Comprendere gli altri, vi racconto la mia.

Mi sono rialzato dal letto… dovrei dormire – perché è giusto farlo – ma non ci riesco.

Perché? Mi giravo e rigiravo pensando…

Penso che una delle cose che più amo ed odio di me sia proprio questo. Passo ore ed ore a pensare, a riflettere.

Alcune volte Spesso mi perdo nei miei pensieri anche mentre qualcuno mi sta parlando…

Però più che pensare… io proprio parlo con me stesso.

Alcune volte mi dico “Basta Manu, dai, dormiamo…” e neanche 3 secondi dopo sono di nuovo li a parlare tra me e me, tanto che mi scappa pure un sorriso perché più tento di spegnermi più ottengo l’effetto contrario.

In questi giorni ho ricevuto tante belle soddisfazioni. Devo dire che una cosa che non manca affatto nelle mie giornate siano gli apprezzamenti da parte di altre persone.

Un paio di mattine fa, mi sono addirittura svegliato con un sms che finiva così “Grazie di esserci, e grazie di essere così speciale”.

Mi sono svegliato di colpo… e mi son chiesto “ommiodio, che ho combinato?”. 😕

Era una amica che mi diceva di averle “insegnato tanto” in pochissimo tempo. Non so… io ho semplicemente vissuto come cerco di fare in questi mesi: allegramente.

E’ stato bello però, mi ha regalato un sorriso che ti ripaga dagli sforzi necessari per essere sempre comprensivi verso gli altri.

Ecco forse il segreto. Comprendere.

Quando mi metto a pensare a qualche situazione, cerco sempre di analizzare il fatto, non solo dal mio punto di vista, ma anche da quello delle altre persone coinvolte.

E non mi limito ai loro perché. Ormai, penso di avere raffinato tantissimo la tecnica.

Con l’immaginazione volo proprio dentro di loro. Cerco di imitarne il carattere, la voce, lo sguardo, l’atteggiamento…

Mi immedesimo più che posso in loro. Ed a quel punto inizio a domandarmi “ah, ma forse per lui è giusto così per questo, questo e quest’altro”.

E dopo che faccio questo passo, cerco anche di volare un po’ indietro e un po’ avanti. Nella loro storia, nel loro passato, nell’idea che hanno del loro futuro…

Ma neanche questo basta. Perché potrei rileggere tutto in base a ciò che interpreto io. Così inizio a fare attenzione ai particolari. Anche a quelli più piccoli. Se i capelli son pettinati o se le scarpe sono chiuse o aperte. Se i movimenti sono “i soliti” oppure se c’è qualcosa di diverso. Se gli occhi sono sereni o tesi. Se le mani sono curate oppure no. Se usano una parola invece di un’altra.

Tutto nasconde e trasmette – allo stesso tempo – qualcosa. Le persone (ormai è scientificamente provato) parlano anche col loro corpo e con tutto ciò che hanno intorno.

Superato questo passo, inizio a mettere tutte cose su un bel piatto della bilancia, che – per forma mentis – confronto con il “messaggio cristiano”.

E qui purtroppo, sono anche un pochetto categorico. Ho ben chiaro (oppure ho una chiarezza tutta mia, non so) cosa siano per me certi valori e… non si discute. O sono così, oppure sono zero. O nero o bianco. L’arcobaleno è bello da vedere solo in cielo o riflesso in una pozzanghera. Non mi piacciono le mezze misure per certe cose.

Non mi piacciono i rapporti freddi, poco chiari. Non mi piace la gente che si definisce cristiana e poi si ricorda del Signore solo per Natale (e manco) o che non ha il coraggio di parlarne in giro. Non mi piace chi dice di voler bene solo a parole. Non mi piace chi trasforma l’Amore in tanto altro: lasciamo che siano i prestigiatori a trasformare le cose. Noi siamo uomini e donne comuni. 🙂

Sono molto selezionatore in questo.

Fatto ciò… inizio a trovarmi un ruolo nella situazione (ovviamente se la situazione lo richiede eh) e cerco di dire la mia, sperando di mettere la buona. Non mi piace attaccare per far male. Non mi piace neanche non essere sincero. Se ho qualcosa da dire, la dico… anche se fa male. Piuttosto tento (entro i miei limiti ovviamente) di trovare le parole migliori per dirlo.

Ieri un amico mi ha chiesto il mio contatto msn. Dice che c’è una ragazza incuriosita da ciò che scrivo.

Non si trova in Italia… ma in Spagna. Tra me e me, di primo acchito mi son detto: “Adesso arrivano anche da la!“. 😮

Mi ha fatto sorridere questa cosa perché nel tempo, su questo blog, sono state molte le persone che mi han fatto i complimenti (e per par condicio faccio notare che non sono solo ragazze quelle che mi han chiesto il contatto msn. Segno che esistono anche tanti altri ragazzi riflessivi…) e che – a quanto pare – amano leggere questi post perché è piacevole come scrivo. Sentire che potevo essere interessante anche per una persona oltre i confini… caspiterina! Ma vi rendete conto che magico strumento è internet?!

Non so, forse la mia riflessività è uno di quei “doni di Dio” che il Signore quando ci fa tutti diversi ma allo stesso tempo a sua immagine e somiglianza (avete mai riflettuto su questa cosa?!) ha deciso di assegnare a me. Ognuno ha i propri talenti in fin dei conti, no?

E io adesso, crescendo, sto iniziando a farli valere.

L’altro giorno dicevo ad una amica “lo vedi? Sembra che in questo periodo tutto mi vada perfettamente, non ne sgarro una!” proprio perché per via della mia riflessività ed attenzione a ciò che dico e faccio avevo evitato un paio di malintesi con alcune persone. Ero felice di questo ed orgoglioso di me. Così felice che – addirittura – mi sembra che in questo periodo stia correndo in una strana direzione: quella dell’autoesaltazione. Io… che ho sempre da ridire su di me, adesso gira e rigira parlo bene di me. Ho paura che diventi un vortice turbinoso. Chi si loda si imbroda. Dovrei scrivermelo come fa mia sorella.

Mi basta poco in questo periodo per essere felice.

Alcune settimane fa ho portato in Chiesa una amica – con la scusa che dovevo andarci anch’io -. Aveva smesso di andarci da anni. Poi non gliel’ho chiesto più nonostante siano capitate altre domeniche in cui ci sono andato solo. Volevo lasciare un semino senza mettere altra acqua. Alcuni giorni fa mi ha detto che sta riflettendo se riprendere a frequentare, da sola.

Ero felice di questa notizia… anche perché io non avevo fatto praticamente nulla. La cosa più buffa tra l’altro è che con questa ragazza non c’ero neanche mai uscito prima da solo. Esco… e dove la porto?! 😀

Boh, c’è tanto da imparare seduti in quelle panche secondo me. Ero convinto che le avrebbe lasciato qualcosa dentro.

E… non credete che non abbia le mie difficoltà in questo periodo. Ne ho tante… e, per ora, ho un’altra amica alle quali tendo a raccontarle, ma è ben diverso rispetto a quando avevo una persona speciale alla quale potevo confidare tutte le mie difficoltà. Da quelle con lei a quelle col mondo.

Qualche giorno fa, per prendere ad esempio una mia difficoltà, Fabiana, dopo che andò via dicendomi alcuni mesi fa di scomparire dalla sua vita, voleva riaprire un dialogo. Le rispondo qui molto sinceramente (anche se penso che dalle risposte che le ho già dato si sia capito): non mi sento ancora pronto. Dio conosce i tempi di ogni cosa, probabilmente sarà lui a trovare la strada giusta (se è giusto che ci sia) ed il tempo per farlo. Non le ho detto “no, mai più”. La drasticità non è il mio forte quando si tratta di rapporti umani.

Adesso molte difficoltà le tengo dentro. Però ne faccio tesoro e mi rendo conto che sono ostacoli che bisogna imparare a superare da soli.

Ovviamente… era dolce parlare delle proprie difficoltà quando poi un nasino ti finiva sull’occhio e si fermava li. Era tenero, era Amore quello.

Ecco… questa cosa ormai mi fa sorridere, però credo che l’Amore non sia fatto di grandi gesta. Saper ascoltare, saper donare del tempo all’altro, saper fare una coccola spontaneamente. Quello è Amore unito alla comprensione.

Tutto il resto è fuffa per gatti. Sono scenate che confondono. Sono parole che aggiungono rumore. Sono azioni che significano solamente uno spreco d’energia.

Vi racconto tutto ciò perché mi piacerebbe enormemente vedere un mondo un pizzico meno impulsivo. Un mondo che stesse a riflettere sui perché e sui percome un po’ di più.

In passato ho visto tante potenzialità sprecate per via dell’impulsività. Un vecchio detto narra “prima di dire qualcosa, conta fino a 10”. Anche nei rapporti umani è così. Prima di fare una scelta, prima di scegliere l’atteggiamento da avere, prima di dire “non ti capisco”, contiamo fino a 10.

“Solamente chi va, senza fretta, l’amore sa come si fa” canta Niccolò Fabi in una delle mie canzoni preferite. E non fermatevi all’amore carnale. Non fermatevi neanche all’amore di coppia.

Pensate all’amore in generale. Quello di una mamma, di un papà, di una brava baby-sitter. Quello di un nonno o di un bravo insegnante.

Quello di un contadino innamorato della sua terra.

Quest’uomo vive lentamente. Aspetta mesi per vedere i risultati… e tutto l’anno, non fa altro che cercare di comprendere la sua terra.

Ecco che amore e comprensione, non sono due cose che vivono in pianeti differenti.

Adesso forse è proprio il caso che chiuda gli occhi anch’io…

Emanuele

6 commenti » Scrivi un commento

  1. Ciao Emanuele,
    sono arrivato al tuo blog tramite il tuo commento su dotcoma e non posso che dirti chapeau! Pur non condividendo la tua scelta religiosa (ma apprezzando MOLTO il fatto che tu ti ritenga un Vero Cristiano e non certo cristiano del 25 Dicembre) hai molti lati in comune con me, nella ricerca di spiegazioni, di empatia negli altri, nell’attenzione dei particolari, nel cercare di non giudicare, nella estrema – a volte anche troppa, come me – riflessività e interiorizzazione. Ho letto quasi tutto questo post e sfogliato brevemente il tuo passato. Continua cosi’ 🙂

  2. Ciao Andrea, grazie per i complimenti… e sono felice di vedere che – indipendentemente dalle scelte religiose – esistano persone *simili*.
    C’è fin troppa gente che “vive perché è viva”, mentre secondo me è più bello “vivere perché – punto interrogativo -“.
    Ed è in quel punto di domanda che si aggiunge tutto il resto. Che si scopre come e perché vivere.
    Che si trova la felicità nelle piccole cose.
    Spero di rileggerti in futuro 🙂
    Ciao,
    Emanuele

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