Nella prima puntata vi avevo parlato della posizione dei contenuti, importante perché gli occhi vengono attratti principalmente da alcune sezioni durante i primi istanti della visita di un sito.
Tutto, durante la permanenza su un sito continuerà a ruotare intorno a loro. Gli occhi.
La lunghezza e la dimensione del testo infatti, saranno i diretti responsabili dei movimenti delle nostre pupille.
Maggiore è la lunghezza di una riga, maggiore sarà il movimento orizzontale necessario per percorrerla con conseguente affaticamento dei muscoli e maggiori possibilità che venga persa la riga quando si torna accapo.
Questo si traduce in difficoltà di lettura che può portare gli utenti ad abbandonare il sito perché distratti, infastiditi o affaticati.
La domanda che sorge spontanea è dunque: qual è la lunghezza ottimale di una riga di testo?
Per rispondere a questa domanda bisogna iniziare a tenere in considerazione vari aspetti.
In primis, come al solito, lo strumento hardware utilizzato dal visitatore: computer portatile? Monitor di un computer fisso? Palmare?
Il perché è presto detto: la distanza più o meno accentuata dell’occhio del lettore dal monitor allarga o restringe il campo visivo, sia verticalmente che orizzontalmente e questi strumenti hanno una distanza d’uso media abbastanza diversa fra loro. Non ho mai visto utilizzare un palmare a braccia tese, mentre – verosimilmente – un monitor di una scrivania può distare 60-70 cm dal nostro viso.
Grazie ad alcuni test comunque, si è calcolato che la lunghezza ideale del testo su web è di 70-80 caratteri (12-14 parole circa).
Inizialmente, quando ho iniziato a costruire il blog, il corpo centrale (destinato ad ospitare i post) aveva una larghezza di 720px (vi ho già raccontato della mia necessità di “maggiore spazio”). Volendo seguire questa raccomandazione, ho ristretto lo spazio ad un più modesto valore di 640px. Una via di mezzo tra i 520px del layout precedente e i 720px che avevo sognato di raggiungere. Si tratta del 30% di caratteri in più rispetto a quelli raccomandati. Andare oltre potrebbe risultare faticoso da seguire.
Fortunatamente a venirci parzialmente incontro c’è la spaziatura e la larghezza dei caratteri. Ogni font infatti, ha caratteristiche differenti.
Volendo fare un po’ di storia, il courier, ad esempio, è un carattere “monospace” che divenne di uso comune nelle vecchie macchine da scrivere che non potevano gestire la spaziatura variabile (la i e la w in un font a spaziatura variabile hanno una “larghezza” o “occupazione di spazio” diversa). I computer possono agevolmente gestire la spaziatura variabile e per questo si può giocare con font e dimensioni.
Ovviamente la spaziatura più o meno accentuata può risultare più o meno gradevole all’occhio, tanto quanto l’essere “sans serif” (o “senza grazie”) e cioè privo di una serie di particolari che “arricchiscono” il carattere. Un carattere “sans serif” d’uso comune è il Verdana.
Il Verdana è un font pubblicato nel 1996 da Microsoft progettato per garantire grande leggibilità anche a basse risoluzioni grazie alla sua pulizia (“sans serif”), la sua larghezza e la spaziatura considerevole. L’ultima qualità, inoltre, viene incontro alla mia necessità di allargare lo spazio destinato ai post, salvando in qualche modo capra e cavoli. Per maggiori informazioni a riguardo vi mando alla relativa pagina su Wikipedia.
La dimensione dei caratteri infine, diventa un discriminante fondamentale in caso d’accesso da parte di persone con problemi alla vista. Un buon contrasto, unito ad una dimensione non troppo piccola può risultare la chiave vincente per catturare l’attenzione ed evitare che i lettori scappino ancor prima di completare la prima frase.
Tenere questi aspetti in considerazione quando si costruisce una pagina web è importante quasi quanto la validità dei contenuti. 🙂
Si continua lunedi prossimo…
Emanuele

Io non sono un bravo grafico (non sono neanche un mago nell’accoppiare scarpe, jeans e maglietta) ma c’è chi ha fatto mezzo lavoro per noi. Quelli di
Personalmente non avevo voglia di inserire uno sfondo verde, però volevo tenere conto di questo aspetto e per questo entra in gioco lo spettro dei colori. E’ infatti consigliabile evitare l’accoppiamento di colori agli estremi dello spettro (ad esempio giallo e viola o rosso e blu) in quanto affaticano la vista. Per questo il testo sul mio blog non è nero (codice 

