Credo di avere un problema tra iPhone e acqua che dovrei discutere con un analista. Dato che però non mi prendo la briga di prenotare qualche seduta eccomi con un nuovo iPhone. Non so se sul lungo termine questa strada sia più economica di qualche incontro con uno bravo (ma ho paura di aprire un vaso di pandora), sta di fatto che sono a due virgola cinque (si, uno si è salvato dopo essere finito in terapia intensiva) iPhone abbattuti a suon di gavettoni.

Il problema di fondo è che sono un babbeo che s’è bevuto la fantomatica impermeabilità dei nuovi device, così le uccisioni non sono mai arrivate per impreviste cadute nell’acqua ma per volontarie immersioni. Per questo, dicevo, sarei da analisi.
Detto ciò, vi scrivo dal mio nuovo e arancion-scintillante iPhone 17 Pro. Dovrei essere entusiasta e invece no. Ho la sensazione che la birra in questo genere di device sia finita da tempo, la curva di innovazione, migliorie e vantaggi tra una generazione e l’altra sia sempre più sottile e invisibile. Ho trasferito tutti i dati dal mio 13 Pro al 17 Pro ed ho continuato ad usarlo come se nulla fosse cambiato. Stando alle specifiche tecniche dovrei avere milioni di funzionalità e vantaggi, nell’uso pratico però non avverto alcuna differenza. Il nuovo è fluido, il precedente lo era. Girano le stesse app, cos’altro dire?

Si ok, c’è “Apple Intelligence“, ma dopo averlo provato un po’ ho capito che l’unico reale vantaggio è quello di avere «un idiota direttamente nella tua tasca». Apple è notoriamente indietro sull’AI e vedere questa funzionalità arrancare in maniera così imbarazzante è desolante. Probabilmente (anche) questo spiega perché Buffet negli ultimi anni abbia alleggerito la sua esposizione su Apple.
Gli ultimi rumor vogliono che la mela morsicata abbia deciso di far affidamento sulla tecnologia di Google, integrando tutto in casa. In questo Apple rimane encomiabile: rispetto ai competitor continua a tenere alta l’attenzione sulla privacy dei dati dei suoi utenti e – tornando un po’ più seri – sono consapevole che anche questa sia una delle ragioni per cui è rimasta indietro sul treno dell’IA: è difficile sfornare assistenti digitali validi quando limiti il più possibile la superficie di dati collezionabili.
Anyway. Vedremo quanto durerà questo nuovo iPhone e tra quanto, vi racconterò, che la sua vapor chamber è piena d’acqua…
Emanuele
