Pappagalli artificiali.

Leggo un po’ ovunque articoli entusiastici circa l’arrivo della preview di ChatGPT. Personalmente sono molto scettico relativamente alle qualità delle intelligenze artificiali moderne dato che al momento più che scimmie, son pappagalli.

In tal senso, per i curiosi e per comprendere meglio le mie perplessità, suggerisco di dedicare quindici minuti all’ascolto di questa puntata di DataKnightmare, un podcast di Walter Vannini.

Mi permetto infine una breve digressione: considerata la fine che fanno quotidianamente i database dei servizi web penso sia preoccupante l’attuale modalità d’accesso richiesta (poter provare il servizio richiede sia la mail che il numero di telefono).

I faciloni del web diranno la solita stupidata che recita (sempre) così: «ma tanto siamo già controllati in milioni di altri modi», come se abbia senso continuare a farsi schiaffeggiare quando si finisce in mezzo ad una rissa.

In ogni caso, buon ascolto.

Emanuele

1 commento » Scrivi un commento

  1. Interessante, abbiamo pensato allo stesso argomento a poche ore di distanza 🙂 Per me il potenziale di queste tecnologie non è nel riuscire a creare un bot che ti risponde come un bambino di quarta elementare (stupefacente, ma pur sempre un pappagallo come giustamente dici tu), ma nella velocità con cui riescono a macinare fantastilioni di dati in tempi irrisori. Nelle mani giuste, vuol dire poter mettere il turbo alla ricerca medica (vedi sviluppo del vaccino per il Covid), poter simulare andamenti economici globali e prevenire recessioni. Nelle mani sbagliate, vuol dire allargare il divario tra ricchi e poveri, e dare un vantaggio a chi combatte guerre reali e virtuali (il cybercrimine oramai è all’ordine del giorno). Nelle mani di un sognatore come me, vuol dire essere un passo più vicini alla possibilità di creare un mondo virtuale al quale collegare il nostro cervello per vivere praticamente in eterno 😉 Da eterno ottimista, per me è una notizia tutto sommato positiva.

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