
Le cose belle richiedono tempo. Il tempo è un lusso che non tutti si possono permettere. Tu puoi aspettare?
Emanuele

Le cose belle richiedono tempo. Il tempo è un lusso che non tutti si possono permettere. Tu puoi aspettare?
Emanuele
Guardateli in faccia e ditemi se non vi sembrano abbastanza strani da meritare un viaggio di 180 km (a/r) in una serata per raggiungerli.

Stasera, a Gibellina (provincia di Trapani) si esibiranno e noi, con due belle auto stracariche di euforia, saremo li.
Perché quella sera è cambiata qualcosa dentro di noi.
Emanuele
Credo che le squadre italiane abbiano qualcosa da imparare questa volta.
Josep Guardiola, tecnico del Barcellona e grandissimo ammiratore dei Coldplay, a inizio campionato ha ordinato che prima di ogni partita casalinga del Barcellona gli amplificatori del Camp Nou facessero suonare Viva La Vida.
Ora io so che la musica sia un ottimo mezzo per dare carica e stimoli senza molte parole ma… dico… lo immaginate l’impianto di uno stadio che suona a palla gli archi di Viva la vida? :dogarf:
Credo che poi io a calcio ci giocherei 180 minuti. E poi vorrei riascoltarla e fare subito la partita dopo. E così via…
Emanuele
PS: chissà quanto possa aver influito sullo spirito di squadra dei vincitori della Champions League!
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.
Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico.Piero Calamandrei in “Scuola Democratica”, 20 marzo 1950.
Dall’anno prossimo, a Palermo, non esisterà più il corso di Ingegneria informatica. Verrà unificato con quello di Ingegneria delle telecomunicazioni. Una corso triennale rivisto, meno esami specifici (per entrambi i corsi) e una laurea che alla fine non servirà a nulla. Non sei settorializzato e in questo mondo chi è “generico” non serve quasi ad una mazza ormai.
A me non cambia niente, me ne sto uscendo ma… proprio bella la riforma Gelmini con i suoi tagli. A Palermo sono saltati oltre 1/5 dei corsi attualmente disponibili, tra cui molti indirizzi professionalizzanti.
Incredibile…?
Emanuele
PS: la risposta al punto interrogativo Calamandrei l’aveva trovata 60 anni fa… 🙄
C’è che questi giorni stan correndo velocissimamente. Maggio è volato, sembra che il calendario l’abbia proprio saltato a piè pari.
Questi giorni stan passando immersi tra libri e appunti. Ci sto nuovamente dando dentro perché mi piacerebbe “fare il botto”.
E’ nuovamente l’ora della verifica, l’ora di guardarsi allo specchio e dire: “Oh, Emanuele, ora tocca nuovamente a te!”. 🙂
E così la sveglia per ora suona un po’ più presto del resto dell’anno, perché c’è da dare una mano a casa “più del solito”. Poi scendi e inizi la tua giornata, senza far mai uscire i piedi da casa in realtà.
Mi sono accorto che, nonostante ormai ci sia solo da star tranquilli, nonostante la paura sia passata, quella notte mi ha un po’ segnato. Quando squilla il telefono e persino quando ricevo sms mi scatta una mollettina dentro, mi fa incrociare le dita per quei pochi secondi che intercorrono tra l’inizio della suoneria e il momento in cui hai il cellulare in mano. Succede puntualmente per ogni sms e per ogni chiamata anche se non l’ho raccontato a nessuno.
E’ così, la vita è così… ed è bello perché subito dopo apprezzi tutto il resto. Apprezzi i tuoi libri, la possibilità di studiare, di avere degli amici che in questo periodo sento più vicini che mai, di poter parlare con loro, di poterti comprare l’acqua alla macchinetta o un caffè per non morire col naso schiacciato tra pagina 28 e pagina 29.
Apprezzi i tuoi quaderni, la tua matita blu e rossa e la tua penna nera.
Ecco, tutto dopo una qualsiasi chiamata in questi giorni ha un senso diverso. E poco importa se non esco ormai da giorni, se ho saltato cene o uscite con gli amici e persino stasera ho rinunciato al concerto dei Tinturia, un po’ per stanchezza un po’ perché non mi va di allontanarmi da casa.
Vedi l’Amore, lo senti dentro te e senti di volerlo dare così.
E… come dice il titolo, vedi quante cose sian solo fesserie. Quelle storie li, quelle che vi ho raccontato sui problemi di cuore, sulle ragazzine-tutte-uguali e poco profonde, quelle sulle difficoltà nel realizzare un futuro che ti stia bene e quelle sul non avere mai tempo.
