Quale sarà la prossima?

In questi mesi riflettevo spesso sulle fasi della vita.

Ognuno di noi penso possa catalogare la propria crescita in “periodi” più o meno lunghi pieni di qualcosa.

Ricordo che circa un anno fa la mia meta più grande era quella del perdono.

Accettare di essere abbastanza adulti e sforzarsi d’essere abbastanza Cristiani era un obbiettivo che non volevo mancare. E così stringevo i denti e mi impegnavo quanto più possibile per non essere come il resto del mondo

Avevo bisogno di dimostrare a me stesso prima ed agli altri dopo che perdonare era possibile, che gli anni passati con una certa educazione stavano finalmente dando i loro frutti.

In questi giorni una persona mi ha detto che merito tutto il bene di questo mondo (anzi, più di una… lei me l’ha detto di presenza, ma in fin dei conti anche voi non fate altro che regalarmi belle parole nei commenti…), io però non sono tanto d’accordo.

In questi giorni ho scoperto tanti nuovi aspetti di molte persone che ho molto vicino ed ho iniziato a capire che tutti abbiamo degli scheletri in un armadio che nascondiamo al resto del mondo.

Anch’io credo di averne vari… e così, “tutto il bene di questo mondo” diventa poco meritato. Meritiamo del bene, siamo figli di Dio e questa è una condizione già sufficiente per meritare del bene… ma non più di tanto.

I santi sublimavano la sofferenza. Solo loro riuscivano a farla diventare un sentimento fondamentale per la loro vita. Spesso, quando sono solo, provo a dire “Signore, grazie anche di queste lacrime” però, sebbene sul momento quella frase diventi forza, poi pian piano va spegnendosi. Come riuscivano a fare di più? Loro erano davvero persone speciali.

Questi ultimi mesi, rispetto all’anno scorso, si sono trasformati in un nuovo cammino. Ero solo, avevo deciso di esserlo.

Voglio esserlo ancora.

Mi rendo conto che si è aperta per me un nuova strada, una nuova necessità, la ricerca della “pace interiore”. Detta così farà ridere, sembrerò uno di quei pazzi che vive di yoga ed esercizi spirituali. No, non sono così. Non ho preso alcun libro in mano questa volta… non sto cercando consigli su come raggiungere il satori o cose simili. E’ più che altro un bisogno.

Voglio imparare ad “amare tutti come fratelli”. Sono sicuramente una mente deviata che a 25 anni invece di pensare a come far più soldi nella vita, nei momenti di solitudine si mette a pensare a queste cose.

Però ci sto provando… non voglio, ancora una volta, che il messaggio cristiano si riduca solamente a belle parole recitate la domenica mattina quando si è ancora mezzi-addormentati.

E’ per questo che non cerco nessuna nuova storia, che accetto le scelte degli altri e che prendo tutto con un pizzico di filosofia. Si… sembrerò strafottente probabilmente, incurante di tutte le cose brutte che mi stanno circondando… ma non è così. Voglio vivere con leggerezza, che non è sinonimo di menefreghismo o spavalderia.

Ho voglia di sorridere e trasmettere solamente tanta gioia. Non so come spiegarlo meglio.

E così anche oggi guarderò questo cielo milanese con ottimismo e non lascerò che quei nuvoloni riescano ad entrarmi dentro.

Ogni tanto però mi chiedo: quale sarà il prossimo passo? In fin dei conti mi sento orgoglioso di stare vivendo questi “gradini”, sebbene siano stati momenti difficili. Mi stanno regalando tanta “sostanza” che credo un giorno saprò anche trasmettere meglio.

Voi vi accorgete mai di vivere periodi della vita particolari?

Emanuele

Guarda avanti mentre cammini.

A Milano le modelle hanno un senso della magrezza che va ben oltre il buongusto.

Le vedi con quelle minigonne e quelle faccine color oro bianco.

Sembrano dei bellissimi pali della luce che camminano.

Non so però se aver paura o meno di finirgli contro.

Emanuele

Ciak, si… parte.

Indosso le cuffie. Bianche, senza colore.

Silenzio.

Arriva la valigia sul rullo.

Alle spalle uno zaino ed il cappuccio della felpa che mi avvolge il collo con la barba poco curata.

Parte la musica.

Silenzio. Le voci che sono fuori non arrivano più. Le rotelline della valigia vibrano ad ogni passo ma non le sento.

Solo una voce femminile.. acuta. Insistente. Urla, non la capisco.

Sono solo, davanti a me solo due portine scorrevoli.

Si allargano mentre la musica si ferma. Esplode la batteria.

Si spalanca Milano, i vetri pallidi non la nascondono più e la musica contestualmente cambia tono.

Un brivido.

Esco, un passo davanti l’altro. È mattina presto mentre scrivo, l’aria è fredda e secca.

Bring me to life.

Emanuele

Grazie.

Famiglia k.o., università k.o., amore k.o., cineforum… K.O.!

I ragazzi non si sono presentati, è stata una bella delusione (peggio per loro, figurarsi…) che si è trasformata però in una piccola occasione di confronto con due ragazze.

Un buon gelato e un’oretta a parlare mi hanno fatto tornare il sorriso e mi han fatto tornare a credere in un futuro meno grigio.

La cosa bella però… è che più parlavano, più io mi facevo coraggio rispondendo a loro.

E’ una bella giornata. Ho focalizzato alcune ore fa su cosa devo concentrarmi… e devo continuare così.

In questi giorni stavo un po’ perdendo la strada. Se vuole andare, vada, io stavo camminando con serenità senza cercare nessun nuovo *interesse*.

Adesso preparo la valigia, ma quantomeno non partirò con gli occhi lucidi.

La vita è gioia…

Grazie per il gelato e per la compagnia.

Emanuele

Corri e non voltarti mai più.

Questo post lo scrivo a quattro mani, perché sono sicuro che non lo scriverei solo io. In lacrime, ma con amore e con speranza.

Domani o dopodomani parto. Ho bisogno, forse solo adesso, di staccare anch’io.

Perché se fuori sembrava che stessi bene, dentro era un continuo tormento.

Si volta pagina ed è un bene per entrambi. Me ne rendo conto… ed è per questo che non la cercherò più.

E’ un addio, ma è un bene.

Stacco, cerco un paio di biglietti d’aereo e vado a distrarmi fino a domenica.

Finalmente sta finendo questa tortura, per entrambi.

Io correrò verso una meta, lei verso un’altra. Non saranno più vicine… ma è giusto non voltarsi più indietro.

Lei ha deciso che il tempo è finito. Io… lo accetto.

Tolgo le foto dalla scrivania, tolgo tutto. Le conservo e giro pagina. “Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te, prima di andare avanti”.

Fiat voluntas Tua.

Emanuele

Riscoprire la propria essenza.

“La vita nasconde la propria magia e la propria arte. Dobbiamo ascoltare il bambino che eravamo un tempo e che ancora esiste in noi. Questo bimbo è in grado di capire gli istanti magici. Noi sappiamo come soffocarne il pianto, ma non possiamo farne tacere la voce. Il bambino che eravamo un tempo è sempre presente. Beati i fanciulli, perché loro è il regno dei cieli.”.

Tratto da: “Sulle sponde del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto” di Paulo Coelho