Danza con la voce e con il cuore…

Sono appena tornato dal pernottamento di apertura. Sono distrutto ed appanzato (non vi racconto cosa ho mangiato perché, se ci ripenso, vomito… :-D).

Due giorni intensissimi… iniziati al Nokia Point. 🙁 Ahi, che brutta la vita nel 2007 senza cellulare!

Lasci il cellulare rotto, ti fanno una scheda per il guasto e ti chiedono un numero di cellulare al quale chiameranno per eventuali comunicazioni. Ma se io ho il cellulare rotto, come posso fare!? Ho guardato stranito la signorina e le ho chiesto se c’era come ovviare al problema… Alla fine le ho dato l’unico numero che ricordavo…

Vai via pensando che siano finiti gli inconvenienti e passi da un amico, – citofono rotto – “chiamate il numero 091… per fari aprire”.

E così inizi a gridare. Tipo anni cinquanta…

Alcuni anni fa mi divertivo a “non usare il cellulare”. Era una fuga dalle frenesie di questo mondo. Adesso mi rendo conto che è una rottura di balle non averlo in tasca. Ci siamo resi schiavi di quella scatolina di plastica…

Comunque, andando avanti, è ufficialmente iniziato l’anno scout con tutti i “cazzi e mazzi” associati… (ma che sono scurrile! :-|).

Ho passato 10 minuti a rileggere questo post dopo aver letto questo commento ad un mio vecchio post.

E così, ho ripensato alla canzone scritta nel titolo, ma ho ripensato anche ad una mini verifica personale. Sono passati ormai quasi 3 mesi da quel giorno, e sebbene non sia ancora tornato il sorriso a 32 denti, mi rendo conto di aver rispettato ciò che dicevo e così sono soddisfatto di me.

Oltre al fatto che tutt’ora quel post mi sembra una miniera d’oro per le riflessioni, sono stato in grado di mettermi a studiare seriamente e costantemente ed iniziare scout e palestra proprio come avevo intenzione di fare. Insomma, esco da “3 mesi” andati positivamente. Non sono 3 giorni, ma 90. Sta diventando un bello stile di vita.

Sento taaaanta stanchezza, ma non c’è motivo di abbattersi.

Sembra che quel brutto bambino, che dentro di me piagnucolava spesso, abbia capito come essere adulto.

Ha capito che c’è un momento per piangere e uno per “costruire cattedrali”. Io sto riparando i miei errori.

Oggi, durante la messa, mi è balzata agli occhi, nuovamente, una bella canzone. Solitamente però mi concentravo sul primo pezzo. Sulla ricerca di purezza. Questa volta invece, sono stato più attento al secondo pezzo.

Sento in me le capacità per rispettare quella parte… e voglio giocare i miei talenti. Perché non mi finisca mai, come quell’uomo a cui fu tolto il suo talento perché, per paura di perderlo, lo nascose sotto terra…

Vado a farmi una bella doccia e poi, magari, una bella dormita…

Emanuele

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

1 commento » Scrivi un commento

  1. caro emanuele,stranamente so come ti senti,anche a distanza.sono piccoli passi,ma per tornare ad essere noi stessi,a noi sembrano passi da gigante.ci stupisce la semplicita del fare le cose e la fiducia in noi stessi è quella forza vitale che senti.Dio è accanto a noi,lo è sempre stato solo che non sapevamo come chiedergli aiuto,forse in alcuni momenti lo abbiamo anche allontanato da noi,rinnegato la sua presenza.ora siamo con LUI e tutto(o quasi)fluisce in sintonia con la vita,con la speranza,con la gioia semplice.ti voglio bene,Kos

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