Come la sigaretta.

Non ho ancora capito bene perché Dio, da tanto tempo ormai, si sia deciso a regalarmi almeno un brivido di felicità al giorno.

Costantemente. Posso svegliarmi in qualsiasi condizione, ma prima o poi arriva. Oggi ad esempio è arrivato al parco dell’università, mentre cercavo una panchina per leggere un po’ durante il buco tra due lezioni.

E’ sicuramente il dono più bello che potesse farmi e visto che ho deciso di non chiedermi più il perché di tante cose, continuo a vivere tutto con la gioia di un bambino che scarta un regalo. Uno al giorno.

Comunque… il libro è quasi finito, in 2 giorni e mezzo ho divorato 230 pagine e mentre leggevo, un po’ analizzavo me, provando a riconoscermi in alcuni aspetti dei personaggi, un po’ invece… analizzavo il libro in se.

E’ dura. Guardavo le frasi e mi sembravano belle. Calibrate, pulite ed ordinate. Scritte li, sia al momento giusto che con i giusti riferimenti. Voli descrittivi assurdi, che forse non saprei mai pensare.

Sotto il tavolo, nascoste dalla tovaglia, c’erano le loro gambe e lui se le immaginò là sotto, al buio, costrette a un’intimità forzata.

Tratto da: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

Devi avere qualcosa dentro, l’ispirazione insostituibile, altrimenti ciò che vien fuori sono solo pagine di frasi buttate li. Ci riuscirò mai? 🙂

Emanuele

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