La sfida al labirinto.

Alle volte cerco di concentrarmi sulla storia che vorrei scrivere e mi accorgo che quello che m’interessa è un’altra cosa, tutto ciò che resta escluso dalla cosa che dovrei scrivere; il rapporto tra quell’argomento determinato e tutte le possibili varianti ed alternative, tutti gli avvenimenti che il tempo e lo spazio possono contenere. È un’ossessione divorante, distruggitrice… per combatterla cerco di limitare il campo di quel che devo dire, poi a dividerlo in campi ancor più limitati, poi a suddividerli ancora, e così via. E allora mi prende un’altra vertigine , quella del dettaglio del dettaglio del dettaglio, vengo risucchiato dell’infinitesimo, dall’infinitamente piccolo, come prima mi disperdevo nell’infinitamente vasto.

Italo Calvino (1923 – 1985)


Il labirinto che dall’antichità ispira l’orrore dello smarrimento offre due possibilità: “la resa al labirinto” o “la sfida al labirinto”. Calvino opta per la sfida, ben conscio che non si possono dividere con un taglio netto i due atteggiamenti, perché “nella spinta di cercare la via d’uscita c’è sempre anche una parte d’amore per i labirinti in sé”.

E’ mi viene in mente la storia dell’equilibrio interiore verso ciò che facciamo. Facile a dirsi…

Emanuele

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

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