Ma la pensate tutti come Dat?

Il nuovo anno è iniziato da un po’.

Nella blogopalla italica in tanti hanno deciso di scambiarsi gli auguri e magari di brindare creando polemiche

Ero finito anch’io nel giro. Non vi ho partecipato perché gli auguri fatti tanto per farli sono qualcosa che non capisco, ed ho deciso di non commentare le critiche che sono saltate fuori perché… è parlare sempre delle solite cose: link popularity e black & white seo. Erano giorni di festa e volevo lasciar fuori i tecnicismi.

C’è stato un link che invece, tra i tanti… è finito nelle mie riflessioni giornaliere.

Si tratta di un post di dat, una bella critica al mio primo post del 2008.

Come potrete vedere, la sua critica è rivolta, più precisamente, verso lo scoutismo.

Lungi da me dal pensare che lo scoutismo sia “l’arte perfetta”, però mi è dispiaciuto vedere tutto quell’accanimento verso un movimento mondiale che… tenta solamente di educare.

Si, perché forse, per chi lo scoutismo lo vede da fuori e non l’ha mai vissuto… è difficile da intuire. I giochi, la strada, le notti in una tenda o il cibo cucinato su un fuoco nel bosco… sono solamente dei mezzi. Dei semplici strumenti.

Degli strumenti che il ragazzo sfrutta inconsapevolmente per via della sua innaturale voglia di giocare, scoprire, vivere… l’avventura a contatto con la natura.

E non c’è nonnismo, non c’è “il capo” che comanda.

Per far chiarezza però, riparto dalle basi. Il percorso scout è diviso in 3 grandi momenti: il “branco”, il “reparto” e il “clan”. Si cambia di unità, man mano che si cresce… il branco infatti è destinato ai bambini fino agli 11 anni, il reparto fino ai 16 ed il clan fino ai 20 anni.

Sono tre momenti diversi, perché è ovvio che ad età differenti corrispondono necessità educative differenti.

Il reparto è a sua volta suddiviso in “gruppetti” di ragazzi, denominate “squadriglie” che dovrebbero tentare di vivere in autonomia. C’è un “capo squadriglia”.

Ed è qui che volevo arrivare. Quel “capo squadriglia”, che solitamente è un ragazzo intorno ai 15 anni, non è un capo militare. Piuttosto, è “al servizio” della squadriglia… e il suo compito è quello di “guidare” la squadriglia durante le attività. E’ un ragazzo un po’ più grande, con il quale si possono fare discorsi un pizzico più maturi ed al quale si può chiedere qualche responsabilità in più. Si, perché un capo squadriglia impara a… occuparsi di ragazzi (solitamente 5-6) più piccoli di lui: un aspetto tutt’altro che trascurabile a quell’età.

Come potete vedere, sin dalla struttura, il fine dello scoutismo è quello di educare “sani e onesti cittadini”. Non c’è militarismo, non c’è alcun estremismo.

“Lo scoutismo è per tutti, ma non tutti sono per lo scoutismo”. Questa bella frase, che chi è scout avrà sentito dire ogni tanto… ha un altro significato, che anticipa, l’altro argomento che vorrei trattare.

“Per tutti”: lo scoutismo non ha confini di razza, sesso o religione. Anzi, a volerne parlare… lo scoutismo è così polivalente che sempre più psicologi indirizzano ragazzi iperattivi, timidi o con qualche patologia intellettiva verso di noi. E’ un ambiente sano con cui possono relazionarsi con altri coetanei. Mi dispiace però che Dat abbia dato per scontato che lo scoutismo sia “colluso con i cristiani”, perché nei gruppi scout (anche cattolici), vengono accettati senza problemi ragazzi di qualsiasi religione… e anche non battezzati.

Lo scoutismo non è neanche schierato politicamente a dirla tutta. Chi lo fa, sbaglia… e lo fa a titolo personale. Ai ragazzi (quelli di clan), si fa capire che bisogna essere “cittadini attivi”, impegnati socialmente. Ma l’impegno “politico”, è solamente insegnare al ragazzo a discernere il bene dal male non solo per se stessi, ma anche per la comunità in cui vive.

