Il mio sogno a quattro ruote…

Amo la macchina. Amo guidare… amo le belle macchine, quelle piene di tecnologia dentro.
Adoro la sensazione della “perfezione di guida”. Adoro guidare in un’auto… scura dentro, con quelle luci qua e la… che la rendono tanto un cockpit di aereo. Mi piace sentire il silenzio all’interno… nonostante il motore stia galoppando… con il mondo che scorre a destra e sinistra. Mi piace la sensazione di protezione che si vive al suo interno. Ci si chiude… e si è in un piccolo guscio, che cerca di essere il più accogliente possibile. Che ti tien caldo quando fuori piove, o nevica… o ti rinfresca quando l’estate si fa sentire…
Adoro quando basta un filo di musica a basso volume per non farti sentire più nulla dal di fuori. Adoro viaggiare con i finestrini chiusi… quando oltre alla radio si sente solo il rumore dei pneumatici che rotolano senza sosta…

Mi piace la “compattezza” dell’auto… quel rumore che si avverte quando un cambio di livello nell’asfalto ti fa sentire i pneumatici salire quello scalino senza scomporsi più di tanto…

Mi esalta la sua sicurezza… tutte gli artefatti tecnologici che cercano di incollarla al terreno. Che la trattengono dal volare fuori la traiettoria… in modo da poter spalancare il gas…

Impazzisco quando un pizzico di musica, giusto un pò più grintosa, mi accompagna nelle cambiate… o nelle frenate. Senza mai eccedere, giusto quel pò di grinta sportiva che un bel motore ti può far assaporare…

Penso proprio che “da grande” avrò una bella auto. E sarà così… come la sogno. Avrà un bel motore… e una bella linea. Elegante ma sportiva allo stesso tempo. Confortevole ma grintosa.

Potente ma allo stesso tempo discreta.

Al momento, l’auto che sto cercando di descrivere la identifico per certi versi alla M5 della Bmw… un bolide “elegante”. Una potenza “fiera di se”.

Bmw Serie 5 - M5

E chissà che magari un giorno…

Emanuele

Punti di vista (sulla patente?)

Un uomo parcheggia in divieto, si avvicina una vigilessa e gli dice “Sarebbero 33 euro…”.
E lui: “Va bene dai, sali…!”.

“Cio’ che per il bruco è la fine del mondo per il resto del mondo è una bella farfalla.” (Lao-Tzu)

🙂

Buon pomeriggio,
P|xeL

Hide and seek

Questa sera la stanchezza ha governato da sola. Dopo l’ennesima giornata all’università avevo bisogno di rilassarmi… soprattutto visto che la riunione di staff è saltata… (meglio…!!).
Così, dopo cena… ho aperto il mio fido foobar che però… si è incantato (volutamente) su una canzone molto in voga in questo periodo: “Hide & Seek” degli Imogen Heap.
Questa canzone per quanto ne sappia, fa da sottofondo alla puntata finale di O.C. ed allo spot della Skoda…

Effettivamente è una bella canzone… l’avevo già ascoltata, anche attentamente con il testo davanti, qualche giorno fa e mi aveva colpito. Stasera però… è partita a basso volume… proprio come sottofondo al silenzio della mia stanza.

Penso che si sia meritata con onore un posto in questo blog, eccola (con la traduzione):

Where are we?
What the hell is going on.
The dust has only just began to fall.
Crop circles in the carpet, sinking, feeling.
Spin me around again and rub my eyes.
This can’t be happening.
When busy streets a mess with people would stop to hold their heads heavy.

Hide and seek.
Trains and sewing machines.
All those years they were here first.

Oily marks appear on walls
Where pleasue moments hung before
The takeover, the sweeping insensitivity of this
Still life.

Hide and seek.
Trains and sewing machines.
Oh, you won’t catch me around here.
Blood and tears they were here first.

Hmm what you say?
Oh that you only meant well, well of course you did.
Hmm what you say?
Hmm that it’s all for the best, of course it is.
Hmm what you say?
That it’s just what we need, you decided this.
Hmm what you say?
What did she say?

