Coldplay “Ghost stories”.

Vi ricordate quando i Radiohead diventarono dance? Il risultato fu Kid A, che all’inizio creò confusione ma presto venne riconosciuto come una tappa fondamentale nell’evoluzione del gruppo. Anche i Coldplay sono diventati dance con Ghost stories. Però Chris Martin non è Thom Yorke, e il massimo che è riusciuto a fare è affiancarsi al produttore svedese Avicii. Il risultato è rock da stadio in versione ballabile. Un altro momento elettronico è Midnight, che risulta un miscuglio tra la tecno raffinata di Jon Hopkins e M83. Se a questo punto avete un quadro chiaro, vi renderete conto che questo album non rispecchia molto l’identità del gruppo. Con momenti che ricordano da Bon Iver a Brian Eno, Martin e compagni non sono mai stati così invisibili. Alla fine qualcosa di carino c’è ma è una bellezza effimera. Da chi ha scritto Clocks, The scientist, o Viva la vida, queste nuove canzoni facili da dimenticare sono quasi un crimine.

Larry Fitzmaurice, Clash Magazine (Tratto da Internazionale n°1053)

Come dargli torto? Sapete quanto mi siano piaciuti i Coldplay in passato. Vederli sempre più deboli dispiace e fa perdere interesse.

Emanuele

2 commenti » Scrivi un commento

  1. Ho sentito qualche canzone dell’ultimo dei Coldplay e le canzoni mi sembrano più interessanti degli ultimi due album. Stile scopiazzato da ciò che c’è in giro (davvero Bon Iver in primis e Jon Hopkins) ma vagamente meglio del passato. Mi sembra un segno di ripresa per un gruppo pop mainstream che vuole occhieggiare alla scena indie.

    • No, a me l’ultimo album fa proprio tristezza. I penultimi non verranno mai ricordati ma almeno erano canticchiabili. Secondo me è meglio se si prendono una bella pausa di riflessione e capiscono cosa vogliono fare… 😐
      Ciao,
      Emanuele

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