[…] Ma in realtà il trapassato remoto è un modo di pensare la storia, ed è un modo di capire il tempo. Non è la stessa cosa dire: ebbi cantato piuttosto che cantai. Perché tra i due tempi c’è una linea di separazione. Un qualcosa di avvenuto e di concluso, una sistemazione del disordine della vita. Usare il trapassato remoto è un modo per archiviare davvero, ma non è un modo per dimenticare.

(Via: Il trapassato remoto che non usa più nessuno)

Emanuele

La porta.

Le parole vanno, vengono. Le parole rotolano, saltellano, affascinano, sorprendono. Le parole, talvolta, disubbidiscono a quelle poste accanto in maniera ignobile ed indecorosa. Vi fu un periodo in cui – le parole – le maneggiavo: avevo potere, controllo, fascino e … Leggi ancora →