Camminare, senza più pensieri né storia.

Pick-up corre nella savana

Quel giorno Emanuele era su un pick-up. Le quattro ruote dentate del mezzo scorrevano veloci tagliando in due un pezzo di savana e il rumore del vento sconvolto dal suo avanzare gli sbatteva violento lungo viso. Guardava avanti quella mattina. Senza maglietta, per godersi al meglio il sole stava comodamente sdraiato nel cassone posteriore, tra due sacchi di arachidi e un bidone pieno di qualche strana farina. Gambe distese, braccia appoggiate lungo le paratie laterali e testa all’insù, guardava il cielo azzurro con un occhio solo. L’altro doveva bilanciare quella grossa stella che in quell’angolo di mondo sembrava più aggressiva del solito. Tutto in quel momento, nonostante le sconnessioni del terreno, appariva incredibilmente perfetto. Non un pensiero triste, non un sorriso forzato. Se l’universo fosse stato in grado di cristallizzare l’istante in cui una gocciolina di sudore fece capolino dalla sua fronte, l’avrebbe fatto. Lei, quella piccola e quasi insignificante creatura dell’universo, quel concentrato di energia riprodotto e distrutto da millenni secondo la teoria che fascinosamente vuole che nulla si crei ma tutto si trasformi era la ciliegina finale di una torta mai vista prima. Quell’uomo, in calzoni corti, coi suoi scarponi e le tasche vuote, in quel momento e per pochi attimi fermò l’intera scena nella sua testa, sostituendosi quasi irrispettosamente, ai limiti imposti alla fisica dell’universo stesso. Quel fermo immagine poteva ruotarlo da tutti i lati, andando a definire il moto parabolico di ogni singola pietrina che gli pneumatici facevano librare in volo. Poteva accarezzare la scia di fumo e terra che dai passaruota si espandeva intorno all’abitacolo, creando varie fettine pettinate dalle sue mani. Poteva persino passare un dito su quell’unica goccia di sudore senza farla esplodere ma carezzandola col rispetto e la lentezza che si riserva alla propria amata nel risveglio silenzioso di una domenica mattina. Lei, quella sfera schiacciata, brillava di varie sfumature dovute ai sali ed alle scorie che il suo corpo aveva diligentemente espulso. Lui lo sapeva e ne sorrideva sommessamente. Non sentiva più nulla sebbene gli fosse chiaro dov’era finito. Avrebbe potuto girovagare nei pressi dell’auto, lasciando tutti i passeggeri del mezzo incantati nel loro moto. Chi dormiva e si era arrestato con la bocca semi aperta nella fase di inspirazione. Chi guidava, fermo con una mano sul cambio che – magicamente – aveva cessato di vibrare e chi cantava, imbalsamato ed incantato tra chissà quale nota pronta a trasformarsi in onde sonore che in pochi, pochissimi istanti, si sarebbero infrante tra i timpani degli altri passeggeri. Avrebbe potuto prendersi tutto il tempo che voleva per rileggere quella scena, per scrutare ogni ruga dei passeggeri, per verificare se una scheggia, insignificante, non avrebbe – di li a poco – terminato la sua corsa conficcandosi e dilaniando uno degli innumerevoli tasselli del pneumatico. Sarebbe potuto balzar giù, eseguire una breve corsa e nascondersi, due secondi, dietro un baobab prima di schioccar le dita per far ripartire la scena, senza di lui. E invece… decise che tutto doveva scorrere.

L’auto, il moto, le pietrine, il fumo, lo sbadiglio, la nota, il vento, il cambio, la terra, il bagliore del sole, la scheggia, il suo sudore. Tutto si mosse, lui non seppe registrarne più la sequenza, l’ordine temporale degli eventi gli sfuggì inesorabile ma, gli era ormai chiaro che perdere qualcosa – nella vita – nascondeva un segreto talmente profondo che molti, nella storia del mondo, avevano desistito dal cercarlo, rifugiandosi tra milioni di ricordi. E lui, non era fatto assolutamente per i rifugi.

E’ così, trasformandomi per una volta (e per la prima volta) in un personaggio dei miei tentativi di scrittura (me lo dovevo questo regalo: finire parola tra le mie parole), che vi informo che questo blog sta provando a cambiar linea per qualche tempo. I motivi non sono da ricollegare all’Africa ed alla sua capacità di mostrarti una vita semplice, quanto piuttosto, ad un disagio interiore che da tempo perdura. Devo ammettere di aver scritto in questi ultimi quindici giorni per voi. Quando tornai avevo seriamente voglia di non raccontar nulla, di mantenere tutto sul mio taccuino, di conservare baci, foto e sorrisi in una scatola solo mia. Poi ho pensato che ve lo dovevo perché mi siete stati accanto in questi anni e perché, a giro, un po’ tutti avete manifestato la voglia di leggere un po’ della mia Africa.

