Premesso che sono dispiaciuto e addolorato per le vittime di questa tragedia, mi sembra il caso di fare un minimo di informazione e, pertanto, come scritto nel titolo, va ribadito che a Viareggio non è esploso alcun treno.
In questi giorni ascoltando il telegiornale o leggendo notizie su internet ho sentito ovunque la parola “esplodere”.
“Treno esploso: centro accoglienza in piazza comune Viareggio.”
Fonte: AGI
“Viareggio, treno esplode in stazione. E’ strage. In fiamme auto e palazzi: 14 morti, 3 dispersi.”
Fonte Repubblica
“Esplode un treno a Viareggio.”
Fonte: Corriere
“Inferno a Viareggio, treno di Gpl deraglia alla stazione ed esplode: 16 morti, 3 dispersi e 30 feriti.”
Fonte: Adnkronos
E’ triste vedere che, nel marasma delle informazioni, nella solita corsa “a chi lo dice prima”, nessun giornalista si è preoccupato di conoscere e divulgare il reale andamento dei fatti evitando di creare disinformazione e terrorismo.
Partiamo da un concetto fondamentale: il GPL, come già detto, è un gas con densità molecolare maggiore di quella dell’aria. Per questo, se disperso in natura, tende a rimanere in basso. Per farvi comprendere meglio il concetto, provate a versare un po’ d’acqua in una damigiana d’olio. L’acqua (più pesante) andrà in basso mentre l’olio vi si disporrà sopra “galleggiando”. Afferrato questo concetto, andiamo avanti e iniziamo a dare un senso logico (e cronologico!) ai fatti.
A Viareggio, il convoglio che trasportava le cisterne di GPL ha deragliato e una delle cisterne – purtroppo – è finita su un picchetto di segnalazione, posto lungo la massicciata che l’ha perforata.
La perforazione però non ha innescato nessun incendio. Le Ferrovie dello Stato hanno rilasciato un comunicato tecnico in cui dichiarano:
Lo svio avrebbe provocato la fuoriuscita del gas Gpl contenuto nella cisterna che si sarebbe incendiato al di fuori di questa. Non ci sarebbe stata dunque l’esplosione del primo carro cisterna come precedentemente reso noto a causa delle prime indicazioni. Il controllo effettuato sui carri dai tecnici della verifica in partenza da Trecate non aveva evidenziato alcuna anomalia.
Questo però i telegiornali si dimenticano di raccontarcelo e al contrario, iniziano tutti a puntare il dito verso questi combustibili mettendoli alla gogna come insicuri e pericolosi.
Facciamo dunque qualche premessa tecnica.
Come tantissimi gas, il Gpl sottoposto ad una certa pressione si condensa, passando dallo stato gassoso a quello liquido (liquefazione).
Nei treni, per ovvie ragioni di costi viene stoccato e trasportato in forma liquida (ma è così anche nelle bombole del gas di casa!) e per via della perdita si è trasformato nuovamente in forma gassosa, disperdendosi nell’ambiente circostante col comportamento descritto prima. Ovviamente le auto e i piani più bassi delle case limitrofe alla stazione, sono state le più soggette alla sua propagazione.
La gente fin da subito ha dichiarato di vedere i gradini di casa prender fuoco, e un alone celestino sul pavimento. Una casa è descritta dai vigili del fuoco come esplosa dall’interno.
A questo punto il quadro inizia ad esser chiaro.
Il GPL si è disperso nell’area in pochissimi secondi dopo il deragliamento perché spinto fuori dalla cisterna ad una certa pressione e, in qualche appartamento o auto ha incontrato un innesco: una scintilla, una fiamma di un fornello acceso. Un uomo con una sigaretta. A quel punto l’intera sostanza si è incendiata e, a catena, la fiamma ha raggiunto ogni posto in cui era arrivato il gas.
Ecco perché i gradini di casa si incendiavano quasi “magicamente“.
In questi giorni un po’ ovunque sto iniziando a sentire discussioni circa la sicurezza delle bombole GPL delle auto o (addirittura) di quelle a metano (facciamo un discorso a parte dopo).
Il GPL si è incendiato così come si sarebbe incendiata una cisterna piena di benzina: cammina, incontra un innesco e parte la combustione. Quante volte abbiamo visto al telegiornale (o RealTV, giusto per ricordare anche casi spettacolari) un’autocisterna che prendeva fuoco o una pompa di benzina finita al rogo?
L’esplosione di un vagone di GPL, se fosse avvenuto, avrebbe sprigionato un’energia tale che probabilmente un quartiere intero sarebbe scomparso.
Il GPL nelle auto è più sicuro della benzina, sia per le norme di sicurezza a cui è sottoposto (varie valvole di sicurezza, doppia camicia della bombola, componenti “sovradimensionati”) sia perché rinchiuso in un contenitore che – differentemente da quello a benzina non è di plastica e così, non basta un incidente automobilistico per perforarlo.
L’acciaio di cui è composto il contenitore è una lamina in lega speciale con un migliorato grado di deformabilità, che per normativa di legge, è spessa 3,5mm ed è capace di resistere a pressioni interne di 30 bar che equivalgono ad oltre 300.000kg di peso per metro quadrato. La bombola, insomma, è ben superiore alla resistenza delle lamiere della carrozzeria stessa dell’auto. In definitiva, prima di preoccuparci della “morte per esplosione della bombola GPL”, bisognerebbe preoccuparsi per la morte dovuta allo scontro stesso.
L’esplosione di una bombola di GPL può avvenire solo in un caso: la temperatura interna raggiunta è talmente elevata che la resistenza del ferro non è più sufficiente a trattenere la pressione raggiunta (ricordatevi che all’interno non vi è mica del comburente per bruciare tutto quel liquido…). Nelle auto però, sono presenti tre elettrovalvole costruite con funzionamento “chiuso se spento”. In pratica vanno alimentate sempre per essere aperte e in caso di incidente mortale dubito che il motore rimanga acceso. Inoltre, all’ingresso/uscita della bombola, vi è un termo-fusibile che fonde ad una certa temperatura e permette l’evacuazione del GPL, tramite uno sfiatatoio, molto prima che la bombola possa raggiungere i 30 bar di pressione interna.
Da test condotti è fuoriuscito che il volume di fiamma sprigionato da una fuoriuscita di GPL è minore di quello sprigionato dalla perdita della benzina (che si espande forzatamente sul terreno circostante).
Come dicevo sopra, un discorso a parte va fatto per il metano. Questo gas, che si trova in natura (a differenza del GPL), è più leggero dell’aria e per questo tende a salire: se non fosse così, essendo in natura, saremmo già tutti morti o sapremmo sintetizzarlo o filtrarlo nei polmoni.
Per questo, in caso di perdita di metano da una bombola, il gas si disperde nell’aria e molto probabilmente non incontrerà un innesco che lo faccia incendiare.
Questa peculiarità lo rende ancora più sicuro sia della benzina che del GPL (con cui condivide il sistema di stoccaggio in auto) e anche per questo alle auto a metano è permessa la sosta nei sotterranei. Se il gas sale, chi è a terra non potrà respirarlo. La benzina invece inonda i parcheggi e la differenza ve la lascio immaginare.
Mi dispiace che si faccia disinformazione e terrorismo contro questi combustibili che rappresentano, al momento, una validissima alternativa per diminuire senza grossi investimenti il consumo e l’inquinamento prodotto dalle auto.
Il prossimo futuro, per i trasporti sarà probabilmente l’idrogeno o l’elettricità ma finché gli interessi economici punteranno sul petrolio difficilmente li vedremo decollare.
Non lasciamoci convincere dai giornalisti che, ahimè, sono così bravi che sanno persino scrivere senza accendere il cervello.
Emanuele