Lo scoutismo fa una proposta. Una proposta educativa che può o non può esser accettata… tutto qui. E a nessun Musulmano iscritto viene fatto il lavaggio del cervello per cambiar religione.

Come tutti voi saprete però (e chi è genitore lo sa sicuramente meglio), il migliore modo per educare una persona più piccola è quella di dargli l’esempio. E così, come un padre insegna ad un figlio a giocare a pallone, così uno scout più grande “da fratello maggiore”, fa vedere con la propria vita come crescere in modo sano.

Ecco perché anche “gli adulti” portano i pantaloncini corti. Il ragazzo deve vedere nell’adulto una persona a cui ispirarsi. Un modello da seguire nella sua crescita. Deve vederlo uguale a se… in modo da non creare barriere invisibili “io sono piccolo, lui è grande”. In quel caso il grande gioco finirebbe. Si creerebbero due livelli senza più una vera comunicazione.

Vi chiedete mai perché “negli anni della ribellione”, i ragazzi tentano di scappar da casa, dai genitori e dalla famiglia? Stanno prendendo coscienza di quel che sono. E non si sentono più bambini… ma non si vedono ancora neanche adulti.

L’adulto scout, gioca e si veste come il più piccolo perché non vuol creare differenze. L’abito scout si chiama uniforme e non divisa proprio per questo.

Mi dispiace che Dat abbia strumentalizzato una disgrazia successa anni fa per sparare a zero sull’intera associazione. E degli scout che partono per l’Africa per aiutare nella costruzione di scuole e villaggi ne vogliamo parlare? E di quelli che andarono subito dopo la guerra in Jugoslavia a dare una mano nei campi profughi? E di quei 5000 scout che partirono nel 1976 per spalare fango dopo il terremoto del Friuli? E, senza andare distante, di quei 2500 scout arrivati da tutta Italia per dare una mano dopo il terremoto in Umbria del 1996? E di tutti quelli che, per non parlar di disgrazie, giornalmente vanno a giocare negli asili degli immigrati? O negli ospedali? O nei centri per tossicodipendenti? O nei doposcuola?

Quelli sono pure “stupidi adulti in pantaloncini”? Inguardabili?

Per chi non lo sapesse, lo scoutismo ha anche un settore “emergenze e protezione civile”.

Si, perché fin da ragazzi, lo scoutismo insegna a rispettare se stessi e “servire il prossimo”. Nient’altro.

Inutile andare oltre, più scrivo e più mi sembra che quel post sia stato scritto senza un minimo di ragionamento.

Forse, era frutto di qualche bicchiere di champagne di troppo la sera prima.

Era solo che… avevo voglia di parlarne. Dat, non volermene, sei stato un ottimo spunto.

Emanuele

PS: il penultimo commento di quel post poi… è talmente ridicolo che non ne parlo nemmeno. E’ come un tecnico informatico che chiama “zaini” le directory e “bottoni” i pulsanti di una tastiera. Chi lo prenderebbe sul serio? Quantomeno bisognerebbe informarsi prima di aprir bocca.

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

13 commenti » Scrivi un commento

  1. Rimpiango che i miei genitori non mi abbiano iscritto agli Scout… sarà la prima cosa che proporrò ai miei figli, se e quando ce ne saranno. Mi sono dovuto accontentare delle spedizioni esplorative dell’ACR, quando ancora frequentavo l’ambiente. Temo che Dat non abbia la più pallida idea nè di cosa sia il movimento Scout, nè dei suoi valori, della sua storia e della sua impostazione: a vederli dall’esterno possono anche strappare un sorriso, ma non gli darei gran peso. Era una battuta, prendila come tale 😉

  2. Pregiudizio. Pregiudizio che è figlio di ignoranza, perchè se mi permetto di giudicare pubblicamente una qualsiasi cosa, come prima cosa, prendo tutte le informazioni che la riguardano. Associare lo scoutismo a quei capi che hanno fatto montare disgraziatamente le tende sul letto di un fiume in secca è sbagliato. Quei capi hanno sbagliato, e ne stanno pagando ancora le conseguenze, e nessuno può giustificare la loro scelta perchè senza ombra di dubbio è irresponsabile, ma non per questo si deve coinvolgere tutta la “categoria”. Non parliamo poi del penultimo post.