Sembran tutte fesserie. Poi magari non lo sono… ma il tempo, proprio lui, sembra la risorsa più bella del mondo. Apprezzi ogni secondo, ogni gesto, anche il più stupido come quello necessario per riallacciarsi le scarpe o per far roteare la gomma con le dita.
Vasco Rossi in una canzone dice “Qui non arrivano gli angeli…” e io rispondo subito “e chi se ne fotte?!”.
No, non è miscredenza. Non sono impazzito tutto insieme… semplicemente penso che gli angeli delle/nelle nostre vite possiamo essere noi stessi. Con la nostra forza, la nostra voglia di apprezzare le piccole cose, la nostra grinta e determinazione.
Stasera, tornando in macchina (posteggiata in culandia, parcheggio gratuito della cittadella universitaria di Pechino :-D), pensavo a tante cose e mi accorgevo che Dio in questo periodo mi sta facendo viaggiare su un binario sul quale corrono, proprio come un treno, due ruote parallelamente. Da un lato ci sono le difficoltà, dall’altro la mia voglia di fare e superare ogni cosa. Così, si va avanti e questa cosa delle ruote che camminano parallele, la gente la chiama serenità. Io la chiamo vita ed è bello vederla proprio così e rendersi conto che la ruota che tu ami spingere non è mai più lenta di quella che la vita ti fa conoscere. Mi sono sentito fortunato, fortunato di avere due ruote in parallelo e di vederle in modo chiaro nella mia testa. Questo mi permette di affrontare le cose senza agitarmi, di vivere a pieno ogni giorno, pianificandolo e senza mai dire a fine serata “che vita del cacchio…!”. La gente sbanda perché le due ruote non le riconosce e così, molto spesso, fa andare avanti una delle due.
Bella la canzone di Vasco comunque.
Quando ormai si vola, non si può cadere più…
Emanuele
Per mancanza di tempo, sono passati due mesi dall’ultimo post della serie “Realizziamo un tema per WordPress da zero” riguardo le attenzioni che ho avuto io durante la costruzione del mio nuovo template, così… eccomi di nuovo qui.
Facendo un veloce resoconto, nelle “precedenti puntate” abbiamo parlato di layout, di scelta delle dimensioni e dei colori, abbiamo parlato del testo (dimensioni e lunghezza) e degli effetti speciali che possono essere applicati ad una pagina per renderla più “interattiva” o quanto meno, più al passo con le tendenze del web (qualcuno lo chiama 2.0).
Bene… il passo conclusivo (o quasi) consiste nel mettere insieme tutto ciò che abbiamo imparato in un documento che dovrà esser letto – potenzialmente – dai browser dell’intero pianeta. Ho già parlato delle difficoltà (e dell’importanza) del rendere un tema cross-browser e cioè capace d’esser letto da browser diversi (cellulari, netbook, etc.) ma non dobbiamo neanche dimenticare un ulteriore aspetto delle nostre pagine: l’accessibilità passa anche da un buon codice.
La sintassi di una pagina è paragonabile ai costrutti lessicali di una lingua. “Io posso non parlerei così”. Ecco. Usare costrutti errati o posizionati erroneamente può portare a difficoltà di interpretazione da parte dei browser tanto quanto vi è venuto difficile capire il senso di quella frase.
Il motore interno del vostro browser web, quando riceve una pagina, analizza prima i tag (che sono le indicazioni della nostra sintassi, per continuare il paragone) e in base a quelli costruisce un DOM in cui posiziona i vari oggetti.
Per capire meglio cosa succede durante il caricamento di una pagina date un’occhiata al seguente video.
Questa operazione prende il nome di reflow di una pagina (quello nel video è il reflow di Gecko per Mozilla.org) e, per via della struttura dell’html, avviene ricorsivamente sempre più in profondità. Da questo si capisce anche perché solitamente su pagine molto pesante e piene di elementi i computer con processore più datato impieghino qualche istante in più nel visualizzare la pagina.
Ecco che la parola chiave di un buon codice diventa ottimizzazione.
L’ottimizzazione, passa per prima cosa, dalla validazione del codice secondo gli standard concordati dal consorzio W3. Avere delle pagine con codice sintatticamente corretto aiuta sicuramente i browser durante il loro compito. E’ vero che i browser più diffusi fanno miracoli e spesso accettano codice non del tutto corretto (ad esempio un tag <div> inserito dentro un tag <a>) ma evitare problemi alla lunga paga.
