Immersione nei ricordi.

E’ sempre bello tornare nei posti dove si hanno ricordi della propria infanzia e io ho passato questo weekend con la mia comunità capi in un posto vicino Piana degli Albanesi in cui non tornavamo da una dozzina d’anni così, oltre al piacere di fermarci per formarci, quei luoghi hanno saputo trasmettermi qualcosa che difficilmente avrei trovato altrove.

Ricordo che lì feci il mio ultimo campo invernale, da capo squadriglia. Ricordo le difficoltà di un ruolo che a quell’età comporta miliardi di responsabilità che sembrano quasi insormontabili e la preoccupazione nell’assolvere i “compiti” assegnati nel migliore dei modi. Ricordo un consiglio capi in cui il mio capo reparto mi rimproverò duramente per certi atteggiamenti della squadriglia…

Quelle scale in legno, quel camino, quei letti a castello e il freddo che non da mai tregua. Era tutto un passato che ho provato a far rivivere mentre mi muovevo in quegli ambienti!

Quanto tempo è passato e quante cose sono cambiate! 🙂

Emanuele

8 commenti » Scrivi un commento

  1. Non sai quanto ti capisco…. nonostante abbia smesso i vecchi abiti da ormai parecchi anni mi riesce sempre “difficile” passare per quei boschi o luoghi in cui ho lasciato un pezzettino di me 😥

    PS: chissà che non ci si sia incontrati in qualche grande evento ora che ci penso… e chissà come sarà messo adesso il mio vecchio reparto (Barcellona I) …. sigh quanti ricordi

  2. Condivido quanto detto da entrambi, sia per quanto riguarda l’affetto che si riesce a provare per i posti in cui si lascia una parte di sé, sia per la nostalgia che mi attanaglia sempre quando guardo la divisa scout -perfetta ed ordinata- appesa nell’armadio.
    Forse è questo quello che intendevano alcuni miei “colleghi” scout dicendo che, se si è scout una volta, lo si è per sempre 🙂

    Emanuele, per quanto riguarda la tua risposta ai miei commenti nel post precedente, preferisco non dilungarmi sul discorso della religione. Anzi, preciso, sul discorso della Fede. E’ decisamente troppo vasto (ed anche molto intimo) per affrontarlo qui su una pagina web.

  3. Wow, scopro due fratelli scout in un’unico post! E adesso vi vorrei anche chiedere “come mai avete smesso?!”. E’ un’occasione di crescita incredibile che secondo me la gente che non conosce sottovaluta palesemente. Engelium, quando hai smesso tu? Magari ci siamo incontrati…
    Alagos, si essere scout “per sempre” va visto anche in questo senso ma spero non sia solo questo il senso profondo di quella frase perché sarebbe molto riduttivo e superficiale. Lo scout ha dei valori e si spera che siano quelli a rimanergli dentro per sempre! Riguardo la discussione sulla religione no problem… è ovvio che parlarne su un blog non è il luogo migliore per farlo e condivido e comprendo che si tratta di qualcosa di personale. Se avrai voglia, tramite il modulo dei contatti possiamo parlarne in privato, altrimenti ti auguro di voler approfondire personalmente ciò che è un aspetto di quel che sei e che, forse per la fretta giornaliera, viene messo in secondo piano! 🙂
    Ciao,
    Emanuele

  4. Vediamo…. dopo il passaggio ho fatto un anno e mezzo da rover, quindi direi intorno ai 16-17…

    Il motivo direi che coinvolge più fattori: cominciava a mancarmi il tempo materiale, crescendo maturavano anche altri interessi, e (forse soprattutto) la vita da rover non riusciva a darmi le stesse cose che avevo da esploratore… anzi in effetti credo che sia stato proprio quest’ultimo motivo ad allontanarmi definitivamente

    Del resto c’è anche da dire che tutti quelli a cui tenevo di più (soprattutto chi mi aveva fatto innamorare di quella vita quando ero solo un novizio) per un motivo o per un altro avevano dovuto abbandonare anch’essi il gruppo, quindi non è che mi sentissi particolarmente “legato”

    Restano comunque 10 annetti magnifici scolpiti nella mia memoria :joy:

  5. Argh hai smesso giovane! E’ verissimo che la vita di reparto è indimenticabile (lo scoutismo nasce proprio con quell’impostazione…), però gli anni di clan sanno regalare emozioni fortissime da tanti punti di vista. Si inizia a diventare adulti e si ha modo di confrontarsi con aspetti che prima venivano “proposti” molto più alla leggera…
    In ogni caso capisco le tue motivazioni, negli anni ho visto varie persone andar via per ragioni simili… personalmente devo esser stato fortunato: non solo non mi sono perso (e l’intero gruppo ha vagato oltre 1 anno quando ci tolsero la sede…) ma sono finito, nel mio stesso gruppo, dall’altro lato della barricata: educatore. E li le scommesse sono infinite… è un gran bel gioco che ti fa realmente capire quanto ogni cosa dello scoutismo sia una scelta ponderata e radicata in quello che è il progetto di crescita di ogni ragazzo.
    Ciao,
    Emanuele

  6. Quella dell’educatore è una cosa con cui mi son comunque scontrato nonostante l’abbandono prematuro…

    Già da esploratore ho dovuto “sorbirmi” ben 3 anni da capo squadriglia che, soprattutto all’inizio, sono stati una gran bella prova.. non che mi siano dispiciaciuti (anzi!) ma sicuramente non c’era più la magia dei primi anni in cui eri tu ad essere “coccolato” (ed io in questo son stato molto fortunato finendo sotto la guida di una vera leggenda… che poi è anche colui che ci fece innamorare di quella vita, ma anche di astronomia, disegno, pittura, racconti, e tanto tanto altro… 😥 )

    Aggiungendo poi che in quell’annetto da rover si finiva spesso e volentieri a far da balia a lupetti e coccinelle direi che la mia dose l’ho comunque avuta 😛

    • Engelium, è vero che l’esperienza di capo squadriglia è un primo momento di “forti responsabilità” nella crescita personale, però credimi che quel momento non è paragonabile all’essere capi-educatori, sia perché in quel momento ciò che si fa è vissuto come un gioco, sia perché non c’è una vera e propria intenzionalità educativa quanto più un momento di emancipazione personale. Idem il servizio fatto nelle unità quando si è rover. La comunità capi segue un progetto educativo ben definito, ogni parola che esce cerca di rispecchiarne i contenuti e qualsiasi attività è finalizzata al raggiungimento di certi obbiettivi. Si lavora e ci si organizza prima e, alla fine il gioco, la vita all’aria aperta, le esperienze di responsabilità proposte ai ragazzi sono alcuni strumenti utili per quelle finalità. E’ un mondo a parte da tantissimi punti di vista.
      Riguardo l’essere coccolati, anch’io porto nel cuore un paio di persone “leggenda” e credo che molti di noi ne abbiano almeno una: è il frutto di quel *gioco* del “fratello maggiore” che vive a contatto con ragazzi qualche anno più piccoli. E’ un metodo che funziona e vedo che anche in te ha lasciato tanti frutti ed ha plasmato ciò che sei oggi…
      Comunque se ti vien voglia di riprendere, i gruppi scout hanno sempre bisogno di gente volenterosa (e a questo punto sarà una tua scelta di vita più che un semplice “seguire” qualcuno che ti regalava entusiasmo…)! 😉
      Ciao,
      Emanuele

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