Il sacrificio di tanti uomini.

Ieri ho rivisto “La vita è bella”.

Giorno 27 Gennaio ricorreva il giorno della Memoria. Il 27 Gennaio di 64 anni fa, i militari aprivano i cancelli di Auschwitz liberando gli ultimi superstiti alle atrocità commesse dall’uomo.

“La vita è bella” è incredibile.

Benigni quando l’ha ideato, sapeva di star toccando un argomento molto delicato. Sapeva che non doveva sminuire o ridere su una cosa tanto seria come quella.

E, da genio qual è, ha fatto uscir fuori un capolavoro. Ha saputo emozionarmi fino a strapparmi qualche lacrima.

Ha saputo dar voce però, non solo al lato brutto di quel periodo… ma anche alla fantasia che tante persone sicuramente non persero mai nonostante furono imprigionate e rese schiave nei lager.

L’atteggiamento positivo, la gran forza d’animo, la speranza.

Valori enormi che, son sicuro, quelle persone sapevano comunque trovare. Mi torna sempre, come esempio, quel testo di Etty Hillesum.

Anche se non è esistito un padre capace di trasformare quella cruda realtà in un grande gioco di ruolo, sono sicuro che migliaia di genitori fecero il massimo per i loro figli. Cercarono di proteggerli in tutti i modi. Si tolsero il pane dalla bocca.

Buongiorno, principessa! Stanotte t’ho sognata tutta la notte, andavamo al cinema, e avevi quel tailleur rosa che ti piace tanto, non penso che a te principessa, penso sempre a te!

Guido, dagli altoparlanti del campo di concentramento alla sua amata, nel film “La vita è bella”

Era l’amore a spingerli. Quell’amore che, fragile ma importante, sapeva superare le prove più dure.

Nel film, in una scena bellissima, Guido riesce a far sentire nel campo di concentramento una canzone. Dora riconoscendola si affaccia alla finestra. Guido fa lo stesso.

Erano distanti, incatenati in due realtà diverse… ma non per questo realmente divisi.

Sono tante le lettere d’amore di uomini e donne che cercarono, in quel periodo, di tenersi in contatto.

E così adesso mi chiedo: quanto l’uomo ha imparato da quell’abominio? Siamo realmente cambiati?

La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore.

Lev Trotsky

Ieri in un programma su Rai Tre, si parlava del problema dell’immigrazione. Un caso decisamente desolante era quello di una ragazza africana,  da 10 anni in Italia e laureata in Scienze Politiche all’università Cattolica, che tutt’ora deve presentarsi ogni 12 mesi per chiedere un “permesso di soggiorno”. Altrimenti, come se *non fosse degna*, dovrebbe tornare al suo paese.

E’ vero, non spediamo più le persone nei campi di concentramento classificando le razze secondo una scala d’importanza, ma ancora non capiamo quanto certe leggi invece di unire i popoli, sappiano dividerli. Quanto sappiano ferire le persone. Quanto sappiano farle sentire “meno accettate” dalla società in quanto provenienti da realtà più svantaggiate.

Eppure, nessuno sceglie dove nascere.

Né durante il secolo scorso. Né adesso.

Emanuele

6 commenti » Scrivi un commento

  1. Bellissimo Emanuele! Ora non posso non mandarti questo brano, così calzante oggi (purtroppo)e così tanto importante per riflettere:
    “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è nemico’. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, […],allora, al termine della catena sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.
    PRIMO LEVI, Se questo è un uomo – La tregua

    • Grazie del bel testo Carla. Oggi a pranzo sentivo al telegiornale dell’ennesimo barbone bruciato vivo. I colpevoli hanno dichiarato che si stavano annoiando e trovarono in quell’azione un metodo per divertirsi. Ecco, in quel momento io ho ripensato a questo post. Ho capito che la storia è già stata dimenticata. Ho capito che certe azioni sono passate come fossero favolette e non scelleratezze indimenticabili.
      “Ogni straniero è nemico”, cade proprio a pennello. Viviamo in una società in cui diffidiamo da chi abbiamo accanto, da chi incontriamo per strada, dal negoziante che vuol venderci le arance a metà prezzo.
      Cambierà mai questa mentalità?
      Ciao,
      Emanuele

  2. Però io ti una critica te la voglio lanciare perchè sembra che il 90% delle persone sta facendo finta che il problema non esista e invece per quanto mi riguarda è bello grosso. Cosa ne pensi dell’attuale posizioni di “alcuni” vescovi riguardo l’olocausto degli ebrei?

    • Hai tirato in ballo un tema che volevo affrontare… una cosa di cui ho discusso a casa ma che per mancanza di tempo non ho potuto affrontare anche qui.
      La chiesa è fatta da uomini, è innegabile. E così… anche lei sbaglia. Sbaglia nelle azioni che compie, sbaglia nelle cose che dice. Sbaglia nell’interpretazione di alcune cose.
      Però va distinta la Chiesa dalla religione, dalla Fede. Sono cose nettamente differenti seppur a stretto contatto. Il papa stesso ha dichiarato più volte che le affermazioni di quel vescovo differiscono da ciò che pensa la Chiesa (istituzione) di quel periodo. Ha usato anche parole dure e mi sembra giusto che l’abbia fatto. L’olocausto è esistito, così come sono esistiti i morti per le crociate. Inutile far finta di non vedere. Quello che però NON si deve fare è, appunto, dimenticare.
      La storia è maestra di vita. Se impariamo ad osservare e tenere a mente il passato, riusciremo a progredire. Riusciremo ad affrontare il futuro in maniera diversa. Altrimenti, come le onde, ci ritroveremo a sbattere sempre sulla stessa riva.
      Ciao,
      Emanuele
      PS: infine, anche le comunità di quei vescovi hanno dissentito da quanto dichiarato ed hanno palesato un profondo distacco da quelle vedute così… idiote.

  3. Un post veramente bello, Manu. Molto molto intenso.
    Ciò che è successo viene dimenticato ogni giorno e per questo è necessario non smettere mai di ricordare.

    • Grazie mao. Il problema è che sembra che più passi il tempo, più la gente si abitui a “dimenticare”. E’ tutto veloce, tutto sfuggente. Tutto “o subito o niente”. Un po’ come internet. Un po’ come certe relazioni. Un po’ come l’assenza di pazienza verso chi abbiamo accanto.
      Questa società secondo me è sta degenerando in maniera significativa.
      Ciao,
      Emanuele

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