Dilatare le pupille.

Un paio di settimane fa sono tornato in Svizzera per qualche giorno. Per un siciliano, ritrovarsi in quel mondo lì è qualcosa di magnetico e che apre il respiro. Purtroppo però, sebbene l’impatto stilistico sia un aspetto da non sottovalutare, non credo sia tutto merito dell’evidente diversità architettonica e ambientale.

Losanna - Alberi in autunno

La Svizzera affascina perché mostra che, volendo, l’uomo sa creare mondi dalla qualità della vita eccelsa. [1] La Svizzera è un luogo che offre opportunità. Quei pochi amici svizzeri che ho la fortuna di avere, mi sembrano privilegiati. Non sono ricchi, ma hanno opportunità da sfruttare: dallo sport allo studio, dal lavoro alla musica, tutto è un concentrato di ottime esperienze che arricchiscono una persona che ha voglia di crescere.

Chissà tra quanti anni la terra da cui provengo saprà colmare questo immenso divario. Molto spesso ho la sensazione che essere emigrato al nord mi abbia permesso di allargare gli orizzonti, (ri)conoscere meglio la diversità, sentirmi un po’ di più cittadino del mondo. Mi ha permesso – un po’ ingenuamente – di scoprire che realtà migliori esistono e sono possibili.

L’ultima classifica della qualità della vita in Italia redatta in questi giorni da Il Sole 24 Ore mostra un quadro deprimente. Le città del sud arrancano come camminatrici zoppe mentre il nord avanza. Penso spesso agli amici lasciati, penso alle loro qualità più belle e mi sembra un peccato che la città in cui vivono non sappia dar loro spazi per espandersi e dare frutti. Al sud – crescere – è una continua lotta. E’ un odiosissimo modo di dire che è anche una forma mentis. Sai che è così e non puoi far altro che accettarlo. [2] In Svizzera i giovani non crescono con questo preconcetto, avanzano con maggiore libertà e serenità. Le opportunità sono semplicemente fuori dall’uscio, grazie ad una comunità che vuol essere così. Lo avverti quando parlano, quando ti raccontano cosa vogliono fare, quando tu in silenzio pensi che siano ambiziosissimi ma tre minuti dopo, ti rendi conto che quando tutto intorno è più facile, è più semplice anche sognare.

Emanuele

[1] Sicuramente ad un determinato costo, ma voglio soffermarmi su questo.
[2] Nel migliore dei casi, a quel punto, decidi di lottare. Nel peggiore, ti arrendi.

Visionari o emeriti somari?

Mi domando cosa ne pensino le maestre italiane della scelta della Finlandia di abolire l’insegnamento (o il perfezionamento) della scrittura in corsivo nella scuola primaria.

Cosa ne sarà dei prossimi poeti, scrittori, sognatori, futuri pensatori? Tutti legati e costretti da tastiere QWERTY da 142 caratteri? Il pensiero dell’uomo finirà per passare tutto da dei freddi click?

Io, che ho sempre adorato le rivoluzioni ma che amo le tradizioni, sono titubante ma dubito di avere le competenze necessarie per valutare correttamente l’impatto psicologico ed i risvolti educativi.

Cosa ne pensate?

Emanuele

“Ecco Siri. Non lascia mai senza risposte mio figlio, affetto da un disturbo della comunicazione”, dice Newman, spiegando che Siri è come “l’amico immaginario che molti di noi hanno sempre desiderato”, solo che “non è del tutto immaginario”. È cominciato tutto così: Newman stava leggendo uno di quegli articoli sugli iPhone tipo “21 cose che non sapevi il tuo iPhone potesse fare”. Tra queste c’era che si può chiedere a Siri “quali aerei stanno volando sopra di me in questo momento?” (Siri controlla le sue fonti e risponde, fornendo il numero di volo degli aerei, l’altitudine di ciascuno di essi e altre informazioni). «E perché uno dovrebbe sapere quali aerei stanno volando sulla sua testa?», ha chiesto Newman ad alta voce. «Così sai a chi fai ciao con la mano, mamma», ha risposto senza guardarla Gus, che si trovava lì vicino. […]