Ransom notes keep falling at your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut outs
Speak no feeling no i don’t believe you
You don’t care a bit you don’t care a bit.

Ransom notes keep falling at your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut outs
Speak no feeling no i don’t believe you
You don’t care a bit you don’t care a bit.

You don’t care a bit.
You don’t care a bit.
You don’t care a bit.
You don’t care a bit.
You don’t care a bit…

______ Traduzione ______

Dove siamo? Che diavolo sta accadendo?
La polvere ha appena iniziato a cadere.
Raccolgo cerchi nel tappeto, sprofondando, provando.
Mi giro intorno e mi stropiccio gli occhi.
Non è possibile che stia succedendo.
Quando, per le strade gremite, una caterva di gente
Si ferma per sorreggersi la testa fra le mani.

Nascondino.
Treni e macchine per cucire.
Per tutti questi anni erano qui per prime.

Macchie d’unto spuntano sulle pareti
Dove prima erano appesi i momenti di piacere
Una dilagante insensibilità sta prendendo il controllo
Di questa vita.

Nascondino.
Treni e macchine per cucire.
Oh, non mi troverai in giro.
Sangue e lacrime.
Erano qui per primi.

Mm, che dici?
Mm, dici che eri in buona fede? Bè, certo che lo eri.
Mm, che dici?
Mm, dici che tutto finirà nel migliore dei modi? Ah di sicuro.
Mm, che dici?
Mm, dici che è solo quello di cui abbiamo bisogno? Ma l’hai deciso tu.
Mm che dici?
Che cosa ha detto lei?

Dalla tua bocca continuano a cadere lettere che chiedono riscatti
Chiacchiere dolciastre, ritagli di parole prese da giornali
Non esprimono sentimenti, no, non ti credo.
Non te ne importa niente. Non te ne importa niente.

Dalla tua bocca continuano a cadere lettere che chiedono riscatti
Chiacchiere dolciastre, ritagli di parole prese da giornali
Non esprimono sentimenti, no, non ti credo.
Non te ne importa niente. Non te ne importa niente.

Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente.
Non te ne importa niente…

(Imogen Heap – Hide & Seek)

Adesso è meglio che vada a nanna… domani dovrò alzarmi presto per studiare nonostante non andrò all’università. Ah… tanti auguri alla mia sorellina che oggi… si è abilitata architetto! 🙂
Chissà quando arriverà il mio turno…

Sogni d’oro a tutti,
Emanuele

Nature o nurture? (Natura o educazione?)

La nostra identità di genere, ossia la coscienza dell’appartenenza a un determinato sesso, delle differenze con l’altro sesso, dei fattori psicologici e culturali connessi al ruolo che gl’individui di un sesso o dell’altro svolgono nella società, è inscritta profondamente nella nostra natura o piuttosto è “socialmente costruita”, frutto dell’apprendimento, come affermano da decenni attive culture femministe e gay che accusano il maschio di aver progettato la società occidentale allo scopo di conservare privilegi economici e sociali?

Esistono una natura maschile e una natura femminile, o sono mero esito di indottrinamento socioculturale?

Se un bambino, anziché giocare con pistole e soldatini, giocasse con le bambole e i nastrini colorati, da adulto gliene verrebbe un comportamento dolce e materno piuttosto che virile e pragmatico?

Provate a leggere questa storia…

C’era una volta Bruce.