In ogni caso, i più attenti avranno notato che le domeniche successive al mio ritorno non è arrivata alcuna perla di saggezza e che, durante queste settimane, non ho più intervallato i post con argomenti futili, con idiozie tratte dalle mie giornate (e di stravolgimenti, in questi giorni, avrei da raccontarne…), ma è proprio quest’ultima parte che voglio provare ad abbandonare per un po’.

Lasciare scorrere tutto quanto con maggior forza, provare a “non raccontarmi”. E’ qualcosa che, mi son convinto, porterà buone nuove in me.

Emanuele

12 commenti » Scrivi un commento

  1. Intanto parto con il ringraziarti per il regalo che ci hai fatto scrivendo i tuoi post dall’Africa in poi.
    Devo dire che, personalmente, ero pronta anche al fatto che tu non scrivessi e l’avrei accettato.
    Il tuo cambiamento era già in atto prima del viaggio…
    Mi piace anche la pagina del tuo libro…
    Capisco che sta succedendo qualcosa, sento la tua voglia di cambiare, mi spaventa un po’ il fatto che tu consideri futili certe cose che fai, la vita è piena di cose futili e spesso è in esse che sta la nostra vera essenza. Te lo dicevo anche nella mail, non credo stia a noi giudicare quello che è serio, importante e non futile.
    Ho imparato da te moltissimo nei post in cui parlavi di cose apparentemente banali, mentre come hai visto stamattina, non mi è arrivato niente in un post che doveva “sbattermi” in faccia la cruda realtà.
    Una frase che adoro, tratta dal film “Come eravamo” di Sidney Pollack dice:”LA VITA E’ TROPPO SERIA PER ESSERE PRESA SERIAMENTE”.
    Prendersi con leggerezza e con ironia è, secondo me, il miglio modo per essere umili di fronte alle grandi cose della vita.
    Ad ogni modo, rispetterò qualsiasi tua scelta.
    Buon cammino, Manu
    Robi

    • Si, un cambiamento era in me da tempo… però innanzitutto va chiarita una cosa: in questi ultimi mesi ho riflettuto tanto se mollar tutto o meno ed ho capito che aveva poco senso smettere di “esprimermi” visto che una parte di me ama scrivere. Quindi ti posso tranquillizzare, questo posto non è morto. Semplicemente, proprio per la leggerezza di cui parli tu, voglio provare a “non ricordare” giornalmente ogni emozione/sensazione/esperienza vissuta. Perché quando uno le ricorda, inevitabilmente, le ripercorre, le rilegge, le interpreta… ne trova motivazioni e pecche. Proprio per questo voglio provare a “farle scorrere”. Leggerezza possibilmente è anche questo ed ho voglia di scoprirlo.
      Come funzionerà questo blog allora? Beh… semplicemente proverò a scrivere altro, qualcosa che non deve essere sempre inerente con la mia vita, facendola diventare un po’ più privata e – al tempo stesso – un po’ più “invisibile” ai miei occhi.
      Vediamo cosa esce fuori: è una nuova scommessa. Cambierà il modo di scrivere? Cambierà lo stile? Cambierà il mio modo di razionalizzare ciò che vivo? Sono tutte domande appena aperte… e cosa c’è di più bello dell’avere qualcosa cui rispondere? 🙂
      Ciao,
      Emanuele

  2. Lo immagino bello. Il cambiamento. Ho fiducia.
    Delle cose vecchie si possono conservare le parti migliori, la schiettezza, la trasparenza, la semplicità….
    La cosa più difficile, ma anche più divertente, è riuscire a scrivere le cose complicate in modo semplice.

    Anche io mi pongo delle domande. Ti interesserà quello che pensiamo di questo cambiamento? Te la prederai per i nostri complimenti o per le nostre critiche?
    Ti credo, sai, quando dici che non te ne frega niente di pubblicizzare questo posto. Perché non te ne frega niente che lo leggano “tutti”.
    Non si scrive mai per tutti.
    Ma tu scrivi per te stesso? Per chi scrivi insomma?
    …si scrive sempre per qualcuno….

