Italia, Vespa e pummarò.

Squarcio androne e Vespa

In Vietnam avevo anche una ragione per invidiare i fotografi. Tu immagina come coprivamo questa guerra strana. Si partiva la mattina col taxi, si andava al fronte, si stava via sei, sette ore; poi, verso il tramonto si tornava il albergo. Quei puzzoni andavano in camera, facevano la doccia e poi – via! al bar a bere e chiacchierare. Il loro lavoro era finito.

Il mio invece cominciava: avevo ancora da scrivere il pezzo. Tutto quello che avevo visto e sentito, se non lo scrivevo era come se non lo avessi vissuto. Invece i fotografi avevano già finito. Prendevano il rotolino, lo mandavano con un <<piccione>> all’aeroporto, lo facevano partire per Singapore o Hong Kong, e ti saluto.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Ecco, la differenza tra me è mia sorella è proprio questa. Lei ama salvare la sua vita attraverso “un rettangolo colorato”, io amo farlo tramite sequenze di lettere, virgole e punti.

Però… quanto la invidio per il talento che ha. 🙂

Emanuele

PS: oltre a questa, mi piacciono molto anche queste due foto (scattate dal treno tornando “al nord”…).

PPS: si, il libro l’ho ritrovato! 😉

5 commenti » Scrivi un commento

  1. beh si, è il modo piu immediato per immortalare un ricordo, però per certe cose mi avvalgo anche io delle parole (lo devo sfruttare o no il corso di italianoperdeficienti della deagostini?? V_V)
    Thankss guy!

    • Si ma ne usi così poche che dimentichi persino quelle. Un po’ come la parola “riavvolgersi”, da quanto non la usi? Ah? Ah?
      Ciao,
      Emanuele

  2. Che bella foto!

    Ma se in carcere ci porto tua sorella invece che te, ti offendi? 😀
    Io adoro queste foto, non smetterei mai di vederne :timid:

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