Trump, hai le mie impronte, fanne buon uso.

Stasera ho cenato con un americano che mi raccontava di tutte le ragioni per cui il Kansas City quest’anno sta facendo meglio del Cincinnati: merito del nuovo quarterback, volendo riassumere.

Sento ancora la birra e il jet lag che mescolati insieme mi regalano una strana sensazione di sospensione dalla mia vita. Mi trovo in un paesone al nord di Chicago e l’idea che nessun turista passerebbe da queste parti mi rallegra e convince che queste occasioni, seppur lavorative, siano un modo per scoprire e conoscere il mondo nella sua versione più genuina, naturale e originale. Come quando – in Cina – potei imbucarmi ad un matrimonio locale.

Sarà una lunga settimana, domani mattina ho il training di accesso all’impianto fissato per le 7 del mattino e probabilmente riuscirò a vedere Chicago solo il prossimo weekend. Fino ad allora, freddo, americani e junk food saranno dalla mia.

Emanuele

PS: il tizio con cui ero a cena vive a New York, così la sua squadra sono i Giants che però non son messi benissimo…

PPS: Donald l’autista del taxi che oggi mi ha accompagnato dall’aeroporto in albergo mi diceva che ti considera – testuali parole – un asshole e che non verrai confermato tra due anni perché nessuno ti vuol più. La storia ci svelerà chi dei due avrà ragione…

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