    E’ un fiore questo blog, si nutre dei nostri commenti, e noi siamo felici di annaffiarlo.
    Ma siamo noi quel “qualcuno” a cui scrivi? …magari a volte prendiamo in prestito la sua voce e alcuni dei nostri commenti coincidono con il suo pensiero…. Per questo alle volte sei felice di leggere nelle mail che è arrivata la notifica di un commento…. Ma poi infondo noi siamo sempre noi, mentre tu aspetti qualcun altro.
    Ma tu non lo sai chi è questo qualcuno? ….certo non sarà sempre lo stesso, e se lui cambia anche tu senti la necessità di cambiare perché infondo è il SUO parere ciò che conta…. Conta anche per noi certo, mica commentiamo le tue cose perché siamo buoni, mica ti critichiamo per farti crescere…. Non staremo invece anche noi cercando il nostro qualcuno?
    Tu sei così bravo a scrivere…. racconti così bene la tua storia, la mia storia, le nostre storie… Io ho bisogno di leggere nelle tue parole pezzi della mia storia, perché tutti abbiamo bisogno di storie ma non tutti sappiamo raccontarle. E si sa che le storie succedono a chi le storie le sa raccontare….

    Vuoi che la tua vita diventi invisibile ai tuoi occhi? Ma l’essenziale è invisibile agli occhi, non è così che si dice? Quando camminerai ad occhi chiusi ancora ti sentirai troppo coerente e troppo poco libero di vivere liberamente i tuoi sentimenti. Cosa ci rende meno liberi? …i nostri studi, certo. E poi c’è qualcosa dentro di noi che rema “contro”. In carcere te ne accorgi subito. Sto cercando di guardarmi intorno con più libertà, come possono arrivare a fare più facilmente certi detenuti. Ma le mie sbarre sono più solide delle loro, non è altrettanto facile abbatterle. Tuttavia si può provare. No? Proprio i nostri studi ci imprigionano, ma ci danno anche la chiave per evadere dalle prigioni che ci costruiamo.
    Come? La creatività è la chiave per evadere!! La creatività si sviluppa giocando.

    C’è una poesia che attende di essere commentata. E non esistono solo scuse e non esistono solo le parole. Ci sono anche i disegni, le foto, i numeri…. quando si sa giocare….
    Quando invece la coerenza regna sovrana, e impedisce ogni gioco, non c’è più niente. Resta solo la santità e la sanità mentale. Che non è vita….

  3. volevo scrivere qualcosa, poi ho cominciato a guardare le foto del tuo viaggio e mi sono dimenticata quello che volevo dire. Bellissime :joy:

  4. Tiziana, bellissimo questo tuo commento. L’ho riletto più volte e la cosa più affascinante è vedere il lettore che interpreta lo scrittore. E’ vero, si scrive sempre per qualcuno. Anch’io l’ho fatto, anch’io lo faccio. Non ti dirò per chi, anche perché quell’entità varia nel tempo, varia nei giorni, varia… in me. Però c’è, è innegabile. Se non ci fosse, lo specchio (che è una pagina scritta) non esisterebbe. Devo rivedere qualcosa attraverso quelle parole. Devo telefonare, devo comunicare con quell’entità. Devo dirle “sono qui, sappi che sono qui”. L’entità non risponde, però mi sente e questo è sufficiente. Tu piuttosto, cosa cerchi attraverso le mie parole? Secondo me il lettore, più che lo scrittore, cerca sempre qualcosa con maggior forza. Sia perché l’atto di scrivere è un versare mentre quello di leggere è un assorbire, sia perché lo scrittore usa parole sue, il lettore fa addirittura lo sforzo, inconsapevole, di ritrovar qualcosa in quelle di qualcun altro. Dov’è realmente la tua mente quando passi da qui?
    Quando si legge un libro, è facilissimo impersonarsi, anche solo per poche pagine, per pochi versi, in un personaggio. Quale lato di quel che è scritto qui, ritrovi in te?
    Sarei curioso di chiederlo ad ogni lettore… anche perché qui non scrivo spesso di argomenti tecnici (non è un blog sul fai da te), così chi si ritrova a passar da qui, sicuramente colma un bisogno interiore.
    Riguardo a me e all’invisibilità, sto vivendo un periodo di transizione, anche da altri punti di vista. Forse è da lì che arriva questo nervosismo o questa voglia di “evadere” persino dalle mie parole. Ho tutto, ma forse non è realmente ciò che “è tutto” per me. Ma con che coraggio lamentarsi?
    Mi piace che hai accettato l’idea che i tuoi studi, i miei studi, possano aver creato una “forma mentis” che imprigiona. Essere svegli e non accettare che sia tutto “come pensiamo” è il primo passo per imparare ad affidarsi ad occhi chiusi. Anche perché l’essenziale…
    Wiwi, mi fa piacere ti piacciano le foto. Appena ricordi quel che volevi dire me lo scrivi? Mi hai incuriosito… 🙂
    Ciao,
    Emanuele

