Questa settimana, a Brescia, partiva la Mille Miglia. La città si è riempita di auto scomode come non possiamo neanche immaginare ma dal fascino incredibile.
Sono un appassionato di auto cresciuto a pane e Schumacher che tutt’ora mette la sveglia all’alba per non perdersi la diretta di qualifiche o gare. Ogni tanto tristemente penso che esiste una intera generazione che non ha mai visto in vita sua una Ferrari vincere un campionato di F1 – l’ultima volta nel 2007 ben 18 anni fa – ma questa è un’altra storia.






Abbiamo passato tre giorni ad ammirare delle auto meravigliose che le dinamiche di mercato non permettono più di esistere. Normative di sicurezza, anti-inquinamento, logiche di scala con unificazione massiva delle piattaforme fanno sì che le differenze tra le auto non siano più grandi come quelle possibili a metà del secolo scorso.
In quel periodo ogni decennio viveva una rivoluzione importante nelle forme e nelle tecnologie, oggi siamo sempre più diretti verso un mondo in cui l’auto è un mezzo di trasporto e non più un mezzo di emozioni.
Non sono contro la tecnologia, da ingegnere amo il progresso tecnologico ma non posso che constatare un appiattimento dello stile quando diversità e creatività sono elementi che – in qualsiasi campo vengano applicati – creano ricchezza e… fanno bene all’anima.
La Mille Miglia oggi è una gara-show ma anche un monito alla nostra società: per resistere al tempo bisogna osare e per osare è necessario un contesto che permetta di sognare e guardare oltre.
Emanuele
