Nel proliferare di manuali di digital detox, di discussioni (online) su come staccarsi almeno temporaneamente dai social network, l’uomo del ventunesimo secolo è ormai consapevole di essere vittima e artefice degli algoritmi. Il giovin signore midcult è abituato appena sveglio, ma non prima di aver controllato la performance del sonno con l’activity tracker, agli esercizi mattutini di Gmail: cestinare gli avvisi inviati dai siti cui si è iscritto (sconti strepitosi, il lavoro che potrebbe interessarti, vorresti aggiungermi – sono tua cugina – alla rete LinkedIn?, i seguenti articoli in base a articoli che hai acquistato in passato o che ti possono interessare); e di Facebook: ritagliare, eliminare con gli occhi le pubblicità dell’ultimo oggetto visto (per sbaglio) su Amazon, rispondere cortesemente alle notifiche, verificare i tag, aggiungerli al diario, vagare qua e là e cliccare mi piace; e di Twitter: salto con l’asta di tutti i cinguettii sponsorizzati, Sarah Stage, Luis Enrique, #ciaone. Con l’esperienza migliorano le performance del suo pollice opponibile che religiosamente scorre da sinistra verso destra per sbloccare, poi dal basso verso l’alto per scrollare i flussi, gli umori, i bocconi di notizie rimpastate.

Emmanuela Carbé – Io odio internet

 
Kobek – scrive la Carbé analizzando “I hate the internet” – ci ricorda che San Francisco è l’epicentro della più grande contraddizione di questo secolo: la libertà di parola e di espressione si sta esercitando in piattaforme web controllate da aziende il cui unico scopo è fare soldi.

Emanuele

Facebook traccia ovunque chiunque.

[…] In the past, we’ve only shown ads in these places [the web, ndr] to people who have Facebook accounts. Today, we’re expanding Audience Network so publishers and developers can show better ads to everyone – including those who don’t use or aren’t connected to Facebook.

Bringing People Better Ads

Facebook ha esteso il tracking su qualsiasi sito web anche verso gli utenti non registrati sul social network. Ovunque sia presente un bottone di Facebook (tipicamente quello del “Like”), Facebook registerà la navigazione e ne analizzerà il comportamento.

Tecnicamente salverà sul browser un cookie utile per rintracciarvi – come le briciole di Pollicino – su qualsiasi sito entriate in modo da poter studiare i vostri gusti ed interessi e da lì scoprire sesso, età, razza, religione, livello culturale, orientamento politico…

Un livello di pervasività immenso non più limitato a coloro che avevano accettato di far parte del social network e che non spaventa l’utente medio solo perché “invisibile“. Difficilmente accettereste di navigare con una persona che, seduta accanto a voi, continuamente annoti su un taccuino ogni singola pagina che visitate e – persino – i movimenti che fate col mouse.

Come difendersi? Un buon inizio può essere quello di installare (e configurare opportunamente) uBlock Origin su ogni browser che utilizzate.

Personalmente ho rimosso da questo blog qualsiasi bottone di Facebook [era stato inserito, preso da un raptus di modernità, solamente nell’ultimo restyling]. Non mi interessa raccontare a Facebook cosa cerchiate da queste parti.

Richard Stallman, programmatore e attivista, ha raccolto nel tempo un elenco considerevole di ragioni per cui stare alla larga da Facebook.

Emanuele

“Waiting for DSMOS” fix.

Avete aggiornato ad El Capitan e non riuscite ad avviare il vostro Mac? Se avviando in modalità “verbose” (CMD+V) avete scoperto che il processo di avvio si ferma su “Waiting for DSMOS”, il problema risiede al 99,9% nei file kext (Kernel Extension file, nient’altro che file “driver” di OS X) che potrebbero non avere una firma digitale accettata da OS X El Capitan. La soluzione fortunatamente, una volta riconosciuto il problema, è molto semplice.

Avviare in modalità di recovery (avviare premendo il tasto ALT/Option e selezionare il disco di Recovery o con CMD+R), attendere il caricamento delle utility, aprire il terminale e digitare:

cd /System/Library/Extensions/
mkdir Unsupported/
ls -lO

Con tali comandi avrete creato la cartella “Unsupported” e avrete ricevuto la lista dei file .kext presenti nella vostra installazione.

mv <nome file> Unsupported/

Utilizzate il comando indicato qui sopra per spostare man mano tutti i file senza @ tra i permessi. I driver di device non presenti nell’installazione di default infatti non vengono contrassegnati come “hidden” (nascosti) in fase di installazione e sarà facile identificarli.

La modalità più complessa prevede l’utilizzo del comando:

system_profiler SPExtensionsDataType > /tmp/kextList.txt

Tale comando crea una lista dei file kext che vien salvata nel file kextList.txt. Raggiunto tale file potrete individuare i driver “Not Signed“. System_profiler però non sempre riesce ad avviarsi correttamente dal disco di recupero pertanto la prima strada indicata è quella più rapida e comoda.

Al prossimo riavvio dovreste raggiungere l’agognato desktop con l’unico inconveniente che alcuni device esterni collegati al Mac durante gli anni dovranno esser installati nuovamente (con driver aggiornati questa volta!).

Emanuele

Note per vecchi blogger.

Sebbene questo blog possa esser sembrato fermo per un mese, al suo interno ha combattuto con un bug di Jetpack, ha abbandonato Flash per tutte le tracce audio e sta per farlo anche per tutti i video a favore di quanto offerto dall’HTML5.

Mantenere un sito non significa solo rifare un template in maniera responsiva ma avere anche a mente che, quotidianamente, centinaia di persone vi accedono non tramite la homepage ma attraverso chiavi di ricerca che puntano alle più impensabili e nascoste pagine del proprio archivio. [1]

Emanuele

[1] Tip in regalo: uno dei plugin storici di questo blog è “Broken link checker” il quale scansiona costantemente i link presenti in tutto il database e avverte nel caso in cui qualcuno sia morto. Silenziosamente, negli anni, ho corretto centinaia di link. “Un buon link è un link che non muore mai” ma – Wikipedia a parte – in pochi sembrano ormai ricordarsi di questa sana regola.

Ciliegio in fiore.

2016-04-05_in-giardino_ciliegio-e-acero
Nel mio giardino la primavera è esplosa da alcuni giorni. Combatto il grigio noioso di questo inizio d’Aprile milanese con il verde dell’acero, il bianco del mega-ciliegio, il rosso, il giallo, il rosa e l’arancione dei tulipani, ormai sbocciati, arrivati in seme dall’Olanda.

Aiutano a respirare. Venti minuti terapeutici alla fine di una giornata di lavoro. Una sedia sull’erba, un po’ di silenzio, gli uccellini che svolazzano qua e là.

Ho atteso un inverno questo momento.

Emanuele