La dolcezza.

Chiudere gli occhi dopo una giornata intensissima.

Ripensare a certe formule. Formule che descrivono fenomeni fisici. Formule che descrivono i tuoi rapporti con altre persone. Formule riuscite, formule con risultati errati. Formule.

La dolcezza. Una carezza, un cuscino ed un lenzuolo pulito. Una leggera brezza serale, un silenzioso dondolare degli alberi. Una pagina già letta che scompare per dar posto a quella nuova. Una luce fioca e giallognola che ingrandisce, trasforma e proietta sulle pareti tutto ciò che incontra.

Un pensiero, fugace, bello, intenso. Un ricordo lontano. Un’altalena che segue la forza impressa dalle gambe. Due mani strette sulla sua catena.

Un diario, parole, pensieri, sogni, desideri. Un turbine colorato di una mano assennata.

Socchiudere gli occhi, abbandonarsi ad una nuova notte per riscoprire la bellezza di un nuovo giorno.

Silenzio, è magia.

Sono io che mi abbandono…

Emanuele

Emergenza rifiuti?

Io questi palermitani che si lamentano dei rifiuti proprio non li capisco.

E’ aumentato il turismo. E’ – dannatamente – aumentato il turismo.

C’è un motivo ben preciso per cui i dirigenti dell’Azienda Municipale Igiene Ambientale andavano a Dubai!

Avete visto quante zanzare sono arrivate? Avranno stretto sicuramente accordi! 🙂

Emanuele

Akkura: stasera a Gibellina.

Guardateli in faccia e ditemi se non vi sembrano abbastanza strani da meritare un viaggio di 180 km (a/r) in una serata per raggiungerli.

Akkura in piscina

Stasera, a Gibellina (provincia di Trapani) si esibiranno e noi, con due belle auto stracariche di euforia, saremo li.

Perché quella sera è cambiata qualcosa dentro di noi.

Emanuele

Il segreto del Barcellona (vincitrice della Champions…).

Credo che le squadre italiane abbiano qualcosa da imparare questa volta.

Josep Guardiola, tecnico del Barcellona e grandissimo ammiratore dei Coldplay, a inizio campionato ha ordinato che prima di ogni partita casalinga del Barcellona gli amplificatori del Camp Nou facessero suonare Viva La Vida.

Ora io so che la musica sia un ottimo mezzo per dare carica e stimoli senza molte parole ma… dico… lo immaginate l’impianto di uno stadio che suona a palla gli archi di Viva la vida? :dogarf:

Credo che poi io a calcio ci giocherei 180 minuti. E poi vorrei riascoltarla e fare subito la partita dopo. E così via…

Emanuele

PS: chissà quanto possa aver influito sullo spirito di squadra dei vincitori della Champions League!

Tagli all’istruzione, a Palermo “salta” ingegneria informatica.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private.

Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico.

Piero Calamandrei in “Scuola Democratica”, 20 marzo 1950.

Dall’anno prossimo, a Palermo, non esisterà più il corso di Ingegneria informatica. Verrà unificato con quello di Ingegneria delle telecomunicazioni. Una corso triennale rivisto, meno esami specifici (per entrambi i corsi) e una laurea che alla fine non servirà a nulla. Non sei settorializzato e in questo mondo chi è “generico” non serve quasi ad una mazza ormai.

A me non cambia niente, me ne sto uscendo ma… proprio bella la riforma Gelmini con i suoi tagli. A Palermo sono saltati oltre 1/5 dei corsi attualmente disponibili, tra cui molti indirizzi professionalizzanti.

Incredibile…?

Emanuele

PS: la risposta al punto interrogativo Calamandrei l’aveva trovata 60 anni fa… 🙄

E vedi quante cose sono solo fesserie.

C’è che questi giorni stan correndo velocissimamente. Maggio è volato, sembra che il calendario l’abbia proprio saltato a piè pari.

Questi giorni stan passando immersi tra libri e appunti. Ci sto nuovamente dando dentro perché mi piacerebbe “fare il botto”.

