Pane e coraggio…

Ieri era la festa dei lavoratori e… ieri sera, a Lucignolo, hanno fatto l’ennesimo articolo sulla vita degli immigrati.

Tanta gente che… arriva dal “sud del mondo” e pensa di trovare qui una nuova vita.

Ciò che trova invece è una nuova baracca dove vivere e… un lavoro senza garanzie.

Condizioni disumane sia negli alloggi che sul lavoro li portano spesso ad ammalarsi, a prendere infezioni ed a trasmetterle.

E poi… i soliti italiani, approfittatori delle loro condizioni (senza documenti, senza permesso di soggiorno… affamati…). Che schifo. Imprenditori consapevoli di non essere in regola con le norme minime di sicurezza sul lavoro che… davanti ad un sindacalista (e varie telecamere nascoste) preferiscono minacciare che iniziare a “cambiare le cose” e migliorare le condizioni degli operai: “Se devo mettere in sicurezza, devo chiudere per 4 mesi… preferisce che licenzi gli operai?”. Ogni scusa è buona per non muovere un dito e lasciare che tanti immigrati (spesso presi giornalmente tra le strade delle nostre città la mattina presto) tornino a casa con qualche osso rotto… se tutto va bene. Si stima che nei cantieri italiani ci sia un morto al giorno.

La cosa più assurda di questa silenziosa macchina assassina è che gli immigrati vengono pure minacciati al silenzio. “Se vai al pronto soccorso non ti faccio lavorare più…”. Sanno che rischiano pesanti multe in caso di controlli. E’ così che spesso alcuni operai rimangono addirittura fuori dal cantiere, sdraiati a terra… nella speranza che qualcuno li aiuti. Dentro il cantiere, nessuno li conosce più.

Migliaia di persone, nei cantieri che affollano le nostre opulente città, rischiano la vita ogni giorno per appena 3 euro l’ora. Giusto i soldi per fare la spesa a fine giornata.

Come al solito mi chiedo perché certi programmi vengano relegati ad orari assurdi… se certe storie fossero sugli occhi di tutti, ed ognuno di noi muovesse un dito, sarebbe facile costruire un mondo migliore.

Mi chiedo perché, invece di fare così tanti programmi stupidi, dove magari si vince per 15 domande di fila, non ci si impegni nel portare avanti azioni di beneficenza verso tutti quegli ambienti non “adatti” all’uomo.

Una vita vale meno? Salvare una vita al giorno fa meno audicence?

Mi torna in mente una canzone di Fossati, “Pane e coraggio” che recita così…

Proprio sul filo della frontiera
il commissario ci fa fermare
su quella barca troppo piena non ci potrà più rimandare
su quella barca troppo piena non ci possiamo ritornare

E sì che l’Italia sembrava un sogno
steso per lungo ad asciugare
Sembrava una donna fin troppo bella
che stesse lì per farsi amare
Sembrava a tutti fin troppo bello che stesse lì a farsi toccare

E noi cambiavamo molto in fretta
il nostro sogno in illusione
incoraggiati dalla bellezza vista per televisione
disorientati dalla miseria e da un po’ di televisione

Pane e coraggio ci vogliono ancora
che questo mondo non è cambiato
Pane e coraggio ci vogliono ancora
sembra che il tempo non sia passato

Pane e coraggio commissario che c’hai il cappello per comandare,
pane e fortuna moglie mia che reggi l’ombrello per riparare
per riparare questi figli dalle ondate del buio mare
e le figlie dagli sguardi che dovranno sopportare
e le figlie dagli oltraggi che dovranno sopportare

Mina ci vogliono scarpe buone
e gambe belle Lucia,
Mina ci vogliono scarpe buone,
pane e fortuna e così sia.

Ma soprattutto ci vuole coraggio
a trascinare le nostre suole
da una terra che odia
ad un’altra che non ci vuole.

Proprio sul filo della frontiera
commissario ci fai fermare
ma su quella barca troppo piena non ci potrai più rimandare
su quella barca troppo piena non ci potremo mai più ritornare…

Emanuele

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive con sua moglie in una casa con un ciliegio e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

3 commenti » Scrivi un commento

  1. Emanuele hai perfettamente ragione e i comportamenti che stigmatizzi dovrebbero essere puniti duramente però ti dimentichi delle responsabilità dei consumatori , di coloro che vanno a comprare una casa e per non pagare l’IVA pretendono di pagre quasi tutto in nero, ti dimentichi di quelli che tra due cose uguali scelgono sempre quella che costa meno senza chiedersi il perchè , certo non sono responsabilità allo stesso livello ma è senza ombra di dubbio almeno complicità.
    Con la scusa che altrimenti facciamo chiudere l’azienda e quindi togliamo quel pò di lavoro che c’è , non si fanno i controlli senza capire che se si fanno chiudere le aziende marce si permette a quelle sane ed oneste di crescere e sopra ogni altra cosa si sposta la centralità del problema sull’essere umano che DEVE essere sempre il centro di tutto.

    ciao
    wolly

  2. Come non darti ragione Paolo… sono perfettamente d’accordo con te ed è per questo che, ad esempio, sono da anni sostenitore della campagna AddioPizzo che cerca di fare ed insegnare la filosofia del consumo critico, invitando i consumatori a privilegiare quegli esercizi commerciali che hanno deciso di ribellarsi alla mafia.
    Per l’IVA… beh, questa giornata capita, come si suol dire, a fagiolo: sono stato dal commercialista e ci attendono alcune rate di alcune migliaia di euro di tasse.
    Sinceramente posso ritenermi fortunato… nella mia famiglia i miei genitori hanno sempre preferito fare tutto nella legalità, anche laddove si poteva lucrare (un esempio banale? Non ho richiesto giorni supplementari di infortunio, sebbene sia facilissimo averli e farseli pagare cari dall’assicurazione, per il mio incidente in moto…).
    Purtroppo è anche vero che… c’è tanta gente che vive “al contrario” e fa dell’illegalità un modo per “approfittare e guadagnare”. E così… poi è normale trovare il medico che ti chiede direttamente “quanti giorni vuole tirare? Così so che scrivere…” oppure imprenditori come quelli del post, oppure… beh, meglio finirla qui: la lista è tristemente infinita.
    Ciao,
    Emanuele

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