Newman spiega anche un altro aspetto, più tecnico, da cui ha tratto benefici nell’uso del suo iPhone. In molti su Internet hanno rilevato che gli assistenti vocali di altri sistemi operativi, come per esempio Android, sono più efficienti nel riconoscere e intendere le parole pronunciate dall’utilizzatore dello smartphone. Newman ha spiegato che nel caso di Siri il bisogno di pronunciare le parole in modo più chiaro e distinto possibile è una buona cosa per Gus, che di solito “parla come se avesse delle biglie in bocca” e che invece deve sforzarsi di parlare più chiaramente, se vuole ricevere risposta da Siri.

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Tecnologie emergenti e scenari di assistenza sociale nuovi. Una volta tanto, questa iper-dipendenza da tutto ciò che è informatico, mi sembra utile in maniera dolce tanto che è piacevole pensare che le continue interazioni con queste tecnologie di milioni di persone nel mondo concorrono nel popolare le domande cui gli assistenti vocali sanno dare risposta.

Emanuele

Si.

Io: «Vuoi sposarmi?».

Lei: «Ema, sai che queste cose devi domandarmele solo quando le penserai seriamente…».

Io: «Sono serio. Sofia, vuoi sposarmi?».

Quand’è che andiamo in Inghilterra?

Lo vedi che belli i social network, papà? Ormai le distanze non esistono più. Siamo in vacanza in Sicilia ma riusciamo a sentirci con Giorgia in Inghilterra, le abbiamo pure mandato al volo le foto di questo mare bellissimo che abbiamo alle spalle. Lei lo ha visto e ci ha risposto con dei messaggi vocali.
Vedi che passi da gigante ha fatto la tecnologia? Permette alle persone di essere distanti e di poter condividere ugualmente qualcosa. Siamo insieme anche se non lo siamo fisicamente! Adesso si può socializzare senza incontrarsi, la gente parla senza mai vedersi, vive emozioni senza spostarsi, si fanno viaggi di gruppo senza mai riunirsi…… Oh papà, che brutta roba. Quand’è che andiamo in Inghilterra?

Emanuele

The Internet’s Own Boy

Nel weekend sono stato a Ferrara per il Festival di Internazionale che, come sempre, si è mostrato ricco di spunti interessanti. Quest’anno vorrei incorniciarlo sullo sfondo di Aaron Swartz, un americano che nel 2013 si è tolto la vita. Perché si è ucciso? Cosa c’entra lui con le nostre vite? Aaron era un hacktivista che si batteva per la libertà d’informazione online e la condivisione del Sapere. A soli quattordici anni è stato uno dei padri dell’RSS 1.0, uno dei protocolli che i blog e i giornali online di mezzo mondo utilizzano continuamente per diffondere i loro contenuti. Lui è anche uno dei genitori di Reddit e delle Creative Commons, le licenze per la condivisione dei contenuti.

Aaron ha combattuto contro la SOPA, una di quelle leggi ammazza-internet che le mayor del diritto d’autore vorrebbero tanto rendere esecutive. Pressato da FBI e governo americano con la minaccia di 35 anni di galera (senza una ragione palesemente valida), Aaron, ad appena 26 anni, decide di fuggire via da questa vita.

Avevo incrociato il film online qualche mese fa ma la mia cronica mancanza di tempo l’aveva trasformato in un segnalibro del browser. Ho colto l’occasione della sua proiezione per mettermi in pari e non posso consigliare anche a voi di farlo. Internet deve dire grazie ad un genio come lui e, nel mio piccolo, questo è il mio modo di farlo.

Emanuele

PS: il film – in pieno rispetto della filosofia di Aaron – è diffuso con licenza CC BY-NC-SA 4.0 quindi siete liberi di distribuirlo quanto volete.