  3. in questo caso la penso esattamente come Dat, certo incidentalmente qualcosa di buono lo avranno fatto anche gli scout d’altronde anche i temibili ultras si danno da fare nel sociale più di quello che si crede (adozioni a distanza, manodopera in caso di frane o terremoti ecc ecc). il grosso problema dello scoutismo è l’omologazione degli adepti, tutti uguali, tutti identici, tutti copie di un archetipo idealizzato, addirittura gli stessi vestiti per disintegrare fino in fondo l’identità personale (tra i cattolici, anche non scout, questa è la prassi) e ne ho avuto la riprova andando a quella cosa del papa a Colonia. ho visto un grande ammasso di giovani (per lo più repressi nella sfera sessuale, con grossi problemi di autostima e dotati di un carattere mediamente debole), tutti diretti e strumentalizzati dai preti o educatori o capi branco, nessuna voce fuori dal coro, nessun pensiero originale e più li guardavo e più mi tornava in mente una frase del celebre film “The Big Kahuna”:

    Beh, ho conosciuto persone, non dico che tu sia di quelle, persone che avevano dei saldi principi e che avevano incontrato qualcun altro che aveva dei saldi principi. E così i due si erano sposati. Solo per scoprire un giorno che in realtà erano stati i principi a sposarsi.

    poi potrei sbagliarmi ma, fidati, questa è l’impressione che si ha guardandovi dall’esterno (chiaramente tu dal di dentro non te ne puoi accorgere). credo che cambierò idea solo quando vedro’ uno scout-cattolico bestemmiare di gusto (perché la rabbia va sfogata e poi ci si deve pentire dello sfogo), quando vedro’ un scout-cattolico ubriaco marcio ad una festa, magari in parrocchia (perché la vita è troppo breve per non viverla appieno, almeno una volta ogni tanto bisogna fare delle sciocchezze) ed in ultimo vorrei vedere gli scout vestiti in maniera autonoma, secondo i propri gusti e non quelli degli altri (non credere che sia di poco conto questa cosa dei vestiti). Ricordati che i vecchi danno buoni consigli solo perché non possono essere pessimi esempi e tutto cio’ che non fai da giovane poi non lo farai mai più. Non vorrei che un giorno avvessi a pentirti di tutti gli errori che non hai fatto …
    Ecco, io vi vedo così.
    ciao,
    dat

  4. Magari ne viene fuori una bella discussione. Quelli che tu chiami “vestiti” in realtà si chiamano “uniforme”. Lo scoutismo non è un movimento di elite o solo per le alti classi sociali (lo è anche), per lo più è rivolto a chi è in difficoltà e neanche si può permettere un pantalone decente, di conseguenza l’uniforme serve a non fare differenze fra chi ha il pantalone all’ultima moda e chi ha il pantalone tutto rattoppato. Lo scoutismo è un movimento di frontiera, saremo anche ridicoli in pantaloncini e calze lunghe ma ne siamo profandamente orgogliosi. Non è omologazione, non è creare una frontiera di giovani rincoglioniti senza fantasia che non sanno dire nulla di originale. Ma questo è inutile scriverlo se prima non guardi con i tuoi occhi. Comunque siamo in grado di ubriacarci come scimmie, a fumare, a bestemmiare e a fare altro, tutto quello che può capitare ad un normale ragazzo/a.

