
Non avere paura delle ombre, significano solamente che c’è della luce che splende lì vicino.
Ruth Renkel
Emanuele

Non avere paura delle ombre, significano solamente che c’è della luce che splende lì vicino.
Ruth Renkel
Emanuele
La frase scritta sotto è vera.
La frase scritta sopra è falsa.
E io mi perdo. All’infinito. 😡
Emanuele
Non ho avuto il tempo di parlarne prima ma io tutta questa storia di Berlusconi, la minorenne, le escort, Villa Certosa non l’ho mica capita.
La gente è sbigottita, all’estero sono sorpresi e impressionati e parlano di Berlusconi come “pericolo per l’Italia”.
Ecco… ma io dico, è mai possibile che si metta alla gogna un Presidente del Consiglio, ma soprattutto un uomo, nel momento in cui fa la scelta più giusta della sua vita politica e personale?
Non ho avuto il tempo di dirlo ma io direi che dovrebbero spettargli di diritto almeno tre stangone. Russe, moldave, polacche, spagnole… scelga lui se ha gusti particolari.
E non devono essere calme e pudiche. Proprio cavalle. Di quelle che – a letto – se non le soddisfi per sei ore consecutive non si smuovono e ti rimettono sotto.
Oh signori, è il Presidente del Consiglio!
Dategliele ‘ste veline! Non destinatele tutti ai calciatori, che quelli poi fanno persino un corso per imparare a memoria le parole di rito per convolare a nozze. Silvio i discorsi pronti li impara da solo da anni!
Berlusconi ha fatto una scelta saggia e noi gli diciamo di vergognarsi. Gli diciamo che dovrebbe smetterla. Ma siamo impazziti tutti?!?
Io, al contrario, direi che, considerate le leggi personalissime che sono già state emanate, venga passata con un provvedimento in rapidissima anche questa: al premier spetta una cavallona ogni sera. Ogni giorno dell’anno.
Cavoli. Quanti ultrasettantenni conoscete a cui il cuore regge senza problemi uno stress simile? 🙂
Emanuele
Premesso che sono dispiaciuto e addolorato per le vittime di questa tragedia, mi sembra il caso di fare un minimo di informazione e, pertanto, come scritto nel titolo, va ribadito che a Viareggio non è esploso alcun treno.
In questi giorni ascoltando il telegiornale o leggendo notizie su internet ho sentito ovunque la parola “esplodere”.
“Treno esploso: centro accoglienza in piazza comune Viareggio.”
Fonte: AGI
“Viareggio, treno esplode in stazione. E’ strage. In fiamme auto e palazzi: 14 morti, 3 dispersi.”
Fonte Repubblica
“Esplode un treno a Viareggio.”
Fonte: Corriere
“Inferno a Viareggio, treno di Gpl deraglia alla stazione ed esplode: 16 morti, 3 dispersi e 30 feriti.”
Fonte: Adnkronos
E’ triste vedere che, nel marasma delle informazioni, nella solita corsa “a chi lo dice prima”, nessun giornalista si è preoccupato di conoscere e divulgare il reale andamento dei fatti evitando di creare disinformazione e terrorismo.
Partiamo da un concetto fondamentale: il GPL, come già detto, è un gas con densità molecolare maggiore di quella dell’aria. Per questo, se disperso in natura, tende a rimanere in basso. Per farvi comprendere meglio il concetto, provate a versare un po’ d’acqua in una damigiana d’olio. L’acqua (più pesante) andrà in basso mentre l’olio vi si disporrà sopra “galleggiando”. Afferrato questo concetto, andiamo avanti e iniziamo a dare un senso logico (e cronologico!) ai fatti.
A Viareggio, il convoglio che trasportava le cisterne di GPL ha deragliato e una delle cisterne – purtroppo – è finita su un picchetto di segnalazione, posto lungo la massicciata che l’ha perforata.
La perforazione però non ha innescato nessun incendio. Le Ferrovie dello Stato hanno rilasciato un comunicato tecnico in cui dichiarano:
Lo svio avrebbe provocato la fuoriuscita del gas Gpl contenuto nella cisterna che si sarebbe incendiato al di fuori di questa. Non ci sarebbe stata dunque l’esplosione del primo carro cisterna come precedentemente reso noto a causa delle prime indicazioni. Il controllo effettuato sui carri dai tecnici della verifica in partenza da Trecate non aveva evidenziato alcuna anomalia.
