“Activity records”.

Snowden propone di prendere l’abitudine di definire i metadatiactivity records” per rendere più evidente quel che sono.

Loro sanno che hai chiamato una linea erotica alle 2:24 del mattino e hai parlato per 18 minuti. Ma non sanno di cosa hai parlato.
Loro sanno che hai chiamato il numero per la prevenzione dei suicidi mentre eri su un ponte. Ma l’argomento della conversazione resta segreto.
Loro sanno che hai parlato con un servizio che fa test per l’HIV, poi con il tuo medico e poi con il gestore della tua assicurazione sanitaria. Ma non sanno di cosa avete discusso.
Loro sanno che hai chiamato un ginecologo, gli hai parlato per mezz’ora, e poi hai chiamato il consultorio locale. Ma nessuno sa di cosa avete parlato.

 

Le parole di Internet: metadati (e cosa se ne fa WhatsApp)

Io non so se con i più giovani – o con voi stessi – facciate mai educazione all’uso della tecnologia. Penso sia un tema dove esiste una disinformazione e un’ignoranza pazzesca. Purtroppo sebbene sia vero che l’ignoranza fa vivere sereni, per certi versi è un po’ come mettersi il prosciutto sugli occhi quando si decide di trascurare certi aspetti degli strumenti che usiamo quotidianamente.

Forse mi prenderete per radicale, talebano o noioso. In realtà mi viene da scrivere questi messaggi perché ho ben presente che giri facciano queste informazioni e come, in realtà, finiscono – attraverso altre strade – per influenzare la società.

Non ho mai amato Facebook (e non mi sono mai iscritto) per via dei suoi grandi paradossi. Non voglio consigliarvi di spegnere il cellulare quanto di conoscere e comprendere la quantità di informazioni che questi strumenti hardware o software, quali possono essere i social network, sanno di noi.

L’informazione è potere.

Emanuele

12 commenti » Scrivi un commento

  1. Visto che i dati presi dai social influenzano le scelte di altri più potenti di noi, vedremo il frutto delle nostre scelte online. Speriamo di influenzare bene, non riesco a dire altro. Nessuno, a parte una nicchia preparata ,sa su che Ferrari sta correndo.
    robi

  2. Aggiungo una cosa: noi abbiamo bisogno di persone preparate come te che ci illuminino con parole semplici.
    Non sembri un talebano, ma un po’ mi ricordi la Chiesa quando si ostinava a dire la messa in latino e nelle chiese. Veniva capita solo da chi lo conosceva e da chi poteva arrivare alla chiesa.
    Sarebbe bello che il tuo sapere arrivasse alle persone, ce n’è bisogno, ma serve mettere via ideologie e avere a cuore la sostanza, non credi?
    Il blog è importante, ma non esclude altre possibilità.
    robi

  3. Roberta cade a fagiuolo, in questi giorni, lo scandalo “Cambridge Analytics“: Facebook è uno strumento di sorveglianza di massa. Le elezioni USA, sempre più visibilmente sono state manipolate grazie all’uso indiscriminato di queste conoscenze. Gli algoritmi di analisi sviluppati da Facebook, riescono a catalogare automaticamente le persone con una precisione impressionante: il margine d’errore se sei gay è del 12% e il 65% delle volte indovina anche se fai uso di droghe. In pratica chi ha accesso a quelle informazioni ha una fotografia quasi esatta della popolazione che monitora. Farne parte non fa altro che alimentare quel sistema.
    Capisco sia dura ribellarsi, posso assicurarti però che riesco ancora ad avere e sentire gli amici.
    Ciao,
    Emanuele
    PS: l’articolo in origine non era dedicato a Facebook, quel che leggo in questi giorni però non riuscivo a non raccontartelo.

  4. Grazie Manu! Ti avevo detto o no che le tue parole sono preziose? Io vengo a leggerle qui ancora comunque…
    Robi

  5. Roberta … il bello di un blog personale (self-hosted o meno) è che è liberamente accessibile a chiunque abbia a disposizione un browser e un motore di ricerca.
    Non siamo chiusi dietro dei ‘giardini recintati’ ma aperti al pubblico h24 e 7 giorni su 7.
    Sta ai lettori venire a trovare le informazioni che condividiamo e ad aiutarci ad esprimerci meglio quando quello che scriviamo non è chiaro.

    Ciò detto… tu ce l’hai un blog? Che aspetti ad aprirlo ?
    😉

    • In questi giorni affrontavo l’argomento con alcuni amici. Gli scandali di questi giorni sono storia reale. I test fatti da Facebook sull’umore delle persone sono storia reale. E’ il momento di prendere consapevolezza. Di guadagnare in maturità. Di educare chi non è al corrente e di dare l’esempio. Come al solito, se vuoi cambiare il mondo, inizia cambiando te stesso. Anche in questo caso credo che ci siano ormai più che ragionevoli motivazioni per allontanarsi da quegli strumenti di controllo.

