Tagli all’istruzione, a Palermo “salta” ingegneria informatica.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private.

Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico.

Piero Calamandrei in “Scuola Democratica”, 20 marzo 1950.

Dall’anno prossimo, a Palermo, non esisterà più il corso di Ingegneria informatica. Verrà unificato con quello di Ingegneria delle telecomunicazioni. Una corso triennale rivisto, meno esami specifici (per entrambi i corsi) e una laurea che alla fine non servirà a nulla. Non sei settorializzato e in questo mondo chi è “generico” non serve quasi ad una mazza ormai.

A me non cambia niente, me ne sto uscendo ma… proprio bella la riforma Gelmini con i suoi tagli. A Palermo sono saltati oltre 1/5 dei corsi attualmente disponibili, tra cui molti indirizzi professionalizzanti.

Incredibile…?

Emanuele

PS: la risposta al punto interrogativo Calamandrei l’aveva trovata 60 anni fa… 🙄

9 commenti » Scrivi un commento

  1. Ma non hai capito niente! Grazie alla riforma Gelmini adesso non esistono più i BARONI all’università!! E adesso l’università sarà finalmente un posto libero!
    Sei solo esagerato… maaaaaaah! E che saranno un poco di tagli! Almeno tagliamo tutti questi corsi che non servono a niente!
    E poi da come parli si capisce subito che sei un Comunista!!

    P.S.
    Ovviamente ero molto ironico! E pensare che c’è gente che quando si discuteva di questa riforma credeva veramente a queste parole….

    • Sisi… sicuro i baroni andranno via, li vedremo presto a lavare i vetri davanti la cittadella universitaria. Altri rientreranno come precari e faranno da uscieri nei dipartimenti… sisi, via i baroni finalmente… 😉
      Ciao,
      Emanuele
      PS: quando leggo certe cose divento più che comunista! 🙂

  2. Eeeeh, e questo è niente ancora!
    Non sono bastati i tagli dello scorso autunno e il troiaio del Nuovissimo Ordinamento, ci sono università che, con l’avvento del 2009/2010, come l’Orientale di Napoli, rischiano di affogare. Quanto ad Ingegneria, i tagli hanno causato quasi un raddoppio delle tasse annuali.
    Ripeto, questo è ancora niente…

    • Si… è assurdo che si chiudano corsi importantissimi. Ingegneria informatica era uno dei pochi corsi che ancora garantiva lavoro con un tasso altissimo. Adesso, con questa modifica, probabilmente andrà diversamente. E così la gente sarà sempre meno attratta da quest’università che diventa solamente lo sfoggio di un foglio di carta che non garantisce nulla.
      E’ triste.
      Ciao,
      Emanuele
      PS: tu sei pure studente di ing. informatica?

  3. No almeno quello no, con Torino Napoli forma il polo aerospaziale.
    A andare devo andare a forza, verso le 20, perchè non ci possiamo permettere l’astensionismo, e si sceglie il meno peggio.
    Appena posso, fra qualche anno, cerco di andarmene…

  4. Pingback: Le riforme ad-personam. - …time is what you make of it…

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