L’IA non lavora ancora per me.

Mentre scrivo, stasera, ho lanciato un task su Visual Studio Code. Tutto è nato da un’idea relativa ad un tool che potrebbe semplificare un po’ alcuni flussi di lavoro che mi è venuta mentre guidavo, nel traffico al quale sono tristemente tornato. Ho pigiato un pulsante sul volante, chiesto a Siri di aprire i memo vocali dell’iPhone ed ho iniziato a parlare. Ho parlato per poco meno di quindici minuti, da solo, guidando.

Arrivato a casa ho riaperto l’app, cliccato sul tasto di conversione in testo e ottenuto la trascrizione del mio monologo.

Ho dunque copiato su una IA quel testo nel quale avevo detto di creare l’architettura, la documentazione, le specifiche di progetto con tutto ciò che mi interessava ed i prompt da dare in pasto all’IA che (poverella?) avrebbe dovuto eseguire tutto il lavoro. In questo momento, dopo 2-3 passaggi banalissimi, un agente sta eseguendo i miei compiti. Da oltre un’ora sta elaborando e prendendo decisioni: ha sviluppato più di 7000 file e 150MB di codice.

Non ho umanamente idea di cosa ci sia dentro. Vedrò il risultato appena l’IA suonerà – tin – come il timer del forno.

Eppure questo mese anch’io sto lavorando un mare. [1] A dir la verità, mi sto divertendo tanto per cui non sento la stanchezza ma sono finito in un loop che ogni tanto mi fa ritrovare al PC dopo cena, senza che nessuno me lo chieda e con l’entusiasmo di un bambino. Non gioco sempre con l’IA a dir la verità, ma proprio, son tornato dalle ferie carico a mille, così magari preparo le mail che pianifico per il giorno dopo, rivedo qualche documento e così via. Ho pensato più volte a questo blog, al fatto che non lo aggiornassi più nonostante il pannello di controllo fosse sempre aperto in una scheda del mio browser [2].

Questo mese è andato via a passi velocissimi, avrei voluto scrivere prima. Abbiamo passato una bellissima estate, avevo qualche altro video da montare e che pensavo di condividere qui ma non l’ho più fatto. Complice anche il fatto che le bambine crescono, abbiamo girato molto di più. Siamo mancati da casa sessantaquattro giorni e mentre le bambine gli ultimi giorni facevano il conto alla rovescia per rivedere la loro stanza e i loro giocattoli, io e mia moglie saremmo volentieri rimasti abbracciati a quello spirito vacanziero sospeso nel tempo e nello spazio. Dopo la Grecia, oltre a Catania siamo stati a Selinunte, a Castellammare del Golfo, abbiamo fatto tre giorni tra Pollina e Finale (Cefalù).

E’ stata un’estate lunghissima bella e serena e il rientro è stato traumatico. Settembre è stato un mese frullatore, fatto di ripresa delle scuole e delle attività delle bambine, del riavvio di una casa chiusa e di tante piccole e grandi cose che semplicemente avevamo posticipato a “dopo l’estate”. I segni dell’abbronzatura ogni tanto mi riportano indietro con la mente e forse è proprio per evitare la depressione post-vacanzem che mi sono gettato a capofitto nel lavoro.

Non so dove porterà, probabilmente avevo bisogno di non pensare a quel che è finito, si spera solo per un po’.

Leggo ovunque di IA che causeranno la fine del mondo e che ruberanno un sacco di lavoro. A me invece – questa sera – vien voglia di rimproverarla. Ancora, per oggi, non ci siamo. Io non sono sdraiato su una spiaggia o sulla prua di una barchetta.

Lei stasera lavora per me ma io lavoro con lei: che rivoluzione è mai questa?

Emanuele

[1] in passato mi è stato fatto notare che quest’espressione non è molto nordica ma io sono nato su un’isola.

[2] da praticamente 23 anni, è un’abitudine che boh, ormai quella scheda È parte del browser!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.