  5. @Peppe
    vorrà dire che gli scout che infestano le mie parti sono diversi da quelli che bazzicano le tue 😉

  6. Dat, secondo me tu continui a vedere gli scout, troppo a distanza.
    Personalmente conosco scout anche del nord italia… e non sono tanto diversi da quelli del sud che… non sono diversi dai ragazzi non-scout.
    Anzi, al nord bevono addirittura di più. Però entrambi, come tutti i ragazzi della loro generazione, adorano il motorino a 14 anni, amano uscire il sabato sera… e provare l’ebbrezza della canna (ci sono ragazzi che – tristemente – arrivano alle riunioni che puzzano di fumo). Ho aggiunto tristemente non perché lo scoutismo faccia repressione, ma perché si sa che fumare fa male… ed è un peccato iniziare a 14 anni.
    Nessuno dice ai ragazzi come vestirsi durante la settimana. Ci sono le ragazze che vestono firmate, e quelle che adorano jeans larghi e magliette strappate. Le loro personalità sono rispettate… tanto che quando si fa educazione, si parla di un “sentiero personale”. Personale significa proprio quello: siamo tutti diversi, con inclinazioni, caratteri e idee diverse: non si può né pretendere, né proporre a tutti la stessa cosa.
    Continuo a credere che hai fin troppi pregiudizi sullo scoutismo.
    Ciao,
    Emanuele
    PS: Casper, il tuo commento era finito in moderazione, non so perché! 😀

  7. @Emanuele
    un piccolo appunto, i miei non sono pregiudizi sono postgiudizi, se non ci fossero orde di scout qui da me ogni estate non saprei nemmeno della vostra esistenza, siccome le orde ci sono ti posso dire che li conosco abbastanza da dissociarmi da quella linea di pensiero. ma di sicuro non sono pregiudizi.

  8. Scusa se te lo chiedo, e se vuoi, rispondimi in privato… ma, dove vivi?
    E che scout hai visto? Che associazione erano?
    Giusto per capire meglio… perché, ripeto, stai facendo di ciò che hai possibilmente visto, un fascio enorme che comprende alcuni milioni di persone nel mondo.
    Ciao,
    Emanuele

  9. io tendo a pensarla come Dat, con la differenza che non ce l’ho con gli scout.
    Il mio è più un pensiero generale sulla popolazione (cristiana/religiosa in particolare) e il suo uniformarsi.
    Sono cresciuto all’oratorio (centro d’aggregazione ottimo), ma fortunatamente avevo abbastanza spirito autocritico da poter pensare con la mia testa.
    E quindi ho sempre snobbato alla grande le preghiere obbligatorie di gruppo, gli elogi al prete di turno dopo il predicozzo quotidiano superbacchettone ma anche la sigaretta quando avevo 14 anni e tutti i miei amici fumavano.

    Trovo che l’esperienza di gruppo sia una cosa fantastica, e lo scoutismo è senza dubbio qualcosa che ti fa crescere.
    E non ci trovo niente di male ad essere felici con poco e prendersi per mano e recitare un padre nostro.
    Purchè lo si faccia consapevolmente.
    Io preferisco mettermi in cerchio per fumarmi una canna, ma questo non mi rende migliore di nessuno nè più anticonformista.
    Il mondo è bello perchè è vario.

    E, Emanuele, nonostante in questo la pensa e la vive diversamente da me è una persona che stimo e ammiro.

  10. Credere o non credere è una libera scelta, è ovvio Claudio.
    Ma da qui a dire che chi crede è uno stupido… ce ne vuole. Perché in fondo chi non crede non ha nulla per dimostrare che sia giusto il contrario.
    Ciao,
    Emanuele
    PS: io ho avuto i rasta per alcuni anni, ci sono capi che hanno anche piercing. Di certo non ci si “uniforma” neanche se si è scout.

  11. PS: io ho avuto i rasta per alcuni anni, ci sono capi che hanno anche piercing. Di certo non ci si “uniforma” neanche se si è scout.

    ecco appunto 😀

  12. #rieccomi un’altra volta su questo blog…
    …hai acquistato altri punti Emanuele…
    sono stata 10 anni negli scout e il mio rimorso più grande è proprio quello di aver lasciato e non aver mai ricominciato…
    ognuno ha la sua visione su questa comunità ma bisogna anche cercare di non essere rigidi sulle proprie posizioni, chi non vive determinate esperienze non può capirle ma può tentare di allargare le sue vedute…
    BP diceva:
    “GUARDA LONTANO E QUANDO TI ACCORGI DI GUARDARE LONTANO GUARDA ANCORA PIU’LONTANO”
    Un saluto a tutti, scout e non… 🙂

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