Smallville.

Ogni volta che finisce una puntata di Smallville, io avrei da raccontarvi quanto sia giusto sacrificarsi per valori superiori, quanto la Sperenza di un futuro diverso possa essere lo stimolo per migliorarsi e migliorare gli altri.

Stasera è finita la nona stagione, Smallville tornerà a Settembre e io sono senza parole. E’ incredibile.

Vi consiglierei di guardarlo… ma in molti vedono in Smallville solo un telefilm, a me invece da la carica per tentar d’essere, nella mia piccola vita un po’ più… SuperMan-u.

Emanuele

Di a da in con su per tra fra!

Tutto col Gioco, nulla per gioco.

Robert Baden-Powell

Stasera ho trovato una frase che descrive bene il mio modo d’affrontare ogni cosa e così andrò a letto col sorriso. 🙂

Perché ogni tanto mi chiedo se la gente faccia bene a diventare più seriosa man mano che cresce ma – sono convinto – che la serietà è giusto che esista ma che non sia il nostro modo d’essere quanto il tipo di impegno che mettiamo in ciò che facciamo.

La serietà è la preposizione, il gioco è lo strumento.

Emanuele

L’acqua di Milano si può bere?

Qualcuno sa darmi una risposta certa?

Sono cresciuto bevendo l’acqua pubblica. Quando ero più piccolo, a casa, eravamo abituati a riempire i bidoni in alcune fontane ritenute particolarmente pure, poi abbiamo fatto analizzare chimicamente l’acqua del rubinetto e ci è stato confermato che anche quella che arrivava li era ottima, così abbiamo iniziato a bere acqua di rubinetto.

Da quando siamo a Milano invece, l’acqua la compriamo e questa cosa mi da un fastidio enorme, non tanto per il costo, quanto per la filosofia: l’acqua è un bene primario ed è assurdo finanziare società che fanno di tutto per privatizzare qualsiasi fonte. Dall’altro lato, però, ci è stato sconsigliato di bere l’acqua del rubinetto perché ritenuta dannosa. C’è chi ipotizza che le tonnellate di cloro diluite nell’acqua milanese (che tecnicamente serve a purificare l’acqua) siano frutto di accordi invisibili per incentivare i cittadini ad acquistare l’acqua in bottiglia (l’acqua arriva pulita ma dal gusto imbevibile per via delle dosi di cloro eccessive), tanto che anni fa non era così clorata e la gente la beveva tranquillamente… personalmente non ho la certezza ma non metterei neanche la mano sul fuoco per un discorso contrario: in Italia di schifezze simili se ne sentono tutti i giorni.

In ogni caso bere acqua “privata“, non è garanzia di qualità sia per continui spostamenti cui è sottoposta, sia perché sebbene esistano dei controlli questi sono obbligatori ogni tre mesi: 4 volte l’anno mi sembra un numero insufficiente.

Voi – o miei cari milanesi – come siete organizzati? Bevete l’acqua di casa tranquillamente? Siete anche voi innocenti finanziatori del mercato dell’acqua privata? Conoscete posti in cui andarla a riempire gratuitamente?

Proprio in questi giorni, a tal proposito, sono attivi in tutta Italia i banchetti pro-referendum per evitare la privatizzazione dell’acqua. Trovarne uno in cui aderire è molto semplice… spero abbiate voglia di firmare anche voi!

Emanuele

PS: in Francia l’acqua, dopo un’esperienza lunga 25 anni, torna ad essere pubblica… non aggiungo altro.

Me gusta.

Sarò li, sempre pronto a mettere i puntini su tutte le “i” che lascerai distrattamente vuote. Amerò farlo in silenzio, proprio mentre tu, sbuffando, poserai la penna accanto al foglio per immergerti un po’ nei colori della primavera che intravedi dalla finestra. Lo farò sempre di nascosto così che, riprendendo la penna in mano, tu possa pensare che nulla è più perfetto delle pagine che stai scrivendo.

Si però non c’ho a chi dedicarla. :worry:

Emanuele

Sabbenerica.

Il passato, si sa, affascina sempre.

Oggi ho fatto 80km per tagliarmi i capelli e questa scelta così pazza (considerato anche il diluvio che ha investito Milano nel pomeriggio) ha acquistato senso non appena arrivato.

Non tanto per il negozio, ormai figlio degli arredamenti sufficientemente moderni, quanto per il negoziante, un barbiere partito dalla Sicilia nel 1957.

Solo questo basterebbe a far capire a chi ho affidato la mia testa, e quanto questa sia una persona distante da quelle boutique in cui qualsiasi ritrovato artificiale viene spruzzato, massaggiato, oliato in testa.

E’ stato un pomeriggio piacevolissimo, ho avuto modo di conoscere la sua storia, la storia di “Giuseppe il terrone”. Era chiamato così quando arrivò nel paesino che – a detta sua – contava “2100 persone e 1 terrone”.

Storie d’altri tempi, storie di treni che staccavano il figlio – giovanissimo – dalla famiglia, con quelle camice tipiche del più povero siciliano degli anni ’60. Gli amici con la camicia nera, quelli col segno di lutto al braccio perché avevano perso qualche familiare, quelli coi pantaloni di velluto presi in prestito dal fratello più grande.

Tempi in cui, il padre, si salutava col “sabbenerica” (“sia benedetto”), un padre il suo, che – quando nel 1962 arrivò a Milano – si sorprese tantissimo quando Giuseppe usò un inusuale “ciao” per salutarlo.

Ecco che il mio taglio, oggi pomeriggio, è diventato – magicamente – qualcosa che passava in secondo piano. Ero entrato per sistemarmi la testa e mi son ritrovato a curiosare in qualcosa che fa parte della storia d’Italia. La storia di tuti quei giovani siciliani che partivano per trovare lavoro.

“Nella tua scelta di venir qui, vedo me cinquant’anni fa” mi ha detto. Mi ha detto anche che ho dei capelli duri, da vero siciliano, ma questa è una storia cui credo poco.

Intanto, tra racconti seri e ricordi d’altri tempi ha anche deciso di regalarmi il taglio della barba perché siciliano: “la vuoi fatta? Dai, te la faccio…”. Sembrava quasi provasse piacere nel lavorare, un piacere che la gente dimentica sempre più.

Alla fine, volevo pagare ma non aveva il resto, così… sono andato via senza pagare: qualcosa che in questa società, in questa Milano piena zeppa di precisione, rigore e rispetto suona come una corda stonata: qualcosa che non solo non esiste, ma che non dovrebbe esistere. Quanti farebbero del credito ad una persona mai vista?

Sono andato via col sorriso in faccia e soddisfatto dei 40 chilometri percorsi all’andata.

Se vi chiedete “perché sei finito così distante?”, la risposta è semplice: i cinesi uccidono il mercato e non volevo finanziarli (anche perché lavorando persino la Domenica – in effetti – non hanno rispetto neanche della loro vita), dall’altro i parrucchieri milanesi rubano 25€ per un taglio. Con 4€ di metano, Giuseppe ti fa i capelli a 10€ e ti racconta una storia bellissima.

Emanuele