Questo però i telegiornali si dimenticano di raccontarcelo e al contrario, iniziano tutti a puntare il dito verso questi combustibili mettendoli alla gogna come insicuri e pericolosi.
Facciamo dunque qualche premessa tecnica.
Come tantissimi gas, il Gpl sottoposto ad una certa pressione si condensa, passando dallo stato gassoso a quello liquido (liquefazione).
Nei treni, per ovvie ragioni di costi viene stoccato e trasportato in forma liquida (ma è così anche nelle bombole del gas di casa!) e per via della perdita si è trasformato nuovamente in forma gassosa, disperdendosi nell’ambiente circostante col comportamento descritto prima. Ovviamente le auto e i piani più bassi delle case limitrofe alla stazione, sono state le più soggette alla sua propagazione.
La gente fin da subito ha dichiarato di vedere i gradini di casa prender fuoco, e un alone celestino sul pavimento. Una casa è descritta dai vigili del fuoco come esplosa dall’interno.
A questo punto il quadro inizia ad esser chiaro.
Il GPL si è disperso nell’area in pochissimi secondi dopo il deragliamento perché spinto fuori dalla cisterna ad una certa pressione e, in qualche appartamento o auto ha incontrato un innesco: una scintilla, una fiamma di un fornello acceso. Un uomo con una sigaretta. A quel punto l’intera sostanza si è incendiata e, a catena, la fiamma ha raggiunto ogni posto in cui era arrivato il gas.
Ecco perché i gradini di casa si incendiavano quasi “magicamente“.
In questi giorni un po’ ovunque sto iniziando a sentire discussioni circa la sicurezza delle bombole GPL delle auto o (addirittura) di quelle a metano (facciamo un discorso a parte dopo).
Il GPL si è incendiato così come si sarebbe incendiata una cisterna piena di benzina: cammina, incontra un innesco e parte la combustione. Quante volte abbiamo visto al telegiornale (o RealTV, giusto per ricordare anche casi spettacolari) un’autocisterna che prendeva fuoco o una pompa di benzina finita al rogo?
L’esplosione di un vagone di GPL, se fosse avvenuto, avrebbe sprigionato un’energia tale che probabilmente un quartiere intero sarebbe scomparso.
Il GPL nelle auto è più sicuro della benzina, sia per le norme di sicurezza a cui è sottoposto (varie valvole di sicurezza, doppia camicia della bombola, componenti “sovradimensionati”) sia perché rinchiuso in un contenitore che – differentemente da quello a benzina non è di plastica e così, non basta un incidente automobilistico per perforarlo.
L’acciaio di cui è composto il contenitore è una lamina in lega speciale con un migliorato grado di deformabilità, che per normativa di legge, è spessa 3,5mm ed è capace di resistere a pressioni interne di 30 bar che equivalgono ad oltre 300.000kg di peso per metro quadrato. La bombola, insomma, è ben superiore alla resistenza delle lamiere della carrozzeria stessa dell’auto. In definitiva, prima di preoccuparci della “morte per esplosione della bombola GPL”, bisognerebbe preoccuparsi per la morte dovuta allo scontro stesso.
L’esplosione di una bombola di GPL può avvenire solo in un caso: la temperatura interna raggiunta è talmente elevata che la resistenza del ferro non è più sufficiente a trattenere la pressione raggiunta (ricordatevi che all’interno non vi è mica del comburente per bruciare tutto quel liquido…). Nelle auto però, sono presenti tre elettrovalvole costruite con funzionamento “chiuso se spento”. In pratica vanno alimentate sempre per essere aperte e in caso di incidente mortale dubito che il motore rimanga acceso. Inoltre, all’ingresso/uscita della bombola, vi è un termo-fusibile che fonde ad una certa temperatura e permette l’evacuazione del GPL, tramite uno sfiatatoio, molto prima che la bombola possa raggiungere i 30 bar di pressione interna.
Da test condotti è fuoriuscito che il volume di fiamma sprigionato da una fuoriuscita di GPL è minore di quello sprigionato dalla perdita della benzina (che si espande forzatamente sul terreno circostante).