E’ nuovamente l’ora della verifica, l’ora di guardarsi allo specchio e dire: “Oh, Emanuele, ora tocca nuovamente a te!”. 🙂

E così la sveglia per ora suona un po’ più presto del resto dell’anno, perché c’è da dare una mano a casa “più del solito”. Poi scendi e inizi la tua giornata, senza far mai uscire i piedi da casa in realtà.

Mi sono accorto che, nonostante ormai ci sia solo da star tranquilli, nonostante la paura sia passata, quella notte mi ha un po’ segnato. Quando squilla il telefono e persino quando ricevo sms mi scatta una mollettina dentro, mi fa incrociare le dita per quei pochi secondi che intercorrono tra l’inizio della suoneria e il momento in cui hai il cellulare in mano. Succede puntualmente per ogni sms e per ogni chiamata anche se non l’ho raccontato a nessuno.

E’ così, la vita è così… ed è bello perché subito dopo apprezzi tutto il resto. Apprezzi i tuoi libri, la possibilità di studiare, di avere degli amici che in questo periodo sento più vicini che mai, di poter parlare con loro, di poterti comprare l’acqua alla macchinetta o un caffè per non morire col naso  schiacciato tra pagina 28 e pagina 29.

Apprezzi i tuoi quaderni, la tua matita blu e rossa e la tua penna nera.

Ecco, tutto dopo una qualsiasi chiamata in questi giorni ha un senso diverso. E poco importa se non esco ormai da giorni, se ho saltato cene o uscite con gli amici e persino stasera ho rinunciato al concerto dei Tinturia, un po’ per stanchezza un po’ perché non mi va di allontanarmi da casa.

Vedi l’Amore, lo senti dentro te e senti di volerlo dare così.

E… come dice il titolo, vedi quante cose sian solo fesserie. Quelle storie li, quelle che vi ho raccontato sui problemi di cuore, sulle ragazzine-tutte-uguali e poco profonde, quelle sulle difficoltà nel realizzare un futuro che ti stia bene e quelle sul non avere mai tempo.

Sembran tutte fesserie. Poi magari non lo sono… ma il tempo, proprio lui, sembra la risorsa più bella del mondo. Apprezzi ogni secondo, ogni gesto, anche il più stupido come quello necessario per riallacciarsi le scarpe o per far roteare la gomma con le dita.

Vasco Rossi in una canzone dice “Qui non arrivano gli angeli…” e io rispondo subito “e chi se ne fotte?!”.

No, non è miscredenza. Non sono impazzito tutto insieme… semplicemente penso che gli angeli delle/nelle nostre vite possiamo essere noi stessi. Con la nostra forza, la nostra voglia di apprezzare le piccole cose, la nostra grinta e determinazione.

Stasera, tornando in macchina (posteggiata in culandia, parcheggio gratuito della cittadella universitaria di Pechino :-D), pensavo a tante cose e mi accorgevo che Dio in questo periodo mi sta facendo viaggiare su un binario sul quale corrono, proprio come un treno, due ruote parallelamente. Da un lato ci sono le difficoltà, dall’altro la mia voglia di fare e superare ogni cosa. Così, si va avanti e questa cosa delle ruote che camminano parallele, la gente la chiama serenità. Io la chiamo vita ed è bello vederla proprio così e rendersi conto che la ruota che tu ami spingere non è mai più lenta di quella che la vita ti fa conoscere. Mi sono sentito fortunato, fortunato di avere due ruote in parallelo e di vederle in modo chiaro nella mia testa. Questo mi permette di affrontare le cose senza agitarmi, di vivere a pieno ogni giorno, pianificandolo e senza mai dire a fine serata “che vita del cacchio…!”. La gente sbanda perché le due ruote non le riconosce e così, molto spesso, fa andare avanti una delle due.

Bella la canzone di Vasco comunque.

Quando ormai si vola, non si può cadere più…

Emanuele