Scrivo.

Le fette di carne poste su una padella con l’olio bollente, sono la trasposizione tangibile e fumante di alcune notti dell’uomo.

Loro, con quel sapore ardente. Quella voglia di trovar quiete, quella necessità di scoppiettare cercando in ogni bollicina quell’attimo, fermo, in cui la calma le rapisce dal turbinio inarrestabile dell’olio.

Ci sono notti in cui ti giri e rigiri, proprio come una fetta di carne. E più ti giri, più ti senti scoppiettare e non puoi fare a meno di sbuffare, cercando in quei respiri profondi quella quiete che desideri.

E così, come una bella fetta di carne, la tua quiete non la troverai più nella confezione in cui eri riposto.

Mi sono alzato e sono finito qui. Mi ero detto “Emanuele, fatti due o tre esercizi e vedrai che il sonno ti cala…” però non vorrei studiare di notte. Non è il caso di scombinare gli orari tanto più che già, di giorno, i due caffè ormai sembrano acqua e zucchero.

Scrivo. Scrivo perché scrivere mi regala quella quiete che cerco.

Queste pagine, questi tasti, sono ormai una parte di me. Un braccio, una mano, una testa, un cervello di cui non so fare a meno.

Scrivere. Che bello. Più metti insieme le parole e più ne arrivano, tanto che devi iniziare a scegliere quali usare. Devi dosare i toni, dare una spruzzatina di armonia e sperare che fuori traspiri tutto ciò.

Scrivo e sono davanti allo specchio. Uno di quegli specchi che ti dice “guarda come sei bello oggi, proprio proprio bello!”. Ma non è lo specchio a darti il verdetto in realtà. Sei tu che con la tua posizione, grazie ad un sapiente gioco di luci e riflessi, riesci ad enfatizzare ciò che sei.

E io scrivo… e mi sento davanti ad uno specchio. Perché rivedo me. Vedo “dentro” me, che forse a pensarci bene è ancor più bello di un banalissimo specchio.

Cerco la quiete e posso cercarla dentro!

Ecco perché scrivo e non faccio esercizi. Con loro sarebbe arrivato il sonno dovuto alla stanchezza, non quel sonno profondo che si vive quando si poggia la testa sul cuscino pienamente appagati.

Scrivo, ascolto “Que Reste-t-il De Nos Amours” e trovo la quiete. Quel che resta dei nostri amori, appunto.

Emanuele

4 commenti » Scrivi un commento

  1. Pensare che c’è gente come mia sorella che studiava solo di notte ! Io se accendo il computer di notte mi sveglio irrimediabilmente …

    • Argh, solo di notte è impossibile. E’ vero che ci sono volte in cui la sera si studia meglio… ma fare sempre questa vita penso sia assurdo. Sto cercando di mantenere orari regolari (si dorme poco ma si studia di giorno…).
      Comunque io è vero che al pc mi sveglio, ma arriva anche il momento in cui non reggo più!
      Ciao,
      Emanuele

  2. Bè se di giorno segui le lezioni ( obbligo di frequenza ) fai tirocinio e lavori non è che ti resti tanto tempo per studiare 🙂 Mia sorella si è laureata studiando praticamente solo la notte per esigenze di tempi ma anche per preferenza personale di notte nel silenzio studiava meglio 🙂 Dormire poco ha sempre dormito poco

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