Inoltre, non dobbiamo dimenticarci dei motori di ricerca. C’è chi dice che internet senza Google sarebbe ancora una grossa e asettica web-directory. Avere una pagina facilmente accessibile agli spider dei motori di ricerca significa ricevere un buon punteggio nelle loro liste di “siti preferiti” (semplificando di molto il discorso) e un buon punteggio si traduce in una buona indicizzazione e… sono poche le persone che costruiscono un sito web senza volere che sia visibile (così come sono poche le persone che usano il balcone per nascondersi!).
Dunque, una regola fondamentale da ricordare è: i motori di ricerca apprezzano pagine leggere, veloci da caricare e sintatticamente corrette.
Questo non mette in secondo piano i contenuti che rimangono l’elemento principale della pagina (figurarsi che possa importare a Google o chi per lui una pagina vuota ma correttissima sintatticamente) ma, a parità di “valore” del contenuto, il contenitore migliore verrà preferito.
Un po’ come quando esco da casa e devo scegliere tra Porsche e Ferrari… (sigh, è una metafora più astratta delle cose di cui stiamo parlando! :-D).
Un altro aspetto da tenere in considerazione è la struttura del codice che pubblichiamo.
I frame ad esempio, sono deprecati e non credo esistano ragioni valide per usarli ormai. Oltre a questo, cerchiamo di pubblicare i contenuti più importanti nella parte più alta del documento, in modo da far si che gli spider gli diano maggiore importanza (com’è giusto che sia). Ovviamente possiamo giocare poi con il posizionamento grafico tramite i fogli di stile.
Realizziamo un header compatto e completo. I motori di ricerca sfruttano quei dati per avere qualche informazione in più ma abusarne non serve a nulla… per questo non facciamo mancare il tag “title” ad esempio ma non abusiamo del metatag “description” perché spesso i motori di ricerca ignorano quelle keyword (che considerano viziate in partenza).
Evitiamo inoltre l’uso smodato di risorse esterne. Caricare contenuti esterni (immagini, javascript, video flash, audio…) rallenta il caricamento della pagina e oltre a non essere apprezzato dai motori di ricerca (Google tramite i webmasters tools vi permette di monitorare il tempo medio di caricamento delle vostre pagine), sicuramente fa perdere la pazienza ai visitatori (che alla fine, rimangono il vostro riferimento). Cerchiamo di ospitare sul nostro hosting il maggior numero possibile di contenuti.
A quest’ultimo aspetto ovviamente si ricollega la scelta dell’hosting che, sicuramente, va fatta anche in considerazione del peso dei contenuti che vogliamo pubblicare.
Un altra piccola attenzione può esser quella di comprimere i fogli di stile e collegarli all’interno del documento come unico file. Per capirci meglio, nel mio blog, il CSS è segnalato al browser tramite un’unica riga:
<link rel="stylesheet" href="//www.dreamsworld.it/emanuele/wp-content/themes/emanuele-theme/style.css" type="text/css" media="screen" />
Il file style.css al suo interno, però, richiama i vari fogli di stile:
@import url("//www.dreamsworld.it/emanuele/wp-content/themes/emanuele-theme/css/main.css");
@import url("//www.dreamsworld.it/emanuele/wp-content/themes/emanuele-theme/css/header.css");
@import url("//www.dreamsworld.it/emanuele/wp-content/themes/emanuele-theme/css/sidebar.css");
@import url("//www.dreamsworld.it/emanuele/wp-content/themes/emanuele-theme/css/footer.css");
Questa scelta, oltre a favorire gli spider (che durante la scansione saltano una riga e non incontrano altre risorse esterne da scartare), favorisce anche la manutenzione del blog. Se volessi cambiare nome o inserire un nuovo foglio di stile, mi basterà effettuare le opportune modifiche dentro style.css senza dovermi ricordare dove l’avevo linkato.
Insomma, tanti piccoli accorgimenti che aiutano a mantenere sotto controllo sia il peso della pagina che la sua struttura.
Voi, avete qualche suggerimento da darmi? 🙂
Emanuele
Gira volta gira volta volta gira vola, volta gira gira volta gira volta vola…
Ogni volta che ascolto un po’ di musica e guardo i miei pesciolini, immagino sempre che stiano ballando per me. 🙂
Emanuele
Non abbiam bisogno di parole per spiegare quel che è nascosto in fondo al nostro cuore.
Ron – Non abbiam bisogno di parole
Giornate, chiuso in casa, senza “cose da raccontare” queste. O forse si.
Vedo l’Amore. Potrei parlarvene per ore.
Emanuele