E com’era il mare?

Il mare a Palermo

In questi giorni ho fatto un bel giretto nella mia Palermo.
Per i “fuori sede“, la risposta alla domanda è tutta in questa foto.

Emanuele

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  1. Eccola! Me la ricordavo bene! Non so se ad aver suscitato la mia invidia sia stato il mare cristallino o la sirenetta sulla sinistra (noi donne non riusciamo a non fare confronti…).
    Notte, robi

    • Ah che bello, mi hai riportato in questa pagina a distanza di tempo! Cavoli che mare che c’era quel giorno… quella signora, in tutta tranquillità si godeva quel tepore… argh che voglia che avrei di trovare un lavoro in riva al mare!
      Ciao,
      Emanuele
      PS: beh dai, non è questione di confronti, oggettivamente – anche a distanza – sembrava una bella donna!

  2. Sai Manu che una delle visualizzazioni che faccio per rilassarmi o per addormentarmi è quella di vivere in una casetta di legno in riva al mare? Non so, ma il mare ha un effetto su di me rinvigorente e rilassante nello stesso tempo.
    Ho anche spesso pensato che se avessi due soldi da investire, aprirei un b&b sul mare…Mah, chissà!
    Ciao, robi

    • Si che lo ricordo Robi, anzi mi era persino venuta voglia di verificare se l’avessi scritto sul blog o via email… e sono finito col percorrere tutti i tuoi commenti. Il mare di questa pagina e il tuo commento mi han fatto fare dei salti su tante pagine di questi ultimi anni. Se può interessarti, per curiosità, il tuo primo commento è questo qui!
      Ciao,
      Emanuele
      PS: per il B&B, non so se sia un buon investimento (emozioni a parte) in questo periodo storico. Mi viene in mente questa precisazione perché l’altro giorno ascoltavo in radio un tizio che faceva notare appunto che la gente quando tende a fuggire dalla propria vita immagina sempre robe molto a contatto con la natura, senza considerare assolutamente la sostenibilità di tutto ciò (la vita nei campi ad esempio, è bella, ma spezza la schiena… non è mica quella del Mulino Bianco…).

  3. Cavoli, che salto hai fatto! Ne è passato di tempo, eh? E parola su parola siamo cresciuti. Bella, bellissima questa cosa! Mi piacerebbe sapere che cosa viene fuori di me dalle mie parole, visto che solo tramite esse mi conosci.
    Riguardo al b&b, è vero, la realtà è molto diversa e sicuramente più dura. Ma mi piace sognarla, anche perchè io parlo di qualcosa di piccolo, non di un albergo o di un ristorante. Ho in mente alcune situazioni che ho vissuto girando, ma a dire il vero non so se e che tipo di guadagno ci fosse per viverci davvero.
    Buon week end : )
    robi

    • Anch’io ho avuto la stessa sensazione: sono passati mesi, anni, ed entrambi abbiamo fatto un percorso e cambiato parte di noi stessi. Il blog è un “gioco” che ci permette di tornare indietro e rivedere ciò che si era senza il filtro di “ciò che ricordiamo d’esser stati”. Guardando i tuoi commenti anch’io ho pensato che, di ogni commentatore, sarebbe possibile disegnare un profilo più o meno accurato…: sogni, idee, visioni della vita ed esperienze. Non ho mai schedato nessuno (sarebbe da stalker psicopatici) ma in fondo è tutto scritto tra queste pagine…
      Ciao,
      Emanuele

  4. Ogni persona ci vede in un modo diverso, siamo “uno, nessuno, centomila” come disse un famoso siciliano…
    Ogni persona vede un frammento di noi e nessuno ci conosce veramente, nemmeno noi, spesso.
    Per questo, nel caso di una conoscenza virtuale, dove non ci sono agganci reali, mi chiedevo che idea poteva venir fuori di se stessi. Ero curiosa di capire quanto vicina o lontana fosse da quello che penso di me o che in genere le presone più vicine dicono di me. Era un modo per conoscermi, tutto qui. Niente a che fare con lo stalkeraggio. Ma capisco il pudore ad esprimersi, per cui tranquillo.
    A scuola sto lavorando sugli aggettivi. Non è mai facile l’uso di essi nei rapporti con le persone.
    Il più delle volte li usiamo quando siamo arrabbiati per colpire qualcuno. Dire ad uno “sei un cretino” risulta più facile e meno imbarazzante che dire “sei gentile”. Dire ad una persona “non mi piace di te questo” è più difficile che subire il suo essere. Da dove venga questa abitudine nel censurare ciò che si pensa o si prova non lo so, ma so che quando si riesce a farlo è terribilmente liberatorio. Con i bambini è bellissimo lavorare sul riconoscimento delle proprie emozioni e sulla possibilità di poterle esprimerle. Una mia collega dice che lavoro con il cuore.
    Non lo so. So solo che accettandole e riconoscendole si fa un gran favore al proprio benessere.
    Ciao
    robi

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