Chicago mi è piaciuta.

Chicago - 01
Chicago mi è piaciuta. Ordinata, sufficientemente pulita, non troppo caotica. Mi ha divertito la sua metropolitana soprelevata e il caratteristico ferro a vista che la contraddistingue, mi ha sorpreso la quantità di opere sparse in giro per la città. La densità di popolazione pari a quasi un terzo di quella di Milano, fa sembrare questa metropoli americana una città non troppo stresssata e stressante. L’aria pungente e pulita del lago Michigan le donavano un fascino indiscutibile. Gli ultimi due secoli di storia di questa città raccontano gli effetti della rivoluzione industriale: dal commercio dei cereali all’esplosione dell’acciaio e la conseguente ondata migratoria.

A proposito di rivoluzioni: ho amato Uber, l’ho usato e l’ho visto usare con un’assiduità che spero riusciremo a vedere prima o poi anche noi europei. Il vantaggio è evidente: la gente usa Uber e lascia l’auto a casa. Anche alle 6 del mattino, senza difficoltà, in pochi minuti un’auto è passata a prendermi. Entri ed esci dall’auto senza dover pagare, senza dover dare indicazioni, senza doverti assicurare che l’autista non stia approfittando della tua ignoranza per allungare un po’ il percorso. Tutto è pre-stabilito, compreso il prezzo bassissimo. Il pagamento tramite l’app all’arrivo a destinazione è immediato e automatico.

Per la prima volta nella vita, mi son ritrovato in un posto estero senza avere necessità di cambiare un solo dollaro. In Cina non mi era riuscito. Ho pagato cibo, spostamenti, regali e quel che poteva capitare nelle mie quasi-due-settimane americane usando carte di credito o Apple Pay. L’uso della moneta digitale è in maniera evidente un’abitudine, nessuno si è stupito o ha storto il naso di fronte a piccoli pagamenti con circuiti elettronici. Gli americani sono viziati dalle carte di credito, io spero che un giorno sapranno essere trainanti nell’esplosione verso le masse delle cryptovalute.

Chicago, dicevo, mi è piaciuta. Non l’ho vista con il freddo polare, con la neve paralizzante, ma non fosse per la distanza da famiglia e amici, probabilmente ci vivrei. Non per il cibo ovviamente: dopo una settimana tra Tacos, Subway, ali di pollo fritte, hamburger e così via… ho provato un ristorante italiano alla ricerca di un piatto di pasta. Esperienza incredibile. “Fettuccine alfredo”: pasta ben scotta con pezzi di pollo e formaggio come condimento. Non commento ulteriormente.

Ah, ho mangiato anche da Hooters – se siete maschietti e non sapete di che si tratta è bene vi facciate una cultura – e tra le foto storiche del locale ho ritrovato proprio lui, il potus attuale. Donaldino ovviamente non poteva farsi mancare una foto abbracciato stretto a due cheerleader scollate.

Emanuele

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