Le certezze si sgretolano al sole.

Dodici anni fa Milano si presentò diversa dalla mia terra per tantissimi aspetti. Era grande, efficiente, veloce. Frenetica al punto che decisi di non vivere esattamente tra i suoi quartieri. Milano, e il nord in generale, però non mi colpirono esclusivamente per questo.

Nel profondo, una delle differenze più d’impatto all’occhio di un sabbioso [1] era il colore del paesaggio. Milano e i suoi dintorni erano tutti colorati di un verde profondo, molto distante dal giallo-oro della mia terra.

Come per chiunque, sono le differenze quelle che saltano all’occhio.

Questo verde portava con sé tanta prosperità, non solo economica ma naturale: l’acqua scorreva abbondante e le temperature estive meno rigide contribuivano in tal senso.

Ricordo di ascoltare affascinato e incredulo un collega che mi spiegava come fosse normale che in alcune zone di Milano l’acqua non si pagasse e non aveva senso centellinarne l’uso.

L’acqua era così abbondante che il Comune periodicamente doveva buttare l’acqua della falda nei navigli per evitare l’allagamento dei suoi sotterranei.

Erano problemi che un siciliano non ha mai dovuto affrontare. Nuovamente, le differenze colpivano in maniera intensa. Il mondo, al nord, sembrava capovolto.

Quest’estate però tutto sembra essersi completamente rimescolato, confuso e tristemente intrecciato. Tra le notizie si parla sempre più di siccità al nord, di intere regioni in stato d’emergenza, del Pò in secca e dell’acqua del mare che rientra alla sua foce.

Vivo in una casa con giardino e per la prima volta mi pongo domande circa la sua sostenibilità.

Ho la sensazione che la rapidità con cui certi fenomeni si stanno verificando ci permetteranno in breve tempo di riconoscere differenze importanti. Purtroppo non esistono soluzioni semplici o economiche e questo farà sì che lottare il cambiamento climatico, come frenare una ruota nel precipizio, sarà complicatissimo se non impossibile.

Mentre scrivo questo post mi domando quale sarà il pianeta che vedrò tra dodici anni. Queste parole sembreranno catastrofiche o inconsapevoli di ciò che ci aspetta?

Emanuele

[1] mia sorella una volta mi disse che non siamo «terroni» ma «sabbiosi» e questa definizione mi è sempre piaciuta moltissimo.

1 commento » Scrivi un commento

  1. Catastrofiche o inconsapevoli? Opto per entrambe le posizioni.
    Nel 2006 vidi il documentario con Al Gore ” Una scomoda verità”, (se non l’hai visto, te lo consiglio) e ne fui profondamente colpita.
    Da quel momento cambiò la mia percezione di quello che stava accadendo sotto i nostri occhi e mi resi conto che ciò che egli diceva non veniva comunque preso seriamente in considerazione.
    Sono passati tanti anni e sembra che solo una pandemia abbia avuto il potere di fermare il mondo.
    Non c’è una volontà univoca in questo senso, pochi governi stanno dando l’esempio, ma sono ancora piccole gocce nell’oceano.
    Il Pianeta continua a farci vedere come sia gravemente sbilanciato il suo sistema ecologico, ma non è ancora sufficiente.
    51 gradi in alcune zone del Pakistan e dell’India, in questo momento da me quasi 40, sono sotto a degli alberi che prego possano continuare a darmi ossigeno seppur nella calura, e sono consapevole che vedremo cose che cambieranno drasticamente l’idea di Terra che abbiamo ora.
    L’uomo sa adattarsi, sopravviveremo, ma molti non ce la faranno.
    Sarà un problema di migrazioni massicce, e molto altro.
    Non mi sento catastrofica, ma realistica.

    Ho scoperto in questi giorni un termine, SOLASTALGIA, che insieme all’ecoansia colpisce chi si sente minacciato da questi cambiamenti.
    Ci sarà un gran bisogno di energia per proteggere i più piccoli anche da ciò.

    Robi

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