La drammatica storia di David Reimer sembra smentire qualsiasi teoria “educativa” della sessualità.
David Reimer nacque il 22 agosto del 1965 a Winnipeg, in Canada.
Allora non si chiamava David, bensì Bruce.
Nacque con un fratello gemello omozigote, Brian.
I due gemelli presentavano una fimosi piuttosto marcata, e i genitori decisero di sottoporrli a un intervento di circoncisione.
Un’operazione routinaria e banale, che tuttavia cambiò la vita della famiglia Reimer e soprattutto di Bruce.
Il 27 aprile 1967 la madre, Janet Reimer, portò i suoi bambini all’ospedale di Winnipeg come programmato, nonostante sulla cittadina si fosse scatenata una tempesta di neve.
Il medico che solitamente operava le fimosi era assente.
Il suo sostituto decise di non effettuare l’operazione con un bisturi, ma con una macchina per cauterizzare.
Nel corso di un primo tentativo non riuscì ad incidere la pelle.
Aumentò il voltaggio. Secondo fallimento.
Il voltaggio fu aumentato di nuovo. Il cauterizzatore bruciò il pene di Bruce.
Non ci fu un tentativo su Brian. La sua fimosi si sarebbe risolta spontaneamente dopo qualche mese.
Ron e Janet, i genitori di Bruce, si chiusero in un isolamento assoluto, per la vergogna e il rimorso.
Una domenica sera, tuttavia, un uomo carismatico, suadente, ben vestito e dall’eloquio forbito fece loro credere che tutto si sarebbe risolto.
Che si sarebbero risvegliati dall’incubo e che la loro vita sarebbe stata quella che avevano sempre sognato.
Quell’uomo era il dottor John Money, chirurgo del Johns Hopkins Hospital di Baltimora; stava illustrando in televisione i suoi successi nel campo del cambio di sesso.
Durante la trasmissione il dottor Money chiese a una donna, decisamente affascinante e femminile, di entrare nello studio e di sedersi accanto a lui.
Dopodiché spiegò che quella donna quattro anni prima si chiamava Richard.

Qualche giorno dopo il dottor Money incontrò Ron e Janet.
Mantenne la sua imperturbabilità professionale, ma l’occasione era ghiotta.
Fino a quel momento aveva operato persone con problemi di ermafroditismo, ossia che presentavano organi genitali appena abbozzati, oppure sia maschili che femminili; si trattava di casi estremi, con una sessualità indefinita.
Ora, invece, non soltanto aveva la possibilità di trasformare chirurgicamente un bambino nato con organi genitali normali in una bambina; ma c’era pure un gemello con lo stesso patrimonio genetico.
Era l’esperimento perfetto e gli veniva offerto su un piatto d’argento.
Avrebbe dimostrato in maniera definitiva che l’identità di genere è socialmente costruita e assolutamente indipendente dal sesso genetico.
Una piccola operazione, bambole e nastrini, qualche dose ormonale: questo è tutto ciò che serve per trasformare una persona da maschio in femmina.
E per dimostrare che non esiste alcuna natura maschile o femminile, alcun progetto divino, alcun ordine naturale eterno e immutabile.

La pipì in piedi.

Il 3 luglio 1967 il dottor Money asportò i testicoli di “Brenda” Reimer e modellò lo scroto dandogli la forma delle grandi labbra.
Ordinò a Ron e a Janet di vestirla come una bambina, trattarla da bambina, parlarle come si parla a una bambina.
Una volta all’anno lui avrebbe effettuato una visita di controllo. E tutto sarebbe andato bene.
Ma l’esperimento del dottor Money incontrò un ostacolo imprevisto: Brenda.
Brenda (cioè Bruce, che nulla sapeva della sua nascita) si muoveva, parlava e camminava come un maschietto; interveniva a difendere il fratello facendo a botte con i compagni di classe; rubava a Brian i giocattoli “da maschio” e i suoi vestiti; faceva la pipì in piedi.
Le insegnanti, preoccupate per gli atteggiamenti poco femminili di Brenda, convocavano continuamente i genitori e, insieme a loro, facevano pressione su Brenda perché si decidesse a comportarsi come avrebbe dovuto.
Brenda, dal canto suo, tentava in ogni modo di comportarsi come una brava bambina per far felici genitori e insegnanti; ma gli esiti erano sconfortanti.

