2760889966649.

Poi aveva cominciato a scrivere al centro esatto del foglio, senza bisogno di contare i quadretti.

2760889966649. Aveva rinchiuso la penna e l’aveva posata a fianco del foglio. Duemilasettecentosessantamiliardiottocentottantanovemilioninovecentossesantaseimila
seicentoquarantanove, aveva letto ad alta voce. Poi di nuovo, sottovoce, come per appropriarsi di quello scioglilingua. Decise che quel numero sarebbe stato il suo. Era sicuro che nessun altro al mondo, nessun altro in tutta la storia del mondo, si fosse mai fermato a considerare quel numero. Probabilmente, fino ad allora, nessuno l’aveva neppure mai scritto su un foglio e men che meno pronunciato ad alta voce.

Dopo un attimo di esitazione era andato due righe sotto e aveva scritto 2760889966651. Questo è suo, aveva pensato. Nella sua testa le cifre avevano assunto il colore livido del piede di Alice, stagliato sui bagliori azzurrati del televisore.

Potrebbero anche essere due primi gemelli, aveva pensato Mattia. Se lo sono…

Tratto da: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

Emanuele

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