La vita si restringe o si espande in proporzione al nostro coraggio.

Ho sognato ad occhi chiusi questo momento per alcuni anni. Sono passate ventiquattro ore ma sento ancora l’adrenalina scorrere nelle vene. Ieri, la Capitaneria di Porto di Genova mi ha promosso comandante!

Sebbene nella vita gli esami non finiscano mai, ero teso come fosse la prima interrogazione della vita. C’è un tempo per ogni cosa ed evidentemente avevo perso l’abitudine. Ho superato il carteggio orgogliosamente con zero errori (ne è concesso solo uno, poi sei fuori) e successivamente i quiz (ma i 1250 quiz previsti li avevo risolti tra le due e le tre volte, ero abbastanza fiducioso di passarli ad occhi chiusi). Arrivato alla prova pratica però tremavo dentro, di nuovo, come un bambino: avevo paura di sbagliare mentre una delle cose che viene valutata è proprio la capacità di impartire ordini chiari, precisi e puntuali. Preso il timone in mano, alla prima virata, stavo quasi per bocciarmi da solo.

Qualche miracolo divino ha deciso fortunatamente di dire alle vele di aiutarmi e ad Eolo di non esagerare troppo. Ieri a Genova il vento era perfetto per divertirsi ma un filino di troppo per un esame dal mio punto di vista: l’acqua non arrivava in falchetta ma quasi, probabilmente qualcuno avrebbe valutato di prendere una mano di terzaroli e per evitare di star troppo sbandati, di bolina, tenevamo la randa leggermente lascata.

Alla fine, dopo un po’ di manovre e un po’ di nodi, in quella meravigliosa bustina blu mi è stata consegnata la mia patente. Sono autorizzato a condurre barche fino a 24 metri, a vela o motore, anche oltre le 12 miglia: posso andare ad inseguire il vento anche in oceano.

Chissà che un giorno non avvenga anche questo, intanto però mi godo questo mega risultato che rimarrà sempre solo un punto di partenza: marinai veri si diventa solo andando per mare.

Emanuele

PS: le carte nautiche su cui ho studiato sono piene zeppe di prore vere, rotte vere, vettori corrente che più e più volte nelle notti di quest’ultimo mese ho tracciato e cancellato ripetendo fino alla nausea tutti gli esercizi previsti dal Ministero (al punto che le figlie mi chiedevano Se avrei mai smesso di studiare). La scelta dell’isola d’Elba nella foto però non è casuale: è uno dei miei ricordi velici più piacevoli e tra pochi giorni anche Giorgia – dormendo distante dai genitori per la prima volta nella sua vita – partirà per una settimana a cercare il vento con altre bimbe e bimbi proprio intorno quell’isola. Piccole veliste nascono?

PPS: il titolo è una frase di Anaïs Nin, trovata questa sera nell’introduzione a «Non aver paura, piccolo granchio», il libro che Elena mi ha chiesto di leggerle prima di addormentarsi.

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