Nel frattempo il rendimento scolastico della bambina peggiorava; Brenda era sempre più chiusa e taciturna.
Le insegnanti cominciarono ad accennare ai genitori il timore che Brenda fosse lesbica; suggerirono di portare la bambina da uno psicoterapeuta, per indagare i sempre più evidenti sintomi depressivi che la bimba mostrava.
Il dottor Money consigliò invece ai genitori di girare per casa nudi e di frequentare spiagge per nudisti.
Sempre su suggerimento del dottor Money, Ron e Janet vendettero ogni cosa, lasciarono il lavoro e andarono a vivere in un camper, in una località montana, isolata e scarsamente abitata.
Ma Brenda continuò a peggiorare.
Il fratello Brian mostrava atteggiamenti aggressivi nei confronti degli altri ragazzi; Ron cominciò a bere smodatamente.
Janet evidenziò disturbi psicologici e tentò il suicidio.
Chiese il divorzio.
Infine, un incendio distrusse il camper e con esso la maggior parte delle loro cose.
I Reimer tornarono a Winnipeg nel novembre del 1976, nel tentativo di ricostruirsi una vita; Brenda fu infine portata da uno psicoterapeuta.

Ron e Janet avevano sempre portato i bambini dal dottor Money, come concordato, una volta all’anno.
Ma i gemelli, Brenda in particolare, mostravano resistenze sempre più violente.
I genitori non capivano: il dottor Money era sempre dolce e gentile.
Non potevano immaginare ciò che accadeva nello studio mentre loro aspettavano in sala o in albergo.
Non potevano sapere che Money esercitava su Brenda e Brian violenze psicologiche, che mostrava loro fotografie e filmini pornografici, che chiedeva loro di mimare rapporti sessuali scattando fotografie.
Intanto Money insisteva perché Brenda fosse sottoposta a un’operazione definitiva di scavo della vagina, ma Brenda non ne voleva parlare; finse di accettare la terapia ormonale, ma nella maggior parte dei casi riusciva a sputare le pillole.
Per nascondere il seno e i fianchi cominciò a mangiare a dismisura.
Quando Money, nel corso della visita del 1978, la fece accogliere da un transessuale, Brenda fuggì terrorizzata e disse ai genitori che si sarebbe suicidata piuttosto che tornare in quello studio.
Da quel momento decise di smettere la commedia della brava ragazza; rifiutò l’identità femminile e cominciò a comportarsi da maschiaccio.

Due anni più tardi Ron chiese a Brenda di accompagnarlo a prendere un gelato.
Le raccontò tutto: la circoncisione e quel che era seguito.
Brenda chiese semplicemente: “Qual era il mio nome?”.
Decise di farsi amputare il seno e cominciò a farsi chiamare David.
David Reimer tentò il suicidio ingerendo un flacone di antidepressivi della madre; in seguito comprò una pistola ed entrò nello studio del medico che, quindici anni prima, gli aveva bruciato la vita.
Non lo uccise; uscì dallo studio e gettò la pistola nel fiume.
Nel 1981 si sottopose a un intervento per la costruzione di un rudimentale pene; cominciò a farsi degli amici e a frequentare le ragazze.
Nel 1986 si sottopose a un altro intervento di ricostruzione del pene e nel 1989 sposò Mary, una giovane donna con tre figli avuti da tre uomini diversi.
Decise di raccontare la sua storia al giornalista John Colapinto; voleva denunciare gli esperimenti ai quali era stato sottoposto ed evitare ad altre persone le sue sofferenze.
L’esito di quell’incontro è il toccante libro As Nature Made
Him: the Boy Who was Raised as a Girl (2000), entrato fra i best seller del New York Times e insignito di vari premi (ma mai tradotto in Italia).

Il 5 maggio 2004 David Reimer si è suicidato.
E John Money è acclamato come uno dei più autorevoli psicosessuologi americani.
Ora è il portabandiera della teoria secondo la quale la pedofilia non sarebbe sinonimo di violenza sui bambini.

—-
Fonte: Roberto Marchesini – (C) Il Domenicale – 19 marzo 2005

Certe storie fanno proprio tanta tristezza. Vite distrutte per colpa di pazze idee di certi “illustri co*lioni”. Penso che dovremmo imparare a fare attenzione quando le nostre idee/visioni coinvolgono altre vite…

Emanuele

Non sempre si "vive".

“L’ingegnere non vive, funziona.”

Effettivamente… oggi ho funzionato bene ma vissuto poco. Tutto il giorno all’università… poi un’ora con la mia pulcina, mezz’ora a casa (neanche il tempo di mangiar qualcosa…) e sono sceso per la riunione di Co.Ca.
Sono appena tornato, abbastanza stanco… tra un pò mi butterò sul letto e sono sicuro che farò un fosso.

Speriamo che riesca a resistere così per tutto febbraio…

Sogni d’oro a tutti,
Emanuele aka P|xeL (aka*aspirante ingegnere*)

Quindicimila visite.

Il contatore dopo il trasferimento da Splinder ha subito una drastica impennata. Oggi, dopo un mese e 20 giorni circa da quel post, il contatore si trova quasi al doppio.
Stamattina, entrando nel mio blog, ho trovato una cifra che… ho deciso di fotografare.

15000 accessi

Tanti accessi sono dovuti agli spider (google, msn etc…) ma tanti, anzi tantissimi altri sono dovuti alle vostre visite. Molto spesso direttamente dai motori di ricerca…: sono oltre un migliaio gli accessi avvenuti tramite Google nei mesi dopo il passaggio. Molto spesso arrivate qui cercando una canzone… devono piacervi tanto quanto me.
Utilizzate Windows Xp per la maggiore e… (ahimè) navigate con l’explorer.

Chissà nei prossimi anni verso cosa muterà questa piccola analisi… sarà interessante scoprirlo. In fondo rispecchia “l’anima del blog”.

P|xeL

Un salotto ed un fermo.

La vita è sempre una sorpresa, questo è senza dubbio.

Ieri pomeriggio ho vissuto un’oretta che… non vivevo da tempo. Mia sorella è venuta da Milano qui per alcuni giorni (tra qualche giorno avrà la prova orale dell’esame di abilitazione) e… al suo rientro a casa ci siamo ritrovati tutta la famiglia in salotto. Tutti li dentro, seduti noi nei divani… a ridere, parlare e scherzare… era da tanto che non succedeva una cosa simile. Ogni giorno si è presi dalla frenesia… tutti ad inseguire i propri impegni… tutti a vivere la propria “isola” in questo “arcipelago” a cui si può assimilare la casa. Si, a cena, a pranzo (e un tempo a colazione) si parla… però ieri è stato diverso. Nessuno aveva fretta di alzarsi. Nessuno doveva correre da qualche parte. Era proprio uno splendido quadretto familiare, una di quelle scene che andrebbero registrate e poi messe nella trama di qualche film natalizio…

Alle cose belle però, si alternano spesso delle cose brutte. E così, stanotte verso le 3 e mezzo mio fratello mi sveglia (io dormivo, lui era appena tornato a casa) dicendomi che insieme ad un suo amico avevano ricevuto un “fermo”. In parole povere… 3 ragazzi li hanno obbligati a consegnargli soldi e telefonino. Ovviamente per una decina di euro ed un telefonino mezzo rotto hanno fatto bene a non rivoltarsi… che schifo però, e che rabbia. Purtroppo non si può neanche stare sotto casa a parlare tranquillamente (e la zona non era per nulla brutta…). In ogni caso… abbiamo già bloccato sia la sim che l’imei… in questo modo del telefonino potranno farne un portachiavi. Personalmente nonostante la denuncia (e l’incoraggiamento della polizia…: “si, capita spessissimo che li ritroviamo…”) penso che in ogni caso non tornerà più indietro quel cellulare. Pazienza.

Basta… sono tornato prima dagli scout per studiare… meglio che inizi subito.

Buona giornata e buona domenica a tutti… (…tutti tutti…?!?),
Emanuele

Bimba a bordo…

Bimba a bordo

Oggi la mia pulcina ha preso la patente.

Innanzitutto… AUGURI!!!!
Penso che da oggi tante cose inizieranno a cambiare nel tuo modo di vivere e organizzarti le giornate… anzi, nel modo di organizzare le nostre giornate… :°)
Finalmente non dipenderà solo da me (o quasi) vederci oppure uscire ad esempio… 🙂
E… diciamolo pure, finalmente la benzina la paghi tu!! 😛 (…l’hai voluta la bicicletta?! 😛 …ora pedala!! :-D)

Non vedo l’ora di vederti arrivare sotto casa mia con la tua macchinina… :°)

Emanuele