a terra o nella brace non lo butti mica. Sarà che il concetto di sporcizia, in un bosco, secondo me tende a non avere senso perché la terra non è l’inquinamento di una città, il fango non è la polvere di un pneumatico e così via…
A fine attività, una mamma ha chiesto (testuali parole): “Secondo me siete pazzi, lo fate per masochismo…?”.
La risposta di circostanza è stata che era un’avventura che i ragazzi volevano vivere su cui avevano lavorato da alcuni mesi e che anche noi ci divertiamo con loro… personalmente avrei voluto dire che è da masochisti credere che stare a distanza dalla natura sia un bene. Ma poi, vallo a spiegare brevemente a qualcuno che, 500 metri prima del punto d’incontro, non potendo raggiungere il posto con la macchina ti telefona per avvertirti di mandargli il ragazzo indietro invece di far due passi per raggiungerci…
Siamo una civiltà che non riconosce più le sue radici.
Emanuele