      Il problema è sempre e solo di percezione: lo chiamassero “Spy network” l’effetto sui partecipanti sarebbe diverso: tutti continuamente si ricorderebbero di essere spiati e di star spiando. Il nostro “Io” più onesto riconoscerebbe di non star facendo una cosa corretta. Invece si chiama “libro dei volti” e sembra una cosa così innoqua. Ho raccontato più volte in questi anni le ragioni per cui evito Facebook: molto spesso erano legate – semplicemente – al fatto che non amo i pettegolezzi, preferisco condividere le emozioni con gli amici in maniera diversa dalla semplice visita del loro profilo per tenermi aggiornato e così via. Questa volta ci sono ragioni di carattere sociale molto più importanti e nobili: se seriamente l’elezione Trump (o la Brexit) è stata influenzata e guidata da un’orchestra che ha saputo indirizzare i voti, allora questi strumenti minano anche la nostra libertà di pensiero (deviandola) e la storia della nostra società (facendo sì che certe cose accadano).

      Personalmente sono sconcertato. Come dicevo ad alcuni amici, purtroppo, la percezione di tutto questo è molto molto debole: la gente vede solo uno strumento per curiosare tra le foto della cugina al mare. Sembra tutto così innocente da non avere una vera percezione di quale sia il trade-off che si accetta quando si decide di girovagare tra quelle pagine.
      Robi, sei un’insegnante! Perché non sfrutti questa storia nelle tue classi?
      Ciao,
      Emanuele

    • Ciao Koolinus, io vengo a leggere i blog, altrimenti qui non mi leggeresti. E ormai sono una mosca bianca. Ma tante cose le ho scoperte prima su Facebook che mi rimanda poi ai blog se voglio.
      E se uno è mio amico su Facebook non trova me e nessuno al mare in costume. Mi piace scambiare altri pensiero e riflessioni.
      Aprire io un Blog?
      Per ora resto lettrice. Ciao!

  6. Manu ho visto da poco il film Snowden. Poi tu hai scritto l’articolo con quel titolo. Io ti ascolto e ne parlerei davvero in classe…non ora che hanno sei anni, ma tra un po’. Il problema è che davvero non ho la formazione e gli strumenti per capire la differenza a livello di manipolazione dei dati tra Twitter Facebook un Blog una app un gioco online. Ovunque mi pare possano accedere a dei dati. Siete più bravi voi oppure mi dovete fare un corso di almeno un giorno. Se fossi più esperta in materia l’avrei già fatto.
    P.S. Da due anni a scuola ho lanciato un progetto senza costi. Si chiama IMPATTO ZERO. Al mercoledì ogni bambino della scuola porta una merenda fatta in casa o frutta e verdura senza imballaggi da buttare. I bambini sono entusiasti perché la varietà di merende homemade diventa addirittura motivo di scoperta di gusti nuovi. Il discorso della plastica lo capiscono in parte, ma un passo alla volta si creano pensieri critici. Ti ricorda qualcosa quello che ho scritto? Tua sorella? Ecco, dove sono convinta e preparata mi lancio. Apiena capirò bene anche questo mondo che non vedo agirò.
    Robi

    • Ciao Robi, si che intravedo nel tuo progetto quello che mia sorella sta tentando di fare. E’ vero che gli obbiettivi si raggiungono per gradi e che l’importante, nell’educazione, è lasciare dei semi che un bel giorno germoglieranno. Il tuo progetto probabilmente non eliminerà la plastica dalle mani dei bambini ma sicuramente li renderà più consapevoli e magari solo due su trenta decideranno di porvi particolare attenzione.
      Allo stesso modo, l’educazione alla tecnologia, non mi aspetto che elimini i social o i cellulari dalle mani dei ragazzi. Credo però sia importante renderli consapevoli di quello che nascondono (dai discorsi sulla sicurezza, alla privacy, al trattamento dei dati…). Capisco non siano argomenti semplici, non mi sorprende ti venga complicato parlarne. Tantissimi miei coetanei faticano ugualmente ed è facilissimo passare per esagerati e paranoici. Purtroppo la tecnologia permette di costruire strumenti stupendi che al contempo nascondono qualcosa di invisibile.
      C’è Paolo Attivissimo che credo faccia lezioni nelle scuole in tal senso… perché non provi a coinvolgerlo? Credo si muova tanto nel nord Italia.
      Ciao,
      Emanuele

  7. Prendo nota e chissà che non riesca a combinare qualcosa anche in questo ambito. Grazie della dritta. Notte, robi

  8. Pingback: Riprendiamoci i nostri dati. | …time is what you make of it…

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