  5. …è invisibile agli occhi!
    uhm… 🙄

    p.s. Manuuuuu devo chiederti un consiglioooooo!!!
    (e lo so che nn è il posto giusto…ti mando un’email presto, appena avrò una connessione decente!) 🙂

  6. Pensavo anche io ad uno specchio… ma mi sembrava troppo complicato…. Ma vedo che ne hai parlato tu al posto mio…
    Io trovo molto di me nelle tue parole. Facilmente mi identifico. Mi stupisce però che partiamo da punti così differenti…
    Tante volte mi sembra che parli di dio o per dio. Io penso solo agli uomini, eppure, percorrendo strade così diverse, riflettiamo le stesse riflessioni. Cosa c’è in comune quindi ai nostri pensieri?
    Io comunque ho fatto fatica a costruirmi un mio pensiero, sono stata aiutata e guidata su molte cose da maestri che stimo molto. A te sembra che tutto venga naturale…..

    Altre cose ne parlerei in privato (se non fossi sempre così scemo :).

    Sono felice comunque di rivederti sereno nonostante il difficile periodo di cambiamenti. Temevo che mi rispondessi con freddezza, con Robi sei stato un po’ duro. Di solito l’irritazione trova sfogo non verso chi ci irrita ma verso chi è in grado di contenere la nostra rabbia.
    Sono contenta anche che qualche volta fai vedere un Emanuele un po’ più arrabbiato e “scuro”. Mica che questo blog venga scambiato per la saga dei buoni propositi sempre onorati 😛

  7. Tiziana, sai forse qual è il segreto? O almeno, secondo me la realtà, neanche poi tanto segreta, è una: l’uomo – per quanto possa esser variegato – parte sempre da una sola radice. Non importa la latitudine e neanche la cultura da cui proviene. Io qui scrivo con molta naturalezza (mi sento a mio agio) e così quel che ho raccontato fin ora sono sogni/bisogni comuni un po’ a tutti. Non c’è nulla di speciale in me, non c’è nulla di speciale neanche in te che ti rispecchi in queste parole. C’è che siamo persone e che, il più delle volte nella vita, non si parla realmente ma si filtra tutto per “paura di esser giudicati” in un certo modo. Anni fa non avrei messo una mia foto online, ad un certo punto (tolto l’ostacolo dell’esser infanti che può risultare pericoloso per altri motivi), mi son detto “beh, io sono questo, che senso ha nascondersi?”. La mia scrittura, e ciò che scrivo soprattutto, è così. Se un pensiero mi passa per la testa, perché devo filtrarlo? Perché dovrei evitare di scrivere nella categoria “i miei deliri” quando, chiunque, anche un uomo di sessant’anni è in grado di partorire cavolate simili al momento giusto? E’ una vergogna o un atto di estrema sincerità e serenità con se stessi e la propria natura?
    Questo blog l’ho vissuto così… e adesso ho voglia di scoprirne un’altra parte ma sempre per gioco. Ho voglia di capire cosa significhi “non scrivere di se” perché l’ho sempre fatto (8 anni su 28 sono una bella fetta, considerato che i primi 10 di un uomo passano in un altro “stato mentale”). Un bel giorno cambierò anche il vestito del blog, nuovamente e per l’ennesima volta. Le parole resteranno e saranno specchi di Emanuele-in-fasi-diverse. Gioco col blog ma gioco con me stesso. Sono un esperimento (ma non voglio che siano gli altri a considerarmi tale) e lo scienziato al contempo.
    Riguardo alla serenità… si tratta di livelli diversi. Non per “falsità”, ma ognuno di noi, in base al livello dell’iceberg cui si riferisce, può trovare ghiaccio o acqua calda. Sono sereno e nervoso allo stesso tempo. Ma anche tu. E anche Robi. E anche un santone che per quanto immobile possa saper stare, dovrà pur sempre irrigidire almeno un muscolo per resistere al vento.
    Ciao,
    Emanuele
    PS: una volta, una persona mi disse che invidiava la mia capacità di andare sempre d’accordo con tutti. In realtà io non vado d’accordo con tutti, al contrario, chi non mi va a genio lo tengo a distanza e lo faccio con grande consapevolezza e decisione. Piuttosto… mi annoia terribilmente litigare, è uno stato che mi stressa e agita interiormente parecchio, così per quanto possibile cerco sempre di trovare “la via di mezzo” per vivere in pace con tutti. Tanto “in media stat virtus”, quindi non ho torto né io, né tu. Questo PS però non dovevo scriverlo che ora mi taccerai per venditore della saga…

  8. Pingback: …e ‘sti cazzi?! - …time is what you make of it…

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