Nel proliferare di manuali di digital detox, di discussioni (online) su come staccarsi almeno temporaneamente dai social network, l’uomo del ventunesimo secolo è ormai consapevole di essere vittima e artefice degli algoritmi. Il giovin signore midcult è abituato appena sveglio, ma non prima di aver controllato la performance del sonno con l’activity tracker, agli esercizi mattutini di Gmail: cestinare gli avvisi inviati dai siti cui si è iscritto (sconti strepitosi, il lavoro che potrebbe interessarti, vorresti aggiungermi – sono tua cugina – alla rete LinkedIn?, i seguenti articoli in base a articoli che hai acquistato in passato o che ti possono interessare); e di Facebook: ritagliare, eliminare con gli occhi le pubblicità dell’ultimo oggetto visto (per sbaglio) su Amazon, rispondere cortesemente alle notifiche, verificare i tag, aggiungerli al diario, vagare qua e là e cliccare mi piace; e di Twitter: salto con l’asta di tutti i cinguettii sponsorizzati, Sarah Stage, Luis Enrique, #ciaone. Con l’esperienza migliorano le performance del suo pollice opponibile che religiosamente scorre da sinistra verso destra per sbloccare, poi dal basso verso l’alto per scrollare i flussi, gli umori, i bocconi di notizie rimpastate.

Emmanuela Carbé – Io odio internet

 
Kobek – scrive la Carbé analizzando “I hate the internet” – ci ricorda che San Francisco è l’epicentro della più grande contraddizione di questo secolo: la libertà di parola e di espressione si sta esercitando in piattaforme web controllate da aziende il cui unico scopo è fare soldi.

Emanuele

GMail in Cina.

Il servizio di posta elettronica Gmail risulta non accessibile in Cina, dopo mesi di interruzioni del servizio. Secondo il Transparency report di Google, che mostra il traffico in tempo reale dei servizi dell’azienda, da venerdì risulta un crollo di accessi … Leggi ancora →

[…] A quanti di voi piacerebbe svegliarsi e ritrovare le proprie email, SMS e corrispondenza privata in rete? E quanti di voi sono certi di non essere mai stati stronzi e irragionevoli in alcune email? Sapreste difendere ogni frase mai scritta? Come scriveva Rodotà in un pezzo uscito poco dopo l’11 Settembre (quindi del 2001, ma pur sempre attuale):

Bisogna diffidare dell’argomento di chi sottolinea come il cittadino probo non abbia nulla da temere dalla conoscenza delle informazioni che lo riguardano. L’uomo di vetro è una metafora totalitaria, perché su di essa si basa poi la pretesa dello Stato di conoscere tutto, anche gli aspetti più intimi della vita dei cittadini, trasformando automaticamente in “sospetto” chi chieda salvaguardia della vita privata.

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Emanuele

Sulla pelle.

La mia estate, quest’anno, è durata appena una settimana. Per mia fortuna la Croazia è vicina e sufficientemente selvaggia da farmi assaporare l’odore della libertà con grande rapidità. La mia pelle aveva bisogno di sale incrostato addosso e di calore … Leggi ancora →