La bellezza del dolore.

In realtà “Un altro giro di giostra” è un libro che sto vivendo in maniera particolare. Mi fa tornare, puntualmente in mente due persone, una delle quali – purtroppo – non c’è più da anni ma che son sicuro sarebbe orgogliosa di me se potesse leggermi.

Tiziano Terzani racconta la sua malattia e riempie di belle riflessioni questo percorso che, più che fisico, diventa spirituale.

Ieri sera, leggendo, sono finito tra alcune pagine che ho proprio voglia di fermare qui, perché hanno un valore universale, indipendentemente dalla salute fisica di ognuno di noi.

La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una sua importante funzione naturale: quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere più penoso dell’averlo.

[…] E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e della straordinaria bellezza del suo contrario: il non-dolore. Perché in tutte le grandi tradizioni religiose il dolore è visto come una cosa naturale, come una parte della vita? C’è forse nel dolore un qualche significato che ci sfugge? Che abbiamo dimenticato? Se anche ci fosse, non vogliamo saperne. Siamo condizionati a pensare che il bene deve eliminare il male, che nel mondo deve regnare il positivo, e che l’esistenza non è l’armonia degli opposti.

[…] Ma questa è la nostra civiltà. Ci abituiamo sempre più a risolvere con mezzi esterni i nostri problemi e con ciò perdiamo sempre più i nostri poteri naturali.

Tratto da: “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani

E’ una cosa sulla quale mi ritrovo spesso a riflettere. Il riempirsi di tranquillanti tipico della nostra società o la mancanza di coraggio nel fermarsi per riflettere un po’ (ed evitare di star male) sono tutti sintomi di un mondo che non funziona più come dovrebbe.

Abbiamo un cervello stupendo eppure affidiamo sempre più alle macchine, alla scienza, il compito di risolvere le nostre difficoltà.

I santi sublimavano la sofferenza. Noi aspettiamo la prossima vita per provarci? 🙂

Emanuele

15 commenti » Scrivi un commento

  1. adoro Terzani, in ogni libro scritto ed in ogni intervista rilasciata, ma questo libro è talmente intenso e denso di ricordi che non riesco mai ad andare avanti…mi fermo…lo lascio lì…ma so che contiene tanto…
    tu hai riportato una parte che rappresenta proprio il motivo per cui è stato scritto…affrontare il dolore…guardarlo in faccia e cercare una spiegazione oltre la scienza…oltre le medicine…sono profondamente convinta che la forza spirituale sia strettamente connessa alla salute fisica…sono sicura che non dovremmo mai smettere di sperare…
    forse dovrei anch’io affrontare il dolore dei ricordi ed arrivare alla fine del libro…
    buona giornata!

    • Esatto lu, questo è forse un passo chiave… sia per il libro che per la nostra vita. Un banalissimo esempio di come corpo e anima siano legati ce la da la “terapia del sorriso”: è dimostrato ormai che il rimanere di buon umore durante la degenza in ospedale porta ad una più rapida guarigione. Probabilmente la nostra anima potrebbe *combattere* malattie più devastanti se solo ci credessimo fermamente.
      L’altro giorno leggevo una frase molto carina: “tutti chiedono di rifarsi culi, tette, naso, ma nessuno chiede mai di rifarsi il cervello. Come se – quello nostro – fosse già perfetto e non ci fosse nulla da cambiare. E’ un organo molto sopravvalutato.”.
      Capisco che tecnicamente è impossibile… però sono sicuro che se ci fosse reale interesse in tal senso, qualcosa saprebbero trovarla… 😉
      Ciao,
      Emanuele

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