Come dicevo sopra, un discorso a parte va fatto per il metano. Questo gas, che si trova in natura (a differenza del GPL), è più leggero dell’aria e per questo tende a salire: se non fosse così, essendo in natura, saremmo già tutti morti o sapremmo sintetizzarlo o filtrarlo nei polmoni.
Per questo, in caso di perdita di metano da una bombola, il gas si disperde nell’aria e molto probabilmente non incontrerà un innesco che lo faccia incendiare.
Questa peculiarità lo rende ancora più sicuro sia della benzina che del GPL (con cui condivide il sistema di stoccaggio in auto) e anche per questo alle auto a metano è permessa la sosta nei sotterranei. Se il gas sale, chi è a terra non potrà respirarlo. La benzina invece inonda i parcheggi e la differenza ve la lascio immaginare.
Mi dispiace che si faccia disinformazione e terrorismo contro questi combustibili che rappresentano, al momento, una validissima alternativa per diminuire senza grossi investimenti il consumo e l’inquinamento prodotto dalle auto.
Il prossimo futuro, per i trasporti sarà probabilmente l’idrogeno o l’elettricità ma finché gli interessi economici punteranno sul petrolio difficilmente li vedremo decollare.
Non lasciamoci convincere dai giornalisti che, ahimè, sono così bravi che sanno persino scrivere senza accendere il cervello.
Emanuele
Io non so ancora come andrà. So che sto facendo il possibile e so un’altra cosa bella: ho accanto a me due angioletti!
Me ne sto rendendo conto sempre di più in questi giorni e sono felice di condividere con loro almeno 7 ore e mezza delle mie giornate.
Non mi sento solo in questo tour de force e questo è importante e regala coraggio e serenità.
Stasera ho voglia di ringraziare Dio proprio di questo.
E’ bello vedere la mano di Dio nell’affetto naturale e gratuito di un ragazzo e una ragazza. 🙂
Mi sento protetto da loro.
Emanuele
Le fette di carne poste su una padella con l’olio bollente, sono la trasposizione tangibile e fumante di alcune notti dell’uomo.
Loro, con quel sapore ardente. Quella voglia di trovar quiete, quella necessità di scoppiettare cercando in ogni bollicina quell’attimo, fermo, in cui la calma le rapisce dal turbinio inarrestabile dell’olio.
Ci sono notti in cui ti giri e rigiri, proprio come una fetta di carne. E più ti giri, più ti senti scoppiettare e non puoi fare a meno di sbuffare, cercando in quei respiri profondi quella quiete che desideri.
E così, come una bella fetta di carne, la tua quiete non la troverai più nella confezione in cui eri riposto.
Mi sono alzato e sono finito qui. Mi ero detto “Emanuele, fatti due o tre esercizi e vedrai che il sonno ti cala…” però non vorrei studiare di notte. Non è il caso di scombinare gli orari tanto più che già, di giorno, i due caffè ormai sembrano acqua e zucchero.
Scrivo. Scrivo perché scrivere mi regala quella quiete che cerco.
Queste pagine, questi tasti, sono ormai una parte di me. Un braccio, una mano, una testa, un cervello di cui non so fare a meno.
Scrivere. Che bello. Più metti insieme le parole e più ne arrivano, tanto che devi iniziare a scegliere quali usare. Devi dosare i toni, dare una spruzzatina di armonia e sperare che fuori traspiri tutto ciò.
Scrivo e sono davanti allo specchio. Uno di quegli specchi che ti dice “guarda come sei bello oggi, proprio proprio bello!”. Ma non è lo specchio a darti il verdetto in realtà. Sei tu che con la tua posizione, grazie ad un sapiente gioco di luci e riflessi, riesci ad enfatizzare ciò che sei.
E io scrivo… e mi sento davanti ad uno specchio. Perché rivedo me. Vedo “dentro” me, che forse a pensarci bene è ancor più bello di un banalissimo specchio.
Cerco la quiete e posso cercarla dentro!
Ecco perché scrivo e non faccio esercizi. Con loro sarebbe arrivato il sonno dovuto alla stanchezza, non quel sonno profondo che si vive quando si poggia la testa sul cuscino pienamente appagati.
Scrivo, ascolto “Que Reste-t-il De Nos Amours” e trovo la quiete. Quel che resta dei nostri amori, appunto.
Emanuele
Attenzione, concentrazione, ritmo e… vitalità!
Bandabardò – Beppeanna
Per i prossimi giorni! 🙂
Emanuele