E non ha un nome solo ma mille suoni in un solo canto…

Passaporto, certificato internazionale di vaccinazione, moleskine e Fuji. Pochi elementi, molto semplici che avrò sempre con me. La moleskine ha già iniziato a riempirsi perché – si sa – un viaggio non inizia mai quando si sale sul primo treno ma quando l’anima del viaggiatore si mette in moto. Appunti, numeri di telefono, indicazioni, località… si è già creata la base di quel che sarà.

Occorrente viaggio

[…] C’è chi la teme e non vuole sentire, ma è forte e sa farsi ascoltare. E’ arrivata la grande musica, ha preso il ritmo da lontano. E ha un tamburo che rimbomba, ha un tamburo che rimbomba! Sì! Melodia di sogni nel vento!
Eh! La Musica del Tempo! Ecco arriva la Musica del Tempo!
Graffia e scende, scende profonda, pulsa, batte e ti parla dentro. Mille sogni in un solo canto e mille canti per un nuovo giorno. Ha preso il ritmo da lontano…

Modena City Ramblers – La musica del tempo

Quanti click farà quella macchina fotografica? Quanti istanti imprimerà nell’eterno dei ricordi della mia vita? Quanti sorrisi, panorami, volti, colori cristallizzati? Quanta strada ho fatto per arrivare fin lì?

Emanuele

La chiave.

Emanuele

.chiave nuova la sempre ritrovare nel piuttosto Esercitati .limitata decisamente logica tua la secondo cosa ogni comprendere nel tempo tuo il più sprecare non oggi Da .stesso te a orgoglio con mostrerai che più in chiave una ha momento quel da tasca tua La .originale schema tuo il abbandonato l’aver più preoccupa ti non e senso avere ad torna tutto chiave nuova la trovi se ma spiazza spesso vita la che questo per E’ .tue non regole secondo farlo a adattarti contrario al devi ma canoni tuoi i secondo istantaneamente tutto leggere di pretendere puoi Non .prospettiva cambiare è soluzione l’unica che scoprire poi e tempo del passare Far .attenzione prestare e fermarti Devi .d’occhio colpo a riconoscerlo a o comprenderlo a Fatichi .qui testo questo come è volte a vita La

Fineco mi regala le AKG K518 DJ!

L’ho sempre detto che la mia banca è differente: Fineco è l’unica banca che più passa il tempo più mi regala soldi. L’ultima promozione prevedeva in regalo un paio di cuffie della AKG, marchio austriaco storico nel mondo degli audiofili. Il modello è il K518DJ, fratello minore delle K181DJ ed indirizzate a DJ semi-professionisti.

AKG K518DJ

Non sto a raccontarvi delle specifiche tecniche perché – a dirvi la verità – non ho una cultura specifica tale da poterle confrontare con altri prodotti del settore, posso dirvi però che la qualità audio mi ha impressionato. Per me che vivo con gli auricolai in-ear dell’iPod/iPhone (che hanno una risposta in frequenza decisamente limitata) passare ad un paio di cuffie esterne è come fare un giro in limousine invece che camminare su una lambretta. La scelta dei materiali inoltre sembra sufficientemente ricercata, i cuscini sono morbidi e non pressano neanche troppo (cosa che mi è capitato di avvertire in passato con altre cuffie esterne).

I suoni sono più pieni e l’isolamento dal mondo esterno è incredibile. Insomma, un regalo ottimo per immergersi ancora di più nella musica: sdraiarsi sul letto, pressare Play sul lettore e chiudere gli occhi ti apre un nuovo mondo… 🙄

Emanuele

PS: ma voi che aspettate per passare a Fineco?! 😮

Do you really want to assert that a flower can find the sun and you cannot?!

Giallo, rosso e poi di nuovo giallo. Che la natura – è evidente – ha anch’essa dei colori che preferisce maggiormente.

Girasole

Ed è anche dai girasoli che dobbiamo imparare: non hanno cervello ma sanno trovare il sole.

(no perché mi è stato detto che la felicità è un fattore genetico, mentre – secondo me – serve solo la voglia di guardare nella giusta direzione e prospettiva sfruttando a dovere la nostra testolina).

Emanuele

Primavera Maisha.

Mi regala puntualmente un brivido l’idea che tra meno di tre settimane sarò in un angolo del pianeta in cui neanche Google Maps, l’esempio lampante della digitalizzazione compulsiva del mondo in cui viviamo sia mai arrivato. Le immagini riprese dal satellite non hanno una risoluzione migliore di questa e lasciano semplicemente presagire che vivrò in un villaggio di poche anime in cui l’asfalto è qualcosa che tarda ad arrivare. Il non poter vedere oltre, dopo un attimo di smarrimento in cui speravo di capire meglio dove finirò, si è trasformato in regalo.

Google Maps - Senegal

Non porterò con me strumenti digitali, oltre la fotocamera avrò un vecchio cellulare che utilizzerò solamente a Roma per avvertire la famiglia e che finirà – spento – nello zaino, subito dopo. Un po’ come quando gli astronomi cercano luoghi distanti dalle città per ammirare al meglio il cielo io, in quelle settimane, avrò l’occasione di vivere un silenzio più intenso. Un silenzio dettato dall’assenza di stimoli ai quali sono assuefato che nulla ha a che vedere con le voci che mi colpiranno tra quelle casette. Il silenzio reale, infatti, sarà assente e la vita – sono certo – scorrerà continuamente con una vitalità matematicamente maggiore di quella da cui provengo e che potrà solo insegnarmi come rafforzare la mia.

Noi non sapevamo se queste persone (…) erano degli uomini e delle donne aperti o chiusi, dolci o aggressivi, felici ed equilibrati o infelici e dal temperamento mutevole (…) oppure, al contrario, come noi avemmo modo di verificare una volta arrivati là, che una moltitudine di corrispondenze spirituali e religiose cullava degli individui sereni, gioiosi, stabili e di grande libertà affettiva, come in una rete d’amore che gli dei e gli antenati avevano disteso per attenuare le durezze della vita terrena dei loro cari esseri…

Tratto da: “La sfida dell’altro. Le scienze psichiche in una società multiculturale” di Mario Galzigna

Emanuele

PS: fatevi un regalo: approfondite l’origine del titolo… 🙄

La gente non vuole cambiare il mondo.

Me ne accorgo sempre dalle piccole cose. Dalla carta buttata a terra senza pensarci troppo, al colpo di clacson che arriva quando non parti in mezzo millisecondo dopo che scatta il verde. Tante piccole cose in cui, di tanto in tanto cado anch’io (come l’auto in doppia fila).

Se c’è una cosa che però mi da tremendamente fastidio, quella è vedere buttare del cibo. Provo un fastidio interiore che so paragonare solo a quello del sentire una bestemmia quando qualcuno per sazietà (o anche per via di gusti “particolari”) lascia mezza pietanza sul piatto. Sono stato abituato fin da piccolo che ciò che si ha nel piatto lo si mangia fino in fondo e non credo che i miei genitori siano stati speciali nel sapermi abituare in un certo modo né io lo sia stato nel recepire i loro insegnamenti. Sarà che ho la buona abitudine di saper sopportare ma quando a me qualcosa non piace particolarmente, la mangio in silenzio e faccio questo sforzo.

In questo periodo, nella mensa dell’industria, vedo tanti operai che buttano il pane. Qualcuno mangia la mollica, qualcun altro preferisce lasciarlo a metà; quando sono soddisfatti – per il sol fatto di non averlo apparentemente pagato (gli è dovuto un pasto completo) –  lo lasciano sul vassoio che verrà svuotato.

Non voglio fare il solito discorso “in Africa i bambini blablabla” perché è un discorso inflazionato e adatto probabilmente a sensibilizzare i più piccoli (ai più grandi dell’Africa importa ancora meno). Non ho mai fatto la fame a casa mia. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che non ha mai fatto i conti col conto in rosso a fine mese ma non per questo certi Valori sono stati trascurati. Tanti di quegli operai alla fine del mese protestano perché non arrivano alla terza settimana eppure sanno concedersi il lusso di buttare il pane. E’ tremendo.

Sono cresciuto con l’esempio della formica che non trascura neanche la più piccola delle molliche. Ogni briciola in più è un pizzico di fame in meno. Somma queste briciole e fai un pasto in meno. Fosse anche solo una cena abbondante in meno al mese.

Io, nonostante non debba mantenere nessuna famiglia, nonostante abbia uno stipendio quasi sicuramente superiore a quello di tanti operai, quando prendo il pane in mensa e poi non lo mangio faccio una cosa semplicissima: prendo 3 tovagliolini e lo avvolgo.

Torno a piedi, verso l’ufficio, con in mano la bottiglietta d’acqua e il pane rimasto. La sera, a casa, in questo periodo c’è un panino in più. Di giorno, in questo periodo, nel cestino dell’umido della mensa, c’è un panino in meno.

Basterebbe davvero così poco per iniziare a cambiare il mondo…

Emanuele

PS: perché è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.

A pranzo.

Avevo appena pensatodai che oggi non mi son macchiato!” quando un filo di condimento scola dalle tagliatelle e mi finisce sulla maglietta.

Dai che oggi non mi son caduti diecimila euro dal cielo.

Uhm. DAI CHE OGGI NON MI SON CADUTI DIECIMILA EURO DAL CIELO…

Grrr… (dovrò fare la revisione a questi super-poteri…).

Emanuele