Il tuo giorno.

Lei prendeva filosoficamente nota delle date man mano che scorrevano con il passare dell’anno […] il suo compleanno e ogni altra giornata scolpita da un episodio al quale lei aveva preso parte. A un tratto un pomeriggio, mentre rimirava la propria bellezza allo specchio, le venne fatto di pensare che c’era un’altra data, più importante per lei di tutte le altre, ovvero quella della sua morte, in cui tutto l’incanto sarebbe svanito, un giorno che si annidava nascosto fra tutti gli altri giorni dell’anno, senza farsi notare quando ogni anno lei vi passava sopra, ma pur sempre lì in attesa. Quando sarebbe arrivato?

Thomas Hardy, Tess dei d’Urbervilles

Questo piccolo omaggio allo scrittore inglese Hardy faceva da incipit alla quinta parte del libro.

Dal giorno in cui ho letto quelle parole, ogni tanto, mi fermo a pensarci anch’io: quale sarà? Vi sarò già capitato “sopra” varie volte… proprio come uno di quei giochi di società in cui per svariati giri salti la casella sfortunata, finché, un bel giorno ti ci fermi sopra e vai dritto in prigione senza passare dal via.

In realtà, ed è questa la cosa che mi fa impazzire, non “deve ancora venire” ma è – addirittura – “già passato”. Quel giorno è già sul calendario ed è così per tutti.

Emanuele

Darwin sbagliò: non ci evolviamo (del tutto).

La foto che vedete qui sotto l’ho scattata al Museo di Storia Naturale. Ogni tipo di animale ha il suo tipo di corna e non potevo lasciarmi sfuggire una frase emblematica come questa. In realtà una riflessione mi ronzava in mente già da qualche giorno ma quel momento è stato determinante per convincermi a scriverne due righe.

Scritta "Questioni di corna" al Museo civico di Storia Naturale - Milano

La questione è semplice: perché questo mondo è arrivato incapace di vedere relazioni diverse da quelle a sfondo sessuale tra un uomo e una donna? Prima di continuare nella discussione vi avverto che faccio parte anch’io dei “contagiati” (non volate a conclusioni affrettate però…).

Tutto è iniziato la settimana scorsa (no, il mondo già girava in questo mondo da prima) quando ho dormito a casa di un’amica. Nulla di prestabilito o di programmato, casualmente volendo uscire insieme il giorno dopo mi ha detto “ma perché non dormi da me?”. E io non mi son posto problemi (come, è giusto dirlo, nessun essere al mondo in quel momento si pone). Bene… il giorno dopo è stato un susseguirsi di scene in cui dovevi giustificare l’aver condiviso il letto con una Amica.

Prima le sue coinquiline (che in effetti m’han pure visto uscire a petto nudo dal bagno perché ero convinto fossero già fuori casa…), poi gli amici incontrati. E ripeto: sono il primo che fa un certo tipo di battutine quando accadono situazioni simili.

Perché tutto questo? Mi sento drogato in questi giorni. Mi sento come se fossi – nuovamente – stereotipo di una società che non amo, di un modo di fare e vivere che non condivido.

L’amica, tra l’altro, è fidanzata e (oltre a scommettere di non interessarle minimamente) posso assicurarvi che non avrei mosso mai un dito. Io sono single, lei no. Certe cose distruggono le vite. Mi correggo: non avrei mai mosso mezzo dito.

[…] pensa se la gente, invece del potere,
pensasse all’amicizia come modo per godere.
E come capi indiani, magia,
si fuma per la pace
ma tu mi dirai “Poesia,
non si mangia con la poesia!!”.
Basta! Per me questo è un duello
devo salvar la testa perché dentro c’è il cervello!

Bandabardò – Sogni grandiosi

Perché però il mondo insegna, un po’ a tutti, a ragionare semplicemente nell’ottica delle esperienze sessuali? Capisco che è innato nell’uomo (come essere animale) la necessità di riprodursi e garantire un futuro ai suoi geni ma credevo ci fossimo evoluti un pochetto.

Emanuele

Google aggiorna i profili utente.

Google ha appena ridisegnato, molto silenziosamente, la pagina dei profili utente. Questa è la mia. Le cinque foto in alto ricordano molto Facebook e spero (anche se ne ho il sentore) che l’idea non sia quella di realizzarne un sostituto attraverso una strategia lenta e silenziosa, quanto piuttosto, sostituirsi a servizi come ClaimID o Gravatar.

Se un bel giorno vedo apparire “Forse potresti conoscere…” con una bella lista di amici da riempire e mettere in evidenza, sarà la volta che lascio anche Google. Ipso iure.

Emanuele

Inizioefineinizioefine…

Copertina de "Un giorno" di David NichollsCerti libri ti sembrano intriganti già dalla quarta di copertina. Perché le onde sugli scogli, quel moto ondoso dell’andare e venire è qualcosa che affascina e probabilmente fa parte del nostro essere vivacemente irrequieti.

Qualche giorno fa ho iniziato a leggere “Un giorno” di David Nicholls e il fatto che sia un librone da quasi 500 pagine non mi ha intimorito per nulla, al contrario, le prime 300 pagine sono volate come fossero un breve riassunto di ciò che vuoi sentire.

La sua trama, viene sintetizzata, irresponsabilmente, così:

Due ragazzi si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile. Ma le loro strade vanno in direzioni diverse, e devono dirsi addio. Per venti anni si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi ogni cosa, pensando all’altro con nostalgia e desiderio. Senza poter mai dire a se stessi che è vero amore.

Poi però apri la prima pagina del primo capitolo e leggi qualcosa che per te significa parecchio. Perché anche tu non ami stare con le mani in mano, perché anche a te “cambiare il mondo” affascina perché è un ottimo modo per lasciare qualcosa di bello a chi arriverà in futuro.

«La cosa più importante per me è segnare sempre una differenza» disse lei. «Insomma, cambiare qualcosa, capisci?». «Tipo “cambiare il mondo”?». «Non tutto il mondo. Soltanto il piccolo pezzo di mondo attorno a noi».

Rimasero in silenzio per un momento, raggomitolati l’uno contro l’altra sul letto a una piazza, poi si misero a ridere piano…

Tratto da: “Un giorno” (pag. 1)

A quel punto hai la certezza che sarà una bella avventura, che quel libro avrà molto da donarti in sogno e riportare qui, l’incipit e la quarta di copertina mi sembrava il modo migliore per presentarvi il libro: la prima pagina e l’ultima, insieme, come non hanno modo di fare. Alla stregua di Emma e Dexter.

Emanuele

Il contrasto è la chiave di volta.

Sole e spighe di grano in controluce

La notte non è mai così nera come prima dell’alba
ma poi l’alba sorge sempre a cancellare il buio della notte.
Così ogni nostra angoscia, per quanto profonda prima o poi
trova motivo di attenuarsi e placarsi,
purché lo vogliamo. Sappiamo che c’è la luce perché c’è il buio
che c’è la gioia perché c’è il dolore, che c’è la pace perché c’è la guerra
e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti.

Tratto da “Notte infinita” di Romano Battaglia

